Il giordano ha inviato una lettera ai giudici della Cassazione, che il prossimo 9 ottobre dovranno pronunciarsi per la seconda volta sulla sua scarcerazione
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"La solidarietà, la beneficenza e l'assistenza umanitaria costituiscono la ragione stessa della nostra esistenza associativa nella convinzione di contribuire, sia pure in misura limitata, ad alleviare le sofferenze di una popolazione sottoposta a condizioni estremamente difficili". Se queste attività "dovessero essere interpretate come elementi di 'terrorismo', non potrei che ribadire la coerenza delle mie convinzioni e delle mie azioni". Lo scrive l'attivista e architetto palestinese Mohammad Hannoun, detenuto nel carcere di Terni perché accusato di finanziare Hamas in una lettera indirizzata ai giudici della Corte di Cassazione, che il prossimo 9 ottobre dovranno per la seconda volta pronunciarsi sulla sua scarcerazione, chiesta dagli avvocati Dario Rossi e Fabio Sommovigo. Hannoun ribadisce di aver sempre operato "nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle leggi italiane, delle norme internazionali e delle disposizioni che disciplinano le attività di solidarietà, assistenza e cooperazione umanitaria".
Nella lettera ricostruisce i progetti dell'Abspp e spiega che "le convinzioni che hanno ispirato il nostro operato derivano dalla constatazione delle gravi sofferenze subite dalla popolazione palestinese e dalla convinzione che la tutela della vita umana, della dignità delle persone e dei diritti fondamentali debba costituire un principio universale". L'auspicio è che davanti alla Suprema Corte "prevalgano i principi del diritto, l'accertamento obiettivo dei fatti e il rispetto delle garanzie fondamentali proprie dello Stato di diritto". Intanto la procura di Genova si prepara a chiudere le indagini.
Indipendentemente dalla decisione della Cassazione bis infatti il 27 dicembre scadranno i termini per la custodia cautelare dopo gli arresti di un anno fa, che potranno essere rinnovati solo con il rinvio a giudizio. Con Mohammad Hannoun restano in carcere i suoi più stretti collaboratori: Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud.
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