Genetica forense, l'appello della Sigu: "Garantire qualità e affidabilità della prova del dna"

ROMA – Il Dna è diventato uno degli strumenti più potenti nelle indagini e nei procedimenti giudiziari. Ma un profilo genetico non è automaticamente una prova: la sua affidabilità dipende da tutto ciò che accade al campione, dal momento in cui viene raccolto fino all’interpretazione e alla conservazione del risultato.

Per questo la Società Italiana di Genetica Umana (Sigu) ha promosso la creazione di un tavolo permanente dei laboratori di genetica forense accreditati secondo la norma Uni Cei En Iso/Iec 17025, che possa rappresentare un riferimento scientifico stabile e qualificato anche per la magistratura e favorisca la condivisione di standard, metodologie e buone pratiche di laboratorio.

“La genetica forense si trova oggi all’incrocio tra scienza, investigazione e giustizia- afferma Paola Grammatico, genetista forense e presidente Sigu- Come società scientifica vogliamo mettere a disposizione competenze e creare un raccordo stabile tra tutti i soggetti coinvolti. Questo tavolo può diventare il luogo in cui la comunità scientifica si confronta stabilmente con le istituzioni e mette le proprie competenze al servizio della giustizia, garantendo che, dalla acquisizione del reperto biologico fino all’interpretazione del dato, ogni passaggio risponda agli standard più elevati di qualità e competenza”.

La proposta nasce dal confronto promosso dal Gruppo di Lavoro di Genetica Forense Sigu in occasione del XXIX Congresso Nazionale, che ha riunito rappresentanti di Polizia Scientifica, Ris dei Carabinieri, Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del Dna, Garante per la Protezione dei Dati Personali, Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (Cnbbsv) e l’Associazione Italiana Genetisti Forensi (GeFI).

L’obiettivo è costruire un raccordo stabile tra le diverse competenze che intervengono nelle indagini di genetica Forense e promuovere standard condivisi lungo tutta la ‘vita’ del campione biologico, per mettere a disposizione della magistratura dati scientificamente solidi. Una contaminazione, una conservazione non adeguata o una gestione non corretta dei dati possono infatti incidere notevolmente sul risultato e sulla possibilità di utilizzare i dati ottenuti. Devono quindi essere definiti percorsi che garantiscano acquisizione, tracciabilità e conservazione del campione, prevenzione delle contaminazioni, corretta interpretazione e conservazione dei dati grezzi e sicurezza del flusso delle informazioni.

“La qualità del dato genetico è imprescindibile, ma non basta: quel dato deve essere anche credibile, trasparente e comprensibile per chi è chiamato a valutarlo. Per questo è fondamentale costruire un dialogo stabile con la magistratura, favorendo formazione reciproca, condivisione delle criticità e un linguaggio comune. È dal confronto sui problemi reali che possono nascere standard sempre migliori e una prova genetica realmente utile alla giustizia” conclude Emiliano Giardina, coordinatore nazionale del Gruppo di Lavoro per la Genetica Forense istituito dalla Sigu, responsabile del Laboratorio di Genetica Forense dell’Università di Roma Tor Vergata.