Guai per Pepe e Sculli, i due ex Juve indagati. L'accusa: «Si fingevano procuratori»

Pepe e Sculli sono indagati per essersi finti procuratori. Ma la difesa dei due ex calciatori della Juve ha respinto tutte le accuse. Le ultime

La Procura di Roma ha avviato una delicata indagine che riguarda il mondo del calcio e vede coinvolte figure che hanno calcato i campi del massimo campionato. Le posizioni di Pepe e Sculli, ex calciatori di Serie A, sono finite sotto la lente del pubblico ministero Saverio Francesco Musolino insieme a quelle del procuratore Luigi Iachini Bellisarii e del legale Alessandro Buccieri. I reati ipotizzati dalla magistratura spaziano dal falso all’esercizio abusivo della professione, fino alla tentata estorsione.

Il quadro delineato dagli inquirenti ruota attorno alla gestione delle procure e dei contratti di giovani talenti. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, il duo formato da Pepe e Sculli avrebbe operato direttamente sul campo come procuratori pur non disponendo dell’abilitazione formale richiesta. L’unico procuratore iscritto all’albo sarebbe stato Iachini Bellisarii, mentre gli aspetti operativi e negoziali sarebbero stati condotti in prima persona dai due ex atleti e dall’avvocato Buccieri.

La questione si è ulteriormente complicata con il coinvolgimento dei calciatori Costantino Favasuli e Davide Bettella. Nel momento in cui i due atleti hanno manifestato la volontà di interrompere la collaborazione, gli indagati avrebbero preteso somme ingenti a titolo di penale per il recesso anticipato. Inoltre, la magistratura contestava la presenza di presunte firme non autentiche sui contratti depositati presso gli uffici del Coni.

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Di fronte a questo scenario, la risposta della difesa è stata immediata e categorica. Gli avvocati Cesare Placanica ed Ernesto Rodriguez, che tutelano gli interessi dei due giocatori ex Juve, hanno rigettato ogni accusa citando gli esiti delle precedenti verifiche e dichiarando: «L’ipotesi accusatoria è destituita di ogni minimo fondamento. In particolare, incredibilmente, non tiene in alcun conto il giudizio del collegio di garanzia del Coni che ha disposto una perizia calligrafica che ha dimostrato l’autenticità delle firme ritenute false, dato in veritiero quindi che, malgrado ciò, costituisce il pilastro dell’accusa. Peraltro, come noto all’ufficio inquirente, la stessa presunta persona offesa Costantino Favasuli ha inteso comunicare alla procura la propria volontà non procedere nei confronti degli indagati».

I difensori di Pepe e Sculli confidano dunque nel fatto che gli accertamenti calligrafici e la posizione assunta da Favasuli possano chiarire definitivamente la trasparenza dell’operato dei loro assistiti. La magistratura romana prosegue ora gli approfondimenti per verificare la validità legale della documentazione e definire con esattezza le responsabilità.

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