Francesca e Sofia, Leo e Kean: i ragazzi di Crans si raccontano. “Vogliamo sapere la verità”

Due diversi studi televisivi, due ragazzi in uno, due ragazze nell’altro. Racconti drammaticamente simili, speranze di ritorno alla normalità e racconti di progressi realizzati con fatica e determinazione simili.

Leonardo Bove e Kean Talingdan, i due ragazzi milanesi sopravvissuti alla strage di Crans-Montana raccontano a Domenica In, su Rai Uno, quanto accaduto la notte di Capodanno in cui sono morti 47 giovani e 115 sono rimasti feriti. Una strage su cui chiedono di fare luce: "Quello che c'è dietro non si sa ancora del tutto". Più o meno negli stessi momenti Sofia Donadio e Francesca Nota, migliori amiche sui banchi del liceo Virgilio di Milano, si raccontano a Verissimo, su Canale 5. “Siamo tornate a scuola ed è stato bellissimo, una di fianco all'altra, i nostri compagni ci hanno accolto in una maniera semplice, ci hanno applaudito, sembrava che il tempo si fosse fermato”.

I ricordi di Leo e Kean partono da quel Capodanno: "Fino a quel momento era stata la vacanza più bella della nostra vita. Eravamo stati invitati - ricorda Leonardo - e siamo andati da soli partendo da Milano. In realtà abbiamo avuto un inconveniente con il treno e abbiamo rischiato di non partire. È stata comunque una vacanza indimenticabile, bellissima. Anche se è successo quello che è successo, in quei tre giorni ci siamo divertiti tantissimo". Era la prima vacanza insieme a Kean, che a sua volta ricorda quei giorni con emozione: "Ci siamo divertiti. Era la mia prima vacanza da solo con gli amici, mi sentivo completamente libero, non dovevo fare quello che dicevano i genitori. È stata la vacanza più bella che abbia mai fatto, al netto di quello che è successo".

La decisione di andare a festeggiare a Le Constellation è stata conseguente alla scelta del gruppo di amici che frequentavano. "Ci eravamo già stati nei giorni precedenti. Al piano di sotto - prosegue Kean - c'erano musica e biliardo. Il 31 sera siamo arrivati molto presto per evitare il bodyguard, perché eravamo minorenni. All'inizio era un po’ noioso, poi è arrivata altra gente e abbiamo festeggiato". Poi, all'improvviso, tutto è cambiato. "Ero al telefono - racconta Leonardo - quando alcune persone sono arrivate urlando che il locale stava andando a fuoco. Sono svenuto sulle scale, ho perso i sensi per circa cinque secondi, ma mi sono detto: Non puoi morire qua". Quindi Leonardo conclude con un appello: "Non sappiamo che cosa ci sia davvero dietro questo locale e se ci siano altri locali in cui accadono cose simili. Vogliamo saperlo noi ragazzi, lo vogliono sapere i nostri familiari e il nostro Stato".

In studio con Silvia Toffanin Francesca e Sofia hanno ricordato i momenti della fuga, le fiamme: “Tenevo la mano sul corrimano, mi sono bruciata la mano e sono svenuta, non ricordo nulla”, dice Francesca. E Sofia: “Sono svenuta per il fumo, chiedevo acqua e chiedevo dove fosse Francesca, mentre mio fratello urlava il mio nome”. Nel loro racconto anche il lungo percorso di guarigione. Francesca: “Sono l’ultima ad aver chiuso il cerchio, ho iniziato a camminare a luglio, ora faccio fisioterapia quattro volte a settimana, una volta a settimana vengono gli infermieri di Niguarda per le medicazioni. Fanno male, quando le faccio sono sotto sedazione”, racconta la ragazza che ha avuto ustioni sul 70 per cento del corpo, è rimasta per 224 giorni al Niguarda e ora dice: “Tanti degli interventi che ho fatto non posso ricordarli, ero in coma”. Anche Sofia continua con la logopedia e la fisioterapia, dopo tanti interventi: “Inizio a ricordare qualcosa dal 23 di gennaio, quando mi sono svegliata dal coma. Chiedevo di Francesca, tra di noi c'è sempre stata una vetrata, ogni volta che intravedevo i genitori passare cercavo di salutarli, vedevo soltanto il suo nasino”.