L’ambasciatore Valensise: sovranità intatta, ma ora gli Stati Uniti autorizzano le presenze militari sull’isola. “Trump è soddisfatto, ma la ferita resta. Sarebbe stato meglio scegliere subito la strada della trattativa”

Il primo ministro danese Mette Frederiksen, il leader del governo groenlandese Jens-Frederik Nielsen e il primo ministro delle Isole Faroe Beinir Johannesen a Qooqqut, in Groenlandia

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Roma, 20 settembre 2026 – Un compromesso che contribuisce alla coesione della Nato e soddisfa Washington. L’ambasciatore Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) e già Segretario Generale della Farnesina ha spiegato il significato di questo compromesso.
Ambasciatore Valensise, Trump aveva inizialmente parlato apertamente di acquisire la Groenlandia, arrivando a non escludere l’uso della forza. È un compromesso oppure, dal punto di vista strategico, Washington ha ottenuto quello che realmente voleva?
“Le reazioni ufficiali di Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia indicano che si tratta di una soluzione molto soddisfacente per Donald Trump e accolta con favore dal primo ministro danese Mette Frederiksen e da quello groenlandese Jens-Frederik Nielsen. Oggettivamente, la minaccia americana di ricorrere all’uso della forza per impossessarsi della Groenlandia oltre che incendiaria era assurda”.

L’ambasciatore Michele Valensise
Gli Stati Uniti disponevano già, grazie agli accordi esistenti con la Danimarca, di ampi diritti militari in Groenlandia. Che cosa cambia davvero con questa nuova intesa?
“È riservata agli Stati Uniti la facoltà di autorizzare o meno eventuali presenze militari o investimenti nell’area da parte di ‘avversari’ degli Usa. Certo, è una concessione a Washington, con l’intento tuttavia di non toccare formalmente la questione cruciale della sovranità, sulla quale nei mesi scorsi si erano concentrate le polemiche e la ferma risposta unitaria dei Paesi europei”.
La Groenlandia è diventata uno dei simboli della crescente competizione nell’Artico. Quanto pesano realmente Russia e Cina nella strategia americana e quanto, invece, questa vicenda racconta la volontà degli Stati Uniti di consolidare il proprio controllo strategico sull’intero emisfero nordamericano?
“In questo stadio gli Stati Uniti danno verosimilmente priorità alle possibili minacce o invadenze da parte della Russia, oggetto da ultimo di sanzioni americane. Ma con ogni evidenza restano attenti anche alla principale competizione globale, in atto con la Cina”.
Questa crisi ha lasciato una ferita nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa?
“Le dichiarazioni dirompenti dei mesi scorsi del presidente Trump hanno lasciato il segno, né poteva essere altrimenti in seno all’Alleanza Atlantica e in una fase così delicata della congiuntura internazionale. Sarebbe stato di gran lunga preferibile per tutti se gli Stati Uniti avessero imboccato dall’inizio la via della consultazione e della trattativa, del metodo diplomatico, come si fa tra alleati”.
Questa vicenda alla fine rafforza l’Alleanza Atlantica oppure cambia il significato stesso di essere alleati degli Stati Uniti?
“Lo si vedrà meglio alla luce degli sviluppi, dopo la firma e la ratifica dell’accordo. Per ora, è apprezzabile il contenimento della tensione con Danimarca e Groenlandia e il rasserenamento del clima in sede Nato. Tanto più auspicabile, vista la necessità di coesione occidentale a fronte della crescente pressione della Russia sull’Ucraina e su quanti in Europa sostengono Kyiv con l’obiettivo di porre fine all’aggressione da parte di Mosca”.
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