“Il bene che ha seminato è già eternità”, l’arcivescovo Lauro Tisi

TRENTO. “Certamente, in questo momento, il nostro sguardo, cominciando dal mio, è avvolto dalla tristezza. Che il Signore ci aiuti ad avere, come don Lino, la capacità di guardare oltre la tristezza per cogliere l’ebbrezza di Dio”. L’arcivescovo Lauro Tisi ha presieduto questa mattina  solennità dell’Assunzione di Maria nella comunità di San Carlo Borromeo a pochi giorni dall’improvvisa morte di don Lino Zatelli.

Un momento importante che ha visto un'intera comunità in un clima di profonda mestizia con volti segnati dal dolore ma che ha deciso di raccogliersi attorno al ricordo del proprio parroco.

La celebrazione si è svolta alle 10, nel consueto appuntamento parrocchiale che vedeva don Lino all’altare – oggi al suo posto, rimasto vuoto, un mazzo di fiori – , con la sua capacità di parlare alla vita delle persone e di offrire conforto e speranza.

Fin dal saluto iniziale, don Lauro ha richiamato il tanto bene lasciato dal parroco nella comunità: “Fino a pochi giorni fa, da questo altare, don Lino, con la sua parola e i suoi gesti, ha rinnovato la Pasqua, regalando parole di forza, di luce e di speranza”.

“Alcune persone che cercavano il volto di Dio – ha aggiunto l’Arcivescovo – hanno trovato in lui spiragli di luce e di consolazione”. Don Lino, ha sottolineato, “è stato uomo della Pasqua”, capace di offrire “il balsamo di una parola che faceva bene” e di permettere a tanti di uscire dalle celebrazioni “rasserenati, confortati, illuminati”.

Nel momento del dolore, monsignor Tisi ha quindi invitato la comunità a trasformare il ricordo in ringraziamento: “Tutto questo bene che lui ha seminato con la sua umanità, i suoi gesti e la sua parola è motivo di ringraziamento a Dio per tutto quello che don Lino ci ha donato”. Un bene che consente ora di pensarlo “dentro l’abbraccio di quel Dio che ha cercato, ha fatto conoscere e ha reso accessibile agli uomini”.

Nell’omelia, commentando le parole dell’apostolo Paolo – “L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte” –, don Lauro non ha nascosto la fatica di accoglierle in un momento tanto drammatico. “Queste parole sembrano una beffa incredibile, sembrano parole senza senso. Ma, sommessamente, vorrei dirvi che non è così”.

La morte, ha spiegato, non può cancellare quanto don Lino ha seminato: “Il bene donato con i suoi sguardi, con la sua parola liberante, con il suo non giudizio, con il suo accogliere ogni volto, indipendentemente dall’appartenenza o meno al terreno ecclesiale, vi appartiene. È già in voi, è eternità e nessuno ve lo potrà rubare”.

L’Arcivescovo ha ricordato in particolare la capacità del sacerdote di avvicinarsi alle situazioni più fragili e faticose. “Dentro questo luogo sono avvenuti miracoli”, ha affermato riferendosi agli incontri, alle celebrazioni e alle parole attraverso le quali don Lino aveva saputo riaccendere la speranza. “Tutto questo è un bene che la morte non ci porta via: è già vita vostra, è vita che germoglia in voi”.

Commentando il brano dell’Apocalisse, don Lauro ha riconosciuto nel bambino “rapito e portato presso Dio” un’immagine dello stesso don Lino: “Quel bambino è il bene che gli uomini scelgono; quel bambino è don Lino, portato nel rifugio di Dio. Oggi io vedo don Lino presso il Signore, dopo che nella vita ha fatto seminare e germogliare vita”.

Un’altra immagine è arrivata dal Vangelo della Visitazione. La fretta di Maria nel raggiungere Elisabetta ha richiamato uno dei tratti più caratteristici di don Lino: “Andava di fretta anche nell’invitare la Chiesa a essere agile e aperta. Andava di fretta a soccorrere le sterilità, le fragilità, quei terreni faticosi che sapeva scovare e incontrare, regalando aperture di speranza”.

Infine, il richiamo allo sguardo di Maria nel Magnificat. “Io credo che don Lino abbia guarito tanti con lo sguardo. Il suo sguardo è stato per molti una porta di accoglienza e ha liberato macigni importanti”, ha evidenziato l’Arcivescovo. “Certamente, in questo momento, il nostro sguardo, cominciando dal mio, è avvolto dalla tristezza. Che il Signore ci aiuti ad avere, come don Lino, la capacità di guardare oltre la tristezza per cogliere l’ebbrezza di Dio”.

In chiusura, don Lauro ha affidato un pensiero personale a Maria, tanto amata e spesso ricordata da don Lino, anche parlando della propria mamma: “Maria ci dà la sicurezza di aver messo al sicuro questo suo figlio e che don Lino continuerà ad accompagnarci”.
Al termine della celebrazione, alcuni fedeli hanno voluto ringraziare personalmente l’Arcivescovo per la sua presenza e per le parole di vicinanza offerte in un momento particolarmente difficile per l’intera comunità.