Guerrero: «Vogliamo vincere dominando il gioco, ma per me le persone vengono prima della tattica. Saprò adattarmi alla Juve». Le dichiarazioni
(inviato a Vinovo) – Isaac Guerrero, neo allenatore della Juventus Women, ha presentato idee e metodologia del suo lavoro in incontro informale tenutosi a Vinovo con i giornalisti.
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INTRODUZIONE – «Ringrazio ancora una volta il direttore e la società per questa opportunità. Sono molto felice e mi considero un privilegiato. Voi conoscete la Juventus molto meglio di me: io sono uno straniero, ma sono cresciuto negli anni Novanta e potete immaginare cosa rappresenti questo club per chi, come me, arriva dall’estero. Per noi è un grande onore essere qui. Siamo pienamente consapevoli della responsabilità che ci attende e faremo tutto il possibile per esserne all’altezza. In questi primi giorni stiamo cercando di creare una forte sinergia con un gruppo di calciatrici ricco di talento e con una storia importante nel calcio femminile. La Juventus è una società che investe nel calcio femminile e compete sempre ai massimi livelli. Noi siamo qui per aiutare queste ragazze a fare ciò che sanno fare meglio: vincere. Allo stesso tempo vogliamo costruire una squadra capace di dominare il gioco. È un percorso che richiederà tempo, ma lavoreremo ogni giorno per dimostrarlo».
RAPPORTO CON GIOCATRICI E IDEA DI GIOCO – «Mi piace costruire insieme alle giocatrici. Credo nella collaborazione e nel coinvolgimento del gruppo, perché qualsiasi processo di crescita passa inevitabilmente da loro. Se vuoi vincere, devi crescere come squadra e come singole, ed è impossibile riuscirci senza coinvolgere le protagoniste. Mi confronto continuamente con loro e non ho paura di mostrarmi per quello che sono. Un allenatore non ha tutte le risposte: prima deve conoscere le giocatrici e solo dopo il gioco. Per me le persone vengono prima della tattica. Ogni giorno impariamo qualcosa dagli allenamenti. Ci confrontiamo, analizziamo ciò che accade in campo e insieme cerchiamo le soluzioni migliori. Più che di tattica mi piace parlare di sensibilità. Vogliamo una squadra protagonista, capace di imporre le proprie intenzioni durante la partita. Il risultato è importante, ma conta anche il modo in cui si arriva a ottenerlo. Vogliamo essere propositivi, coraggiosi, offensivi e pronti ad assumerci dei rischi. Questa è la strada che intendiamo percorrere. Vedo che le ragazze stanno accogliendo molto bene questo modo di lavorare. Osservo come si esprimono in allenamento e in partita e, naturalmente, poi toccherà a me prendere delle decisioni. Ma loro saranno sempre le protagoniste».
SCELTA JUVENTUS – «La prima ragione è l’ambizione del progetto. È un progetto che punta a competere fin dal primo giorno e io sono pienamente consapevole di cosa significhi allenare la Juventus. Qui si gioca sempre per vincere e per arrivare fino in fondo.
Allo stesso tempo ho percepito la volontà di costruire qualcosa che lasci un’eredità, non soltanto nel breve periodo ma anche nel medio e lungo termine. Questa combinazione mi ha convinto. Inoltre, fin dal primo momento ho sentito una forte sintonia con la visione del direttore. Ci conoscevamo già e condividiamo molte idee sul modo di costruire una squadra. È stato un elemento importante nella mia scelta. E poi, quando ti chiama la Juventus, non servono molte altre ragioni. L’idea di poter dare il mio contributo alla crescita di una società che ha già fatto tantissimo nel calcio femminile mi ha spinto ad accettare questa sfida con grande entusiasmo».
GRUPPO E CHAMPIONS – «Ho trovato un gruppo che mi ha colpito fin dal primo giorno. È uno spogliatoio sano, con un’atmosfera molto positiva, e questo si percepisce in ogni allenamento, in ogni riunione e in ogni momento della giornata. Mi ha impressionato il rapporto tra le portiere, ma più in generale quello tra tutte le ragazze. Le calciatrici con maggiore esperienza, che hanno scritto pagine importanti della storia di questo club, rappresentano un punto di riferimento straordinario per le più giovani. Il nostro è un progetto che guarda al presente, ma anche al medio e lungo termine. Le giovani stanno entrando gradualmente nel gruppo e le giocatrici più esperte stanno indicando loro la strada. Questo mi fa molto piacere, perché significa costruire qualcosa che possa durare nel tempo. È vero, abbiamo poco tempo a disposizione. Dopo poche sedute di allenamento e una sola partita disputata, siamo già chiamati a competere. Ma questo non può diventare un alibi. Le ragazze avevano bisogno di recuperare energie dopo gli impegni con le nazionali e siamo felici che possano rappresentare i loro Paesi, perché significa che stiamo lavorando con calciatrici di alto livello. Il tempo è poco, ma daremo il massimo per arrivare pronti e competere al miglior livello possibile».
ESPERIENZA AL BARCELLONA – «L’esperienza al Barcellona mi ha lasciato tantissimo. Ho trascorso lì più di undici anni, lavorando al fianco del mio maestro, Paco, dal quale ho imparato moltissimo.Se dovessi sintetizzare tutto in un concetto, direi che ho imparato soprattutto ad ascoltare le giocatrici. Sono loro a insegnarci qualcosa ogni giorno. Il nostro compito è dare una direzione, accompagnarle nella crescita e creare le condizioni migliori perché possano esprimersi. La direzione che vogliamo seguire è quella di una squadra coraggiosa, propositiva e capace di provare a dominare il gioco. Naturalmente il calcio è uno sport imprevedibile, ricco di variabili, e non sempre è possibile controllare tutto. Porto con me quell’esperienza, ma sono perfettamente consapevole che ogni contesto è diverso. Sono arrivato in un club di livello mondiale, con una storia e un’identità ben precise. Il mio compito è adattarmi alla Juventus e dare un contributo coerente con le caratteristiche delle giocatrici e con la cultura di questa società. Sono qui soltanto da due settimane e sto imparando ogni giorno. Per questo devo ringraziare soprattutto le ragazze che sono da più tempo nel club: mi stanno aiutando a conoscere la Juventus e a inserirmi nel modo migliore».
GIOCATRICE IDEALE – «Preferisco evitare di individualizzare. Mi auguro che, tra qualche tempo, possiate dirmi che molte delle nostre giocatrici rappresentano quel modello. Non mi piace fare confronti o indicare un singolo esempio».
CONFRONTO CON LE SENATRICI – «Non sempre serve verbalizzare tutto. Alcune cose si vedono ogni giorno sul campo. Lo si percepisce negli allenamenti, nelle riunioni e nel modo in cui le giocatrici più esperte si comportano con le compagne più giovani. Prima di ogni seduta ci confrontiamo, analizziamo il lavoro svolto e condividiamo idee e soluzioni. In campo, però, sono soprattutto gli esempi a parlare. Le calciatrici con maggiore esperienza trasmettono valori e atteggiamenti attraverso ciò che fanno quotidianamente. Chiedo sempre a chi ha un percorso importante alle spalle di essere un punto di riferimento per le più giovani e devo dire che stanno interpretando questo ruolo nel migliore dei modi. Mi sento pienamente rappresentato da questo gruppo».
LAVORO A CHATILLON – «È vero, sono laureato in Scienze Motorie, ma mi considero prima di tutto un allenatore. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi professionisti e qui alla Juventus ho trovato un dipartimento di altissimo livello, tra i migliori che abbia mai visto. Non mi sorprende, perché questa è la Juventus e conosco la qualità del lavoro che si svolge in Italia. Ho trovato uno staff molto preparato e perfettamente allineato sulla necessità di gestire i carichi di lavoro, prevenire gli infortuni e mettere le giocatrici nelle migliori condizioni per esprimersi. Tutti gli aspetti della preparazione sono importanti e vengono monitorati costantemente, ma alla fine il centro di tutto resta il pallone. Il nostro obiettivo è preparare le ragazze a giocare. Ogni giornata è organizzata affinché, quando entriamo in campo, tutto il lavoro svolto sia finalizzato al gioco. L’esperienza mi ha insegnato, e anche i dati lo confermano, che si può raggiungere un’intensità elevata lavorando con la palla, attraverso esercitazioni che riproducono il più possibile ciò che accade in partita. A Châtillon non cambieremo il nostro modo di lavorare. Approfitteremo delle condizioni climatiche migliori, svolgeremo anche sedute dedicate alla forza e alla preparazione fisica, ma il principio resterà lo stesso: ogni giorno lavoreremo su una o più idee di gioco, analizzeremo insieme i video degli allenamenti e cercheremo di migliorare continuamente. L’obiettivo è costruire una squadra riconoscibile. Poi potrà piacere oppure no, ma vogliamo che chi ci osserva possa dire con chiarezza: questa è la Juventus».
SETTORE GIOVANILE E IDENTITA’ – «Mi piacerebbe costruire un’identità condivisa in tutto il club. È normale che ogni allenatore abbia la propria sensibilità e la propria idea di calcio, ma non voglio che questa diventi la squadra di Isa Guerrero. Deve essere la squadra della Juventus e, soprattutto, la squadra delle giocatrici. Il mio compito è mettere a disposizione le mie idee, ascoltare le loro e costruire qualcosa insieme. Credo molto nel confronto e nella condivisione. Per quanto riguarda il settore giovanile, è un tema in cui credo profondamente. Ho vissuto per oltre undici anni in un club che ha fatto della formazione uno dei suoi punti di forza e so quanto sia importante creare continuità tra prima squadra e vivaio. Ho già avuto modo di lavorare con alcune ragazze del settore giovanile e sono rimasto colpito dal loro livello e dalla velocità con cui apprendono. Questo significa che qui si lavora molto bene. Sono a completa disposizione per dare il mio contributo anche in questo ambito, perché fa parte del mio percorso e della mia idea di calcio».
MODELLO COME ALLENATORE – «Per il momento preferisco non fare classifiche o citare qualcuno in particolare. Più avanti, magari, ne parleremo. Oggi preferisco evitare confronti e concentrarmi sul lavoro che ci aspetta qui alla Juventus».
CAMPIONATO ITALIANO – «Per quello che ho potuto osservare, negli ultimi anni il livello del campionato italiano è cresciuto molto. Ho seguito la Juventus nella scorsa stagione e ho visto un torneo sempre più competitivo. I tanti cambi di allenatore rendono difficile prevedere cosa accadrà. Non conosco ancora le idee di gioco che proporranno le altre squadre e, a dire il vero, anche noi siamo ancora in una fase di costruzione. È normale: serve tempo. Questa è anche la parte più affascinante dell’inizio di una nuova avventura. Ci sono tanti allenatori nuovi e sarà interessante vedere come evolverà il campionato. La cosa più importante, però, è la crescita del calcio femminile italiano. Oggi non esistono più partite dal risultato scontato come accadeva qualche anno fa. C’è equilibrio, c’è competitività e ogni gara può essere difficile. Questo è il miglior segnale possibile per un campionato. Non vedo l’ora di iniziare».
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