Il Brasile alle urne, ultimi colpi tra Lula e Bolsonaro Jr - Notizie - Ansa.it

Nessuno può dire chi vincerà tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il suo sfidante, Flavio Bolsonaro. I sondaggi parlano di un testa a testa con un ballottaggio il 25 ottobre. In gioco non c'è solo la scelta di un presidente ma il ruolo geopolitico del Brasile e i suoi futuri rapporti con Donald Trump. Lula ha sempre promosso il multilateralismo. All'Onu ha detto che il suo Paese "non sarà mai il cortile di nessuno". Bolsonaro invece ha già annunciato di essere pronto di aderire allo Scudo delle Americhe, la coalizione militare promossa dagli Usa a cui hanno aderito tutti i leader sovranisti della regione. Nelle ultime ore, i due candidati hanno esploso gli ultimi colpi di questa campagna elettorale, segnata da scandali giudiziari, colpi bassi, fake news, guerre di religioni e minacce esterne.

Per Lula "da un lato c'è la rivoluzione democratica, i diritti delle donne e dei lavoratori, dall'altro la barbarie, il fascismo". Quindi ha esortato gli over 70 ad andare alle urne: "Se non volete votare per voi stessi, votate per i vostri nipoti, per i vostri figli, per il Brasile", ha ribadito nell'ultimo comizio nella centralissima Avenida Paulista della sua amata San Paolo.

Bolsonaro invece ha chiesto un voto "ribelle" contro "il male, la corruzione", a favore della "libertà economica e della sicurezza, contro i narcoterroristi". Quindi ha evocato incidenti di piazza. "Il ballottaggio si terrà tra più di tre settimane, un periodo di tempo che potrebbe aggiungere altro sangue alla nostra storia". Del resto, nei giorni scorsi, i suoi hanno già alzato la tensione annunciando che Flavio concederà la grazia al padre Jair, oggi ai domiciliari, condannato a 27 anni per aver tentato il golpe. In questo clima infiammato, appare improbabile che i 160 milioni di elettori premieranno uno dei due candidati con il 50% più uno dei voti. Così, a meno di sorprese sempre possibili, il 40esimo presidente dovrebbe essere eletto a fine mese.

Le votazioni si terranno dalle 8:00 alle 17:00 ora di Brasilia (dalle 13 alle 22 in Italia), mobilitati 26mila militari ai seggi. Si vota un numero e non un nome, Lula ha tradizionalmente il 13, Bolsonaro lo stesso del padre, il 22.

Grazie al sistema elettorale elettronico i risultati finali saranno noti nel giro di poche ore. Saranno eletti anche 27 governatori, 513 deputati federali, 54 senatori (su un totale di 81) e 1.059 deputati statali e distrettuali.

 L'astensione è solitamente intorno al 20%, ma il clima di polarizzazione potrebbe far scendere questo dato. L'elettore che si reca alle urne, tuttavia, può votare in bianco o nullo. Il voto è obbligatorio per i brasiliani alfabetizzati tra i 18 e i 70 anni, e la multa per chi non giustifica la propria assenza è fino a 3,51 real, circa 50 centesimi di euro. Per i giovani di 16 e 17 anni, analfabeti e sopra i 70 anni, la partecipazione è facoltativa.

Il presidente uscente Lula è storicamente molto forte nel Nordest, la regione più povera del Brasile e con 43,5 milioni di elettori, mentre Flávio Bolsonaro dovrebbe dominare nel Sud (22,9 milioni), culla dell'immigrazione italiana, e nel Midwest (12 milioni), un importante centro di produzione di bestiame e soia. Il Nord (13,1 milioni), che comprende l'Amazzonia, è diviso.

Ma gli occhi di tutti gli osservatori sono puntati sul popoloso, ricco e industrializzato Sud-Est (66,3 milioni), in particolare sul Minas Gerais: da quando il Brasile è una democrazia, dagli anni '80, tutti i presidenti eletti hanno vinto in questo Stato. Un voto che Trump ha già detto a più riprese di seguire con grande attenzione, consapevole del suo grande valore geopolitico: il Brasile è l'undicesima economia mondiale, ha il Pil più alto dell'emisfero sud, oltre al 12% delle riserve mondiali di acqua dolce e al 23% delle terre rare, risorse strategiche per la transizione energetica e l'industria high-tech.    

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