Fondo Automotive: 300 mln per "le basse emissioni"


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Il Fondo Automotive prende forma. Dopo il primo bando sui veicoli commerciali leggeri – ne segue uno all’anno fino al 2030 -; l’annuncio sul leasing sociale per il quale bisogna aspettare fino a primavera 2027 e in attesa di quello per le colonnine, arriva la prima tranche dei contratti di sviluppo. E’ la parte più consistente del Fondo: il 70% di 1,343 miliardi per il periodo 2026-2030, più i residui del 2025.

Oggi il ministro Adolfo Urso ha annunciato il decreto da 300 milioni dedicato alle imprese. Attenzione: anche in questo caso, come abbiamo già visto per i furgoni e per il noleggio sociale, i fondi non vanno esclusivamente all’elettrico. Il comunicato parla di basse emissioni. Si cita come obiettivo la decarbonizzazione, ma  non significa automaticamente elettrificazione. Via liber quindi, per esempio, all’ibrido. Un approccio contestato dalla Corte dei Conti.

In arrivo 300 milioni per le imprese, anche piccole

Lo strumento scelto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per finanziare le imprese con 300 milioni sono i mini contratti di sviluppo. Il via libera è arrivata con la firma del ministro Urso e segue il dpcm dedicato dello scorso 10 giugno che ha rifinanziato le risorse disponibili del Fondo Automotive.

Fondo automotive
Ministero Imprese e Made in Italy

«Per favorire la transizione verde – scrive il  Ministero – si finanzia o sviluppo di tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura, in coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti». Non ci si limita alla propulsione e manca la parola elettrico.

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«Con questo provvedimento diamo a tutte le imprese della filiera uno strumento mirato per continuare a investire nelle tecnologie e nella transizione, accompagnando così il settore in questa fase di trasformazione industriale per rispondere alle esigenze del mercato e tutelare un settore chiave del Made in Italy», ha dichiarato il ministro Urso. Chiaro il riferimento alla sostenibilità economica.

I progetti finanziabili, focus sulle piccole imprese

Nel dettaglio, i programmi finanziabili devono essere diretti allo sviluppo, all’ingegnerizzazione, al testing e alla produzione di nuovi veicoli e soluzioni di mobilità, nonché di sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni; allo sviluppo di parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura; oppure alla diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo.

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Gli investimenti produttivi potranno essere accompagnati da progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, nonché da percorsi di formazione del personale, questi ultimi nel limite del 10% dell’investimento complessivo. Tutto bene, anche se queste risorse sono limitate vista l’ambizione degli obiettivi.

Fondo automotive
Una fabbrica di batterie robotizzata

Per quanto attiene alla ripartizione delle risorse: il 60% è riservato a iniziative proposte da PMI – di cui un quarto per le sole micro e piccole imprese – mentre un 40% è rivolto a programmi da realizzare in stabilimenti del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna). Infine, alle imprese in possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere sono riservate due quote del 10%.

Intervento generoso: fino al 75% delle spese ammissibili

Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato e potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili. Le aziende potranno, inoltre, proporre richieste anche in forma congiunta, fino a un massimo di cinque partecipanti. Le domande saranno valutate sulla base dell’ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi. Ma per tutti i dettagli manca il decreto attuativo.

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