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Intervistati da La Gazzetta dello Sport, gli Abbagnale hanno parlato della favola dei fratelli Esposito, protagonisti insieme nella Nazionale di Mancini:
Gli Esposito dopo gli Abbagnale: cosa si prova a vedere due nuovi fratelloni stabiesi che brillano con l’azzurro addosso, esattamente come voi?
Giuseppe: «Orgoglio, un po’ perché è sempre bello vedere atleti della zona eccellere, e un po’ perché per noi è un affare di famiglia... Noi siamo nati a Pompei, qualche chilometro più in là, ma viviamo ancora qui: io vicino a Castellammare e Carmine proprio in città. Siamo parte di questi luoghi che ci hanno formati come atleti. E lo sono anche gli Esposito: anche se vivono a Brescia da tempo, sono 100% fieramente stabiesi».
Carmine: «Li ho visti debuttare in nazionale insieme e sono fiero di loro, come tutta Castellammare. Noi Abbagnale aspettavamo solo il momento dei due fratelli azzurri e ora spero che continuino a fare da coppia in attacco e a onorare la nazionale, che è il massimo».
In Nazionale vi siete rivisti un po’ in loro?
Giuseppe: «Un po’ sì, è inevitabile... Stessa origine e stessa “fratellanza”, ora gli auguriamo gli stessi successi perché li meritano».
Carmine: «Sì, anche se gli sport sono molto diversi: nel canottaggio si fa lo stesso movimento e per due fratelli diventa ancora più automatico. Nel calcio devono fare cose diverse, ma l’intesa di famiglia li aiuterà in campo, come aiutava noi in barca».
Conoscete personalmente Pio e Seba?
Giuseppe: «Mettiamoci anche Salvatore, Sasà, anche lui ha vestito l’azzurro e speriamo un giorno torni. A quel punto sarebbe il cerchio perfetto: loro tre, come io, Carmine e Agostino... Non conosco i ragazzi, solo il papà di sfuggita. Negli anni ho parlato un po’ di più con Donnarumma, anche perché capita che passi più spesso da qua».
Carmine: «Io abito a poca distanza dalla loro casa di famiglia, il famoso quartiere Cicerone: sono sicuro che ci sarà modo di conoscerci prima o poi».
Tra i due chi è il vostro preferito?
Giuseppe: «Io amo i centravanti, quindi preferisco Pio, ma basta caricarlo di troppe responsabilità, non può essere il salvatore della patria. Seba è più indietro, ma sta recuperando e merita attenzione. Li vedo, comunque, con caratteri diversi, esattamente come me e Carmine: io più istintivo e lui più riflessivo. Io più estroverso e lui più taciturno».
Carmine: «Ma entrambi disciplinati, determinati, proprio come gli Esposito oggi. Per arrivare a certi livelli, ci vogliono resilienza, stabilità negli allenamenti, affidabilità, voglia di mettersi continuamente in gioco e di sacrificarsi. Se il loro impegno sarà lo stesso, i risultati di conseguenza saranno gli stessi».
Che cosa comporta essere identificati come fratelli prima ancora che come singoli atleti?
Giuseppe: «Loro in campo sono 11 e questo li aiuta. Non li chiameranno ovunque “gli Esposito” come accade a noi. Pensate che ancora oggi a me chiedono: “Ma lei per caso è... i fratelli Abbagnale?”».
Carmine: «Devono essere fieri di portare lo stesso cognome, anche se fa aumentare la responsabilità in famiglia e la pressione. Devono vivere il momento, cavalcarlo, ma sanno benissimo che c’è ancora bisogno di lavorare. Noi stabiesi, però, non abbiamo solo talento e passione, ma sappiamo anche tenere i piedi per terra».
Giuseppe: «Su un aspetto, però, siamo più fortunati. Noi avevamo la fortuna di gareggiare insieme e di proteggerci l’un l’altro. Oggi ci sono i social e al primo errore loro rischiano il massacro. Pensiamo a proteggerli perché sono un tesoro della Nazionale. E anche di Castellammare, certo».