Circa 287 milioni di persone nel mondo convivono con un'epatite virale cronica, infezioni che provocano circa 1,3 milioni di decessi, pari a oltre 3.500 morti al giorno. Vaccini e terapie efficaci hanno cambiato la storia di queste infezioni, ma una quota rilevante dei casi resta ancora senza diagnosi. L'Italia è sempre più vicina all'obiettivo di eliminare l'epatite C come problema di salute pubblica entro il 2030
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La lotta alle epatiti virali sta cambiando volto. L'Italia è sempre più vicina all'obiettivo di eliminare l'epatite C come problema di salute pubblica entro il 2030, ma le sfide sono tutt'altro che vinte. Accanto ai progressi ottenuti nella diagnosi e nella cura dell'Hcv (virus dell'epatite C), restano infatti fondamentali la prevenzione dell'epatite B attraverso la vaccinazione, la diagnosi precoce della Delta e una costante sorveglianza epidemiologica sulle A ed E, che continuano a circolare anche nel nostro Paese. È l'appello che l'Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf) ha lanciato in occasione della Giornata mondiale contro le epatiti, fissata dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il 28 luglio. Per l'occasione, la comunità degli epatologi, insieme alla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e a EpaC Ets aderisce alla campagna nazionale 'Abbattiamo le barriere', per promuovere prevenzione, informazione, screening e accesso alle cure.
L'Italia rappresenta oggi uno dei Paesi che hanno compiuto i maggiori progressi nella lotta all'epatite C, ricorda l'Aisf in una nota. Il Global Hepatitis Report 2026 dell'Oms inserisce infatti il nostro Paese tra gli esempi di buone pratiche internazionali per i risultati ottenuti nell'accesso alle cure e nelle strategie di screening. Un riconoscimento che conferma la validità del percorso intrapreso negli ultimi anni, ma che non deve tradursi in un abbassamento della guardia.
Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, il programma nazionale di screening ha già coinvolto oltre 3,1 milioni di persone, consentendo di individuare più di 20mila infezioni da Hcv precedentemente non diagnosticate, di cui oltre 4.500 nella popolazione generale senza fattori di rischio noti. L'obiettivo ora - spiega Aisf - è raggiungere le persone che convivono con l'infezione senza saperlo e garantire un rapido collegamento tra diagnosi, presa in carico e trattamento. Secondo l'ultimo aggiornamento disponibile dei Registri Aifa-Agenzia Italiana del farmaco (aprile 2026), sono ormai oltre 280 mila i pazienti trattati con antivirali ad azione diretta, con un incremento significativo rispetto al bollettino del 30 giugno 2025 che riportava 275.502 effettuati.
Nel mondo 287 milioni di persone con epatite, vaccini e terapie sottoutilizzati
Circa 287 milioni di persone nel mondo convivono con un'epatite virale cronica, infezioni che provocano circa 1,3 milioni di decessi, pari a oltre 3.500 morti al giorno. Vaccini e terapie efficaci hanno cambiato la storia di queste infezioni, ma una quota rilevante dei casi resta ancora senza diagnosi. In occasione della Giornata Mondiale, l'Associazione Microbiologi Clinici Italiani (Amcli) richiama l'attenzione sul "sommerso", uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo di eliminare le epatiti virali come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. La Giornata Mondiale dell'Epatite è stata istituita dall'Oms in concomitanza con l'anniversario della nascita di Baruch Blumberg, premio Nobel per la Medicina nel 1976 per la scoperta del virus dell'epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino. Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, l'Oms stima che nel 2023 Hav abbia causato circa 35.600 decessi nel mondo. Anche Hev rappresenta una causa rilevante di epatite acuta a livello globale. Dei circa 287 milioni di persone che convivono con un'epatite virale, 240 milioni sono affette da Hbv e 47 milioni da Hcv. A questo si aggiunge la coinfezione da Hdv, che interessa circa il 5% delle persone con infezione cronica da Hbv, circa 12 milioni di individui. "Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che permettono di intervenire efficacemente su molte forme di epatite virale. La sfida è fare in modo che raggiungano chi ne ha bisogno - afferma Pierangelo Clerici, presidente di Amcli. - In questo percorso la diagnosi microbiologica è il punto di partenza". "Una quota rilevante delle persone infette rimane non diagnosticata - sottolinea Valentina Svicher, ordinario di Microbiologia presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata - Molti pazienti convivono per anni con il virus senza sintomi evidenti e arrivano alla diagnosi quando sono già presenti complicanze epatiche avanzate". Per l'epatite B è disponibile un vaccino efficace ma permangono tuttavia importanti criticità nell'attuazione dei programmi vaccinali a livello globale. Inoltre, "l'introduzione degli antivirali ad azione diretta per Hcv ha consentito di raggiungere tassi di guarigione superiori al 95% e di eradicare il virus dall'organismo, riducendo il rischio di cirrosi, tumori, trapianti e trasmissione", evidenzia Carlo Federico Perno, direttore Uo Microbiologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Fondamentale la diagnosi precoce
Se per l'epatite C l'obiettivo è l'eliminazione, l'epatite B continua a rappresentare una delle principali cause di malattia cronica del fegato nel mondo, sottolinea l'Aisf. La vaccinazione universale introdotta in Italia ha modificato radicalmente l'epidemiologia della malattia, ma resta fondamentale individuare i pazienti con infezione cronica ancora inconsapevoli e garantire loro un adeguato follow-up specialistico. Particolare attenzione merita inoltre l'epatite Delta, la forma più aggressiva di epatite virale cronica. Oggi - ricordano gli esperti - sono finalmente disponibili terapie innovative, ma è indispensabile che tutti i pazienti con infezione da Hbv (virus dell'epatite B) vengano testati anche per Hdv (delta), così da poter accedere tempestivamente ai percorsi terapeutici.
"Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a un cambiamento straordinario nella lotta alle epatiti virali", ha affermato Giacomo Germani, segretario Aisf. "Oggi disponiamo di strumenti fino a poco tempo fa impensabili: vaccini efficaci per le epatiti A e B, terapie in grado di eradicare il virus dell'epatite C definitivamente, in tempi brevi e senza effetti collaterali, nuovi trattamenti per l'epatite Delta. Ma questi risultati rischiano di rimanere incompleti se non riusciamo ad abbattere le barriere che ancora impediscono a molte persone di accedere alla diagnosi e ai trattamenti. Il nostro obiettivo deve essere arrivare prima della patologia epatica, intercettando le infezioni quando sono ancora silenti e prevenendo le complicanze più gravi".
Accanto alle epatiti croniche, Aisf richiama l'attenzione anche sulle epatiti acute A ed E. Secondo l'ultimo aggiornamento del sistema di sorveglianza Seieva, coordinato dall'Iss, nel 2025 sono stati notificati 631 casi di epatite A, in aumento rispetto ai 443 del 2024. Nei primi mesi del 2026 è stato osservato un ulteriore incremento, con il consumo di frutti di mare tra i principali fattori di rischio. Anche l'epatite E richiede crescente attenzione: nel 2025 il Seieva ha registrato 92 casi, contro i 70 del 2024. Oltre il 90% delle infezioni è risultato autoctono, frequentemente associato al consumo di carne suina o di cinghiale cruda o poco cotta. In questo contesto - conclude la nota - la campagna 'Abbattiamo le barriere' richiama il tema internazionale del World Hepatitis Day e rappresenta la traduzione operativa del messaggio lanciato da Aisf in occasione della Giornata mondiale: abbattere le barriere che ancora limitano prevenzione, diagnosi e accesso alle cure. La campagna ricorda che le epatiti virali rappresentano ancora oggi una delle principali cause di cirrosi e tumore del fegato, ma sottolinea anche un messaggio di speranza: oggi disponiamo di vaccini efficaci contro l'epatite A e B, di terapie in grado di guarire l'epatite C e di nuove opzioni terapeutiche per l'epatite Delta. La diagnosi precoce resta il primo passo per trasformare questi strumenti in salute per tutti.
Obiettivo Oms eliminare epatiti entro il 2030
Dall'epatite A, responsabile dei recenti picchi in Lazio e Campania dovuti al consumo di frutti di mare crudi, alla C che continua a colpire silenziosamente: l'epatite virale continua a rappresentare una rilevante minaccia di salute pubblica a livello globale, tanto che l'Oms ha fissato il traguardo di eliminarla entro il 2030. In occasione della Giornata Mondiale, la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit) accende i riflettori sull'urgenza di prevenzione, screening e nuove cure. "I recenti picchi di epatite A acuta registrati in Lazio e in Campania, legati al consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, dimostrano che la sorveglianza igienico-sanitaria e i controlli di filiera - dichiara Nicola Coppola, professore ordinario di Malattie Infettive presso l'Universita' Luigi Vanvitelli di Napoli e membro Simit - rimangono strumenti di prevenzione indispensabili per evitare focolai epidemici. Sul fronte delle infezioni croniche, le priorità cambiano e si concentrano sull'equita' dell'accesso alle cure e sull'identificazione dei portatori del virus. Per quanto riguarda l'epatite C, pur in presenza di terapie straordinariamente efficaci e rapide in grado di garantire la guarigione, la vera scommessa epidemiologica è rappresentata dalla identificazione dei soggetti con infezione. Questa attività deve concentrarsi sulla fascia di popolazione compresa tra i 45 e i 65 anni, sui gruppi tradizionalmente a piuù alto rischio, come i detenuti, i migranti e i tossicodipendenti ed anziani.