Durante l'estate si tende inevitabilmente a rallentare un po': sia perché in molti si stanno godendo le ferie, sia perché gli studenti sono liberi da impegni scolastici; di conseguenza, è il momento migliore per sfoltire un po' il backlog, magari decidendosi a dare una possibilità a giochi molto blasonati che, vuoi per un motivo vuoi per l'altro, suonavano eccessivamente impegnativi o lunghi in altri momenti dell'anno. Ovviamente le opportunità non mancano, tuttavia noialtri di IGN Italia vi consigliamo di "prenotare una vacanzina" dalle parti della Costa della Spada, magari infilando in valigia lo splendido Artwork from Baldur's Gate 3, di cui parliamo in questo nuovo appuntamento con Mixtape, la rubrica dedicata ai suggerimenti - videoludici e non - della redazione.
Nonostante sia trascorso qualche anno dall'uscita di Baldur's Gate 3, il titolo sviluppato da Larian Studios appare più attuale che mai, considerato l'enorme successo raccolto durante gli ultimi mesi da Dungeons & Dragons, complici il finale di Stranger Things - serie che, tra parentesi, ha compiuto dieci anni lo scorso 15 luglio - e la distribuzione in lingua italiana dei nuovi manuali e materiali legati alla quinta edizione del gioco, compreso il set introduttivo Eroi delle Terre di Confine. Tra l'altro, se non avete mai approcciato la versione originale cartacea della creatura di Gary Gygax, Baldur's Gate 3 potrebbe rappresentare il gancio perfetto per introdurvi a un fantastico mondo di avventure, ideale per trascorrere le serate estive assieme agli amici.
Oltre all'artbook, tra i consigli di questo appuntamento trovate anche i videogiochi Unhinged e Daemon masquerade, i film Love Letters e How to Have Sex, oltre al volume Nostalgia dell’orrore. Come sempre, siete più che invitati a contribuire alla rubrica attraverso i vostri consigli: è sufficiente passare dai commenti; buona lettura e buona estate!
Unhinged
Ci ha messo un po', ma ora Netflix sembra aver trovato la sua strada nel mondo dei videogiochi; il colosso dello streaming era partito in quarta con tanto di studio per creare Tripla A, e ha poi cambiato strategia facendo un po' di marcia indietro e investendo nel mercato mobile, in indie e port senza però strafare. Ha, insomma, messo un piede nel settore con investimenti mirati senza però spingersi troppo in là né pubblicizzando troppo la cosa, tant'è che conosco personalmente abbonati inconsapevoli dell'esistenza della sezione gaming della piattaforma. Nella scuderia di Netflix è entrato anche Night School Studio, autore di Unhinged, titolo che nasce un po' in scia ad alcuni esperimenti passati della piattaforma, vedi Bandersnatch, solo che stavolta parliamo di un videogioco fatto e finito. Si tratta di un'esperienza dalle tinte horror nella quale si parte in medias res, senza tediose introduzioni. Si gioca nei panni di una giovane donna che ha deciso di non evacuare dal suo palazzo nonostante l'arrivo di una tremenda tempesta, e lo stesso ha deciso di fare la sua amica che abita dall'altro lato della strada; naturalmente, le cose andranno subito tremendamente male.
Unhinged si controlla interamente attraverso lo smartphone scansionando un semplice QR Code, con il nostro dispositivo che si trasforma in quello della protagonista con tanto di chiamate, messaggi di testo per scoprire un po' di background narrativo e persino delle piccole chicche che preferisco non svelarvi. Night School Studio ha fatto le cose per bene in un titolo che mi ha divertito molto, lasciandomi con la voglia di altre esperienze del genere; e poi non dimentichiamo il cast: Zoë Kravitz dà la voce alla protagonista, Sadie Sink alla sua amica mentre Troy Baker interpreta il terzo incomodo. Spero non resti un episodio isolato perché la formula di Unhinged si presta perfettamente a infinite iterazioni - non solo nel genere horror - perfette per arricchire la libreria di Netflix. Dategli una possibilità, sono curioso di conoscere la vostra opinione! - Luca Rago
Love Letters
Disponibile nelle sale da un paio di settimane, il bel film francese Love Letters è diretto dalla regista Alice Douard e ambientato nel 2014; Nadia (la sempre bravissima Monia Chokri) è incintissima e sua moglie Céline (Ella Rumpf, di cui mi sono istantaneamente innamorata) deve raccogliere tutta la documentazione che le permetterà di adottare legalmente il nascituro. Tra le molte richieste, c’è anche quella di produrre quindici lettere di amici e parenti a prova del proprio buon carattere e capacità genitoriale. Per Céline, questo significa doversi rimettere in contatto con sua madre, una famosa pianista con la quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale.
Love Letters è un film delicato che interroga le ulteriori complicazioni aggiunte dalle traversie burocratiche a un momento già trasformativo come la nascita di un figlio, concentrandosi soprattutto sulle relazioni tra madri e figlie. Ma, proprio per questo, è anche un film denso, divertente persino nei momenti duri e che non mancherà di farvi sperimentare sia frustrazione sia commozione, senza mai risultare petulante. È un'opera "piccola", ma davvero notevole. - Marta Corato
Artwork from Baldur's Gate 3
Ci sono giochi che finisci e metti via, e poi ci sono avventure totalizzanti come Baldur's Gate 3, che concludi e sei già pronto a ricominciare. Uno di quei titoli che ti entra sotto la pelle, ti lega a doppio filo ai suoi irresistibili protagonisti e, nel caso specifico, ti lascia con la disperata voglia di non abbandonare mai i Forgotten Realms. Oggi, quindi, voglio consigliarvi non il gioco in sé, sebbene valga sempre come suggerimento, bensì un piccolo extra dedicato a chi ha amato visceralmente l'opera di Larian Studios: l'artbook ufficiale. Nello specifico, ovviamente, la sua edizione fisica presente nella Collector's Edition – un vero gioiello da esposizione con copertina rigida, eleganti dettagli dorati e una carta spessa e porosa al tatto – ma disponibile anche sul sito stesso di Larian. La qualità visiva è incredibile: la cura cromatica e la resa della stampa esaltano ogni singola pennellata, dai primissimi, grezzi bozzetti per l'equipaggiamento e le creature, fino ai maestosi e inquietanti panorami del Sottosuolo o all'intricata architettura della Città Bassa.
Come è capitato con altri, questo volume non rappresenta un semplice banchetto per gli occhi. Il vero, grande pregio dell'artbook è la sua capacità di farci sbirciare direttamente dietro le quinte del processo creativo. Le illustrazioni sono costantemente impreziosite da commenti degli sviluppatori, note di design e retroscena affascinanti su come abbiano preso vita i nostri compagni di viaggio. Scoprire le idee scartate o ammirare le iterazioni che hanno portato al design definitivo di personaggi ormai celeberrimi, fa toccare con mano l'amore e la titanica ambizione del team. Se apprezzate la concept art, respirate D&D o, molto semplicemente, sentite già nostalgia delle chiacchierate serali attorno al fuoco del vostro accampamento, fatevi un favore e perdetevi in queste pagine. Non è solo un bellissimo libro illustrato: è l'ultimo, perfetto tiro di dado per coronare la vostra avventura. - Alessandra Borgonovo
Daemon masquerade
Non sono propriamente un buon detective, però ho imparato ad apprezzare giochi come Return of the Obra Dinn, The Séance of Blake Manor o The Case of the Golden Idol, dove mi vengono sottoposti misteri costruiti su interfacce assai intelligenti e che, a loro volta, fanno sentire un po' più intelligente me. Il problema è che di titoli del genere realizzati come si deve non è che ce ne siano proprio tantissimi; per cui, quando ne becco qualcuno valido, lo provo immediatamente. È il caso di Daemon Masquerade, videogioco investigativo di Callum Page che, tramite una colorata presentazione in stile manga, ci mette di fronte ad alcuni delitti a sfondo paranormale.
Utilizzando la classica lavagna in sughero da cospirazionista e corrispondente, pratica interfaccia punta-e-clicca, dovremo raccogliere, ordinare e correlare indizi per scoprire non solo l'identità dei colpevoli, ma anche i loro specifici superpoteri. Una svolta divertente, tra l'altro applicata al mistero con molta creatività e astuzia. Se si riesce a sopportare lo stile simil manga un po' troppo sgraziato, Daemon Masquerade si rivela un bel videogioco di deduzione su cui trascorrere una decina di gradevoli ore squisitamente investigative. - Stefano Castelli
How to Have Sex
MUBI me lo suggeriva già da diverso tempo ma il titolo mi ha sempre evocato un sensazionalismo moralista e sentenzioso che, invece, a conti fatti non trova alcun posto in questa delicata opera prima di Molly Manning. Vincitore della sezione Un Certain Regard a Cannes, nel 2023, il film racconta il soggiorno di tre sedicenni in un resort di Creta per festeggiare la fine della scuola mentre attendono l'esito dei test d'ingresso al college. Il programma prevede un rituale ferreo di alcol, discoteche, feste in piscina e ragazzi, con l'aspettativa di vivere la miglior vacanza della propria vita; per Tara, anche l'occasione di perdere "finalmente" la verginità in una cornice eccitante e piena di occasioni.
How to Have Sex mette in scena proprio il rapporto problematico tra gli adolescenti e le aspettative della "community" (meno comprensiva o paziente persino dei genitori!), con un racconto di formazione dove le protagoniste si perdono conformandosi agli altri. Il titolo diventa rivelatore proprio di questo spietato codice sociale, che impone anche il modo giusto per fare sesso: d'altronde, tutti gli appuntamenti della vacanza sono già programmati e scanditi, basta solo lasciarsi trascinare. Il film funziona perché Manning è bravissima ad evitare gli stereotipi, gli eccessi di drammatizzazione, la retorica e qualsiasi tentazione morbosa, privilegiando un ritratto autentico dei personaggi di cui, evidentemente, conosce benissimo le ansie, le paure, le fragilità e i sogni. - Marco Iannini
Nostalgia dell’orrore
"Questo libro parla di fantasmi", si legge nell’introduzione di Nostalgia dell’orrore di Marco Malvestio, saggio sull’horror uscito per Meltemi. Ma di quali fantasmi? Non solo di presenze che infestano case, oggetti o schermi, ma di immagini, media e corpi che ritornano nelle narrazioni e continuano a lavorare sul presente, in un percorso che attraversa film, serie e romanzi horror degli ultimi decenni. Qui il fantasma non è più solo un elemento dell’orrore, ma diventa un’idea, un modo per leggere le forme narrative contemporanee. Il found footage e l’analog horror, che riproducono vecchi formati audiovisivi e una dimensione "artigianale" della ripresa, i creepypasta che trasformano internet in una rete infestata dove il racconto folklorico prende la forma e la velocità digitale, i paesaggi folk horror intrisi di tradizioni passate più immaginate che reali, le case simbolo di crisi e traumi, i corpi che si fanno campo di battaglia tra desiderio, paura e memoria e riportano la carne al centro in un mondo sempre più virtuale, sono tutti modi in cui il libro mette in scena una nostalgia spettrale, legata al concetto di hauntology. Questo termine indica un presente abitato da fantasmi di futuri mancati e di passati che non smettono di tornare, qualcosa che non è del tutto presente né del tutto assente. Una nostalgia che oggi sembra ovunque, quasi una moda dell’immaginario pop, ma che qui viene smontata e analizzata, mostrata mentre si intreccia con traumi storici, ansie sociali.
Il libro parte dai fantasmi che si muovono tra testi e immagini e li usa per guardare il presente. Al centro c’è l’horror contemporaneo, linguaggio privilegiato di questa indagine, il genere che più di tutti mette in scena traumi, rimozioni e mediazioni, mostrando la loro ambiguità. Nostalgia dell’orrore è, così, insieme una costellazione di suggestioni e una bussola critica. Malvestio, che insegna critica letteraria e letterature comparate all’Università di Padova e lavora da tempo sulle narrazioni di genere, chiarisce che non si tratta di un’enciclopedia dell’horror contemporaneo, non vuole coprire tutto lo scibile né offrire una mappa esaustiva del genere nel ventunesimo secolo. È un libro che attraversa motivi narrativi ed elementi dell’orrore e li legge come specchi della cultura di inizio millennio, restituendo alla nostalgia la sua natura inquieta. Più che un semplice saggio sull’horror, è un invito a leggere ogni fantasma mediale, ogni ritorno del passato, come un modo di interrogare chi siamo adesso. - Cristina Resa