Il Castello delle Cerimonie non riaprirà, respinto il ricordo dei Polese: potrebbe essere demolito o riconvertito

Niente da fare per il Grand Hotel “La Sonrisa”: il “Castello delle Cerimonie” rimarrà sotto sequestro. A stabilirlo, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi presentati dai legali della famiglia Polese per riaprire il processo sulla lottizzazione abusiva che appena due anni fa aveva portato alla confisca dell'hotel. Dimenticate, quindi, gli scugnizzi che portano il pesce al tavolo, o i cantanti neomelodici che animano la festa. Perchè, almeno per ora, per il castello divenuto famoso sul piccolo schermo, sembra non esserci più nulla da sperare. 

La pronuncia dei giudici

Si chiude così un capitolo lungo oltre quarant'anni. Con una pronuncia dei giudici di legittimità, che hanno ritenuto non vi fossero i margini giuridici per riaprire il caso. Una revoca che diventa ora definitiva per tutte le licenze commerciali dell'hotel e del ristorante.  E che blinda di fatto la sentenza che aveva decretato la confisca della struttura per lottizzazione abusiva. Nulla ha potuto la linea difensiva eretta dal collegio di legali composto dagli avvocati Dario Vannetiello, Veronica Paturzo, Andrea Castaldo e Stefano Montone, che speravano in un ribaltamento delle precedenti decisioni.

Non mollano ancora la presa i legali della famiglia Polese. «La vicenda non è chiusa - ricorda l'avvocato Vannetiello - atteso che pende un altro ricorso per Cassazione a mia firma, finalizzato sempre ad ottenere la revoca della confisca del Castello delle cerimonie, ricorso però fondato su una ragione giuridica diversa dalle precedenti». 

Il passaggio nelle mani del comune

Ora, con la sentenza passata in giudicato, il Comune di Sant'Antonio Abate è a tutti gli effetti il legittimo proprietario  del castello  - e di tutti i terreni circostanti - che negli ultimi anni aveva fatto sognare e sorridire migliaia di italiani con il programma tv “il boss delle cerimonie”.

Diverse le opzioni da valutare per il futuro: dalla demolizione delle parti strutturali considerate totalmente insanabili alla riconversione degli immobili per finalità di pubblica utilità. Resta aperta anche la possibilità di affidare la gestione dell'attività a terzi tramite un bando pubblico, salvaguardando così la vocazione ricettiva del sito.

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