Si infiamma il conflitto fra gli Stati Uniti e l'Iran con nuovi raid mirati condotti dalle forze statunitensi nella regione dello Stretto di Hormuz. Raid che hanno scatenato la reazione immediata di Teheran che ha annunciato una rappresaglia contro obiettivi Usa che ha definito "operazione decisiva".
La televisione di Stato di Teheran ha riferito che cinque deflagrazioni sono state udite nei pressi del villaggio di Masan nell'isola di Qeshm, e altre quattro nello Stretto di Hormuz, sul quale si affaccia l'isola, vicino alla città di Bandar Abbas.
L'agenzia Irna ha riferito che quattro proiettili hanno colpito alcune zone della provincia sud-orientale del Sistan-Baluchistan, a est dello Stretto. Un aeroporto nel sud dell'Iran, Jiroft, nella provincia di Kerman, è stato preso di mira da un attacco aereo statunitense, secondo la televisione di stato iraniana, che però non ha fornito immediatamente informazioni su vittime o danni, dopo altri attacchi nel sud del paese vicino allo Stretto di Hormuz.
Secco il presidente Usa Donald Trump che ha parlato di raid "massicci e potenti" decisi "in risposta al fallito tentativo iraniano di piazzare mine navali nello Stretto, attualmente privo di mine", e "al lancio di otto missili (tutti abbattuti con successo) contro la nostra base militare in Giordania". "Se l'Iran dovesse reagire a questo attacco più che giustificato, subirebbe una nuova offensiva di ben altra portata e intensità", ha scritto Trump sul suo social Truth. E poi in un'intervista a Fox rincara la dose: "Se l'Iran dovesse reagire agli attacchi americani di oggi verrebbe completamente annientato".
Ma i Guardiani della rivoluzione (i Pasdaran) hanno subito risposto che gli Stati Uniti "si pentiranno" di avere compiuto i nuovi raid. "Una punizione severa attende gli aggressori; gli Stati Uniti si pentiranno dei loro nuovi attacchi", ha dichiarato il portavoce dei Guardiani, Hossein Mohebi. Ancora più duro l'annuncio dell'esercito iraniano secondo il quale è stata lanciata un'"operazione decisiva" contro obiettivi statunitensi nella regione.
Intanto a sei mesi dall'attacco israelo-americano che ha dato il via alla guerra nel Golfo Persico, il presidente iraniano Massud Pezeshkian ha incontrato Vladimir Putin e Xi Jinping, incassando in particolare dal leader del Cremlino l'assicurazione che Mosca rimane fedele ai rapporti di amicizia sulla base del Trattato di partenariato strategico tra i due Paesi e quindi intende fornire a Teheran "l'aiuto necessario" in "questo periodo difficile".
Masoud Pezeshkian e Vladimir Putin
Poche ore dopo i colloqui, svoltisi a Bishkek a margine del vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), gli americani hanno ripreso a bombardare postazioni dei Pasdaran iraniani vicino allo Stretto di Hormuz. Il vertice Sco a Bishkek ha offerto a Pezeshkian l'occasione per affermare che la Repubblica islamica punta sulla via diplomatica per mettere fine al conflitto.
"Se gli Stati Uniti torneranno a rispettare gli impegni assunti nel Memorandum d'intesa (firmato in giugno), faremo lo stesso immediatamente", ha assicurato il presidente iraniano. Il primo ministro pachistano, Shehbaz Sharif, ha detto che il Memorandum, sottoscritto grazie alla mediazione del suo governo, offre "la via più praticabile per una pace duratura".
Pezeshkian ha tuttavia lamentato che, "anche quando le parti raggiungono un quadro politico per fermare il conflitto e avviare i negoziati, la mancanza di garanzie per un'attuazione efficace e il ritorno a una politica di pressione e minacce possono portare al fallimento del percorso diplomatico". Perciò, "gli Stati Uniti devono tornare ai loro impegni e rispettare i termini del Memorandum d'intesa di Islamabad per porre fine alla guerra", ha rincarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Quanto alla Russia, essa rimane "solidale con il popolo iraniano", ha garantito Putin.
"Ammiriamo il vostro coraggio e la vostra determinazione nella lotta per i vostri interessi nazionali", ha aggiunto il presidente russo, nel primo incontro con il presidente della Repubblica islamica dall'inizio delle ostilità. "Apprezziamo e vi ringraziamo - ha risposto Pezeshkian - per le vostre posizioni in ogni fase, sia durante il periodo in cui si sono verificati i combattimenti e gli atti di aggressione, sia in circostanze normali, quando gli Stati Uniti ci imponevano sanzioni, sia alle Nazioni Unite che nei forum internazionali".
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