Il 6G non arriverà come una rivoluzione improvvisa capace di sostituire bruscamente tutto ciò che l’ha preceduto, ma seguirà una crescita graduale scandita in due fasi ben distinte, secondo quanto emerge dall’ultima analisi pubblicata da GSMA Intelligence sui prossimi dieci anni di connettività mobile.
Ne avevamo già parlato al Mobile World Congress dello scorso marzo, quando Qualcomm aveva annunciato un’alleanza industriale per accelerare lo sviluppo del 6G puntando a un rollout globale a partire dal 2029.
Ebbene, ora grazie alle nuove stime di GSMA siamo in grado di quantificare con maggiore precisione quanto tempo ci vorrà davvero prima che questa tecnologia diventi mainstream e che benefici reali potrà apportare rispetto alle attuali reti 5G.
Indice:
- Cinquanta milioni di connessioni nel 2030, poi la crescita accelera
- La Cina guiderà l’adozione, seguita da Nord America ed Europa
- Il traffico dati quadruplicherà in dieci anni
- Il 6G punta a diventare una piattaforma intelligente e non solo veloce
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Cinquanta milioni di connessioni nel 2030, poi la crescita accelera
Nel 2030 saranno circa 50 milioni le connessioni 6G a livello globale, una cifra che rappresenta appena lo 0,5% circa della base totale dei contratti mobili. Da lì in poi l’adozione crescerà in modo costante, raggiungendo circa 275 milioni di connessioni alla fine del 2031 e quasi 740 milioni nel 2032.
Nel corso del 2033, il 6G supererà la soglia del miliardo, chiudendo l’anno a circa 1,3 miliardi di connessioni, per poi toccare quota 1,9 miliardi nel 2034 e 2,4 miliardi nel 2035.
Le previsioni delineano due fasi distinte nel primo scorcio del ciclo di vita del 6G: il periodo tra il 2030 e il 2032 sarà caratterizzato principalmente dai lanci isolati e dallo sviluppo dell’ecosistema, mentre dal 2033 in poi la tecnologia inizierà a operare su scala globale.
Questa espansione, però, non avverrà a scapito del 5G: entro la fine del 2035, il 5G rappresenterà ancora circa il 60% delle connessioni mobili globali, a fronte del 23% del 6G e del 17% del 4G, confermando quanto la prima metà degli anni ’30 sarà caratterizzata dalla coesistenza tra tecnologie piuttosto che da una sostituzione improvvisa e generalizzata.

La Cina guiderà l’adozione, seguita da Nord America ed Europa
Come già accaduto con le precedenti generazioni tecnologiche, la transizione al 6G non avverrà ovunque alla stessa velocità e la divisione di GSMA che si occupa di analisi di mercato prevede che la prima ondata si concentrerà nei mercati mobili avanzati dell’Asia orientale, del Nord America e di alcune aree dell’Europa, dove alti livelli di adozione del 5G, ecosistemi di dispositivi già consolidati e una domanda elevata di capacità di rete costituiranno il terreno ideale per una transizione anticipata.
La Cina, per le sole dimensioni del proprio mercato mobile, peserà in modo determinante sui dati globali tanto che entro il 2035, oltre la metà delle connessioni cinesi utilizzerà il 6G. Non sarà comunque l’unico Paese a raggiungere questo livello, dato che diversi altri mercati leader nel mondo vedranno circa metà delle proprie connessioni migrare verso il 6G entro la metà del prossimo decennio; anche i grandi mercati emergenti contribuiranno in modo significativo al totale globale, dato che pur con tassi di adozione più bassi, le loro basi utenti già enormi si traducono comunque in numeri assoluti considerevoli.
A livello regionale, entro fine 2035 circa metà delle connessioni in Nord America utilizzerà il 6G, con l’Asia orientale sempre all’avanguardia della transizione; l’Europa segue a distanza, con circa un quarto delle connessioni migrate al 6G.
In diverse regioni emergenti, invece, le previsioni restano sotto il 10% fino alla fine del periodo considerato, riflettendo il fatto che molti di questi mercati stanno ancora completando il passaggio dal 4G al 5G nei primi anni ’30, rendendo l’espansione del 5G una priorità più urgente rispetto a un ulteriore salto tecnologico.
Il traffico dati quadruplicherà in dieci anni
La capacità resterà un fattore chiave nell’evoluzione della rete: GSMA Intelligence prevede che il traffico totale delle reti mobili quadruplicherà nel prossimo decennio, passando da circa 204 exabyte al mese nel 2025 a 846 exabyte al mese nel 2035, con una crescita annua stimata attorno al 15%.
Il tipo di traffico cambierà nel frattempo con i video che resteranno la componente principale, ma guadagneranno peso categorie emergenti come intelligenza artificiale, realtà estesa e, sul fronte infrastrutturale, il Fixed Wireless Access 5G.
Per soddisfare una domanda di traffico più che quadruplicata entro il 2035 servirà una combinazione di maggiore efficienza di rete, capacità aggiuntiva e nuovo spettro disponibile; l’analisi Vision 2040 di GSMA stima che, tra il 2035 e il 2040, potrebbero servire dai 2 ai 2,5 GHz di spettro in banda media nelle aree ad alta densità abitativa, cifra che sale fino a 2,4-3,3 GHz nei Paesi con domanda più elevata, a fronte di circa 1 GHz già oggi destinato in gran parte dei Paesi alla telefonia mobile su questa stessa banda.
Il 6G punta a diventare una piattaforma intelligente e non solo veloce
A tutto questo GSM aggiunge anche il framework IMT-2030 dell’ITU il quale serve a offrire indicazioni utili su come stiano evolvendo le ambizioni degli operatori per la prossima generazione di reti, infatti oltre a migliorare le prestazioni tradizionali, il 6G introduce integrazione dell’intelligenza artificiale, capacità di rilevamento e connettività più estesa, il tutto all’insegna di maggiore sostenibilità, sicurezza e resilienza.
L’intelligenza artificiale influenzerà lo sviluppo del 6G in due modi complementari: da un lato le reti dovranno supportare un numero crescente di applicazioni e dispositivi basati su IA, dall’altro l’IA stessa verrà integrata sempre più a fondo nelle operazioni di rete, automatizzando funzioni come allocazione delle risorse, ottimizzazione della rete e gestione energetica.
Anche la Next G Alliance individua nelle reti “AI-native” un elemento centrale della propria roadmap per il 6G.
Un altro cambiamento potenzialmente significativo riguarda l’integrazione tra rilevamento e comunicazione, nota nel settore come ISACe che in soldoni sta a significare che, se tradizionalmente le reti mobili sono state progettate per comunicare con dispositivi connessi, con l’ISAC i segnali radio potrebbero essere usati anche per rilevare e interpretare aspetti dell’ambiente fisico, come posizione, movimento e oggetti, con applicazioni che spaziano dal monitoraggio delle infrastrutture ai sistemi industriali fino ai veicoli autonomi.
In sintesi, il 6G implica una maggiore integrazione tra comunicazione e informatica, nuove tecnologie radio e di spettro, connettività estesa a più dispositivi e ambienti, e livelli più elevati di automazione della rete; la sua vera proposta di valore andrà quindi ben oltre il semplice incremento della velocità di download sugli smartphone, e per il settore la sfida reale, fa sapere GSM nel suo report, sarà capire se queste capacità si tradurranno in servizi nuovi e commercialmente sostenibili, difficili da realizzare con le reti attuali.