Golfo di Napoli, l'allarme di Coldiretti Pesca: «Mitilicoltura, il caldo anomalo di questa estate ha colpito produzione e seme, ora servono ristori e una strategia per il futuro»

«Il caldo anomalo di questa estate ha provocato danni pesanti agli impianti di mitilicoltura della provincia di Napoli, mettendo in difficoltà non soltanto la produzione di quest’anno, ma anche la possibilità di garantire il ciclo produttivo delle prossime stagioni». È quanto sottolinea Fulvio Giugliano di Coldiretti Pesca, intervenendo sulla situazione degli allevamenti di mitili nel territorio napoletano e sulla necessità di dare risposte concrete alle imprese colpite dall’emergenza climatica. «Parliamo di un comparto storico e identitario per il nostro territorio – sottolinea Giugliano – che dà lavoro a imprese e famiglie e rappresenta una componente importante dell’economia ittica campana. Quest’anno, però, le temperature eccezionalmente elevate delle acque hanno messo a dura prova gli impianti, provocando morie di mitili, perdita di prodotto e una forte compromissione del seme, indispensabile per ripartire nella prossima stagione».

La Regione Campania ha riconosciuto la gravità della situazione. Con decreto dirigenziale n. 704 del 18 settembre 2026  è stato infatti approvato un avviso pubblico per la manifestazione di interesse, la presentazione delle istanze e la ricognizione dei danni subiti dalle imprese di mitilicoltura a seguito dell’eccezionale innalzamento delle temperature delle acque marine. Le domande possono essere presentate entro le ore 23.59 del 19 ottobre 2026. «È un primo passo importante – continua Giugliano – perché consente di mettere nero su bianco l’entità dei danni e di costruire una risposta concreta. Adesso chiediamo che alla ricognizione segua rapidamente un sostegno economico adeguato alle imprese, perché chi ha perso prodotto e strutture non può essere lasciato solo davanti a un evento climatico che supera ampiamente la capacità di prevenzione delle singole aziende». 

Particolarmente preoccupante è l’effetto delle alte temperature sul ciclo biologico del Mytilus galloprovincialis, la cozza allevata nelle acque del Golfo di Napoli. «Il problema non riguarda soltanto le cozze che vediamo morire sugli impianti – spiega Giugliano –. Il vero rischio è compromettere la capacità di ripartire.  Il caldo eccessivo altera l’equilibrio fisiologico del mollusco: l’animale deve utilizzare più energia per sopravvivere allo stress termico e ne rimane meno disponibile per crescita e riproduzione. La ricerca scientifica conferma che temperature elevate possono rallentare la gametogenesi, cioè il processo di formazione e maturazione delle cellule riproduttive, mentre lo stress termico può compromettere la qualità dei gameti e la capacità di fecondazione». Uno studio specifico sul Mytilus galloprovincialis del Golfo di Napoli ha inoltre evidenziato un ciclo riproduttivo stagionale ben definito, con l'avvio della gametogenesi tra fine estate e inizio autunno e successive fasi di riproduzione nel corso della stagione. «Questo significa – aggiunge Giugliano – che un'estate caratterizzata da temperature marine eccezionali può avere conseguenze che vanno oltre la perdita immediata del raccolto. Se il seme viene perso o la riproduzione viene compromessa, il danno si trasferisce alla stagione successiva, con un effetto a cascata sull’intero ciclo produttivo».

Per Coldiretti Pesca, l’emergenza del 2026 deve diventare anche l’occasione per costruire una strategia di adattamento climatico della mitilicoltura, mettendo in campo adeguati strumenti di gestione di Risk Management per la Pesca e l'acquacoltura nella rivisitazione in atto a Bruxelles dell'attuale FEAMPA e nella definizione di innovativi tool (un esempio potrebbero essere i c.d. "Cat Bond") nella futura programmazione 2028-2034 che in questi mesi è in discussione sui tavoli europei. «Non possiamo limitarci a intervenire ogni volta che arriva un'ondata di calore – conclude Giugliano –. Dobbiamo lavorare su monitoraggio delle temperature, sistemi di allerta, ricerca, tecniche di allevamento più resilienti e strumenti assicurativi e finanziari adeguati. Il cambiamento climatico sta modificando le condizioni produttive del mare e le nostre imprese hanno bisogno di strumenti per poter continuare a produrre. La mitilicoltura campana è un patrimonio produttivo, economico e culturale che va difeso. Chiediamo alla Regione e alle istituzioni nazionali di accompagnare le imprese nella fase di emergenza e, soprattutto, di garantire loro le condizioni per ripartire». La mitilicoltura rappresenta infatti una produzione tradizionale dell'area del Golfo di Napoli e del litorale flegreo, con allevamenti presenti tra Pozzuoli, Bacoli, Capo Miseno, Nisida, Castello dell'Ovo e lungo il litorale vesuviano fino a Castellammare di Stabia. «Difendere la mitilicoltura significa difendere lavoro, territorio e futuro dell'acquacoltura campana», conclude Giugliano.