Matteo Lolli e Leonardo Palladino, due tecnici diversi, in discipline diverse e forse rivali. Ma hanno un punto in comune non indifferente. Sono due coach vincenti. Due allenatori da dieci (titoli) e lode. Già, perché il Cus Bologna, in questa stagione, festeggia una sorta di stella virtuale. Cinque i titoli europei per Lolli nel basket, altrettanti per Palladino nel volley femminile. La somma porta alla stella, anche se non si possono dimenticare, sempre in ambito accademico, i due titolo europei portati a casa da Jordan Losi, quale coach del basket femminile.
Due titoli europei in rapida successione: risultati che pongono l’Alma Mater Studiorum ai vertici delle università italiane. Non solo l’ateneo più antico al mondo, ma anche l’università che, dal punto di vista sportivo, può dare lezioni a chiunque. Anche perché il doppio titolo europeo, tra basket e volley, segue, a un solo anno di distanza, il successo nel medagliere dei Campionati Nazionali Universitari.
Mai Unibo, dal punto di vista sportivo, si era spinta così in alto. E adesso, appunto, la stella per i dieci successi. Non male considerando che la prima vittoria in campo europeo, per l’Alma Mater, è datata 2017. A Miskolc, il Cus Bologna, con in panchina il solito Matteo Lolli, sfrutta nel migliore dei modi Pippo Ricci. Che oggi è il capitano dell’Olimpia e un giocatore fondamentale per la Nazionale. Ma all’epoca è solo uno studente di matematica con un certo sbuzzò per i canestri che lo hanno portato a galleggiare tra serie A e A2. A distanza di anni è lo stesso Pippo – legatissimo agli amici del Cus Bologna – a ricordare come, di fatto, quell’avventura gli abbia spalancato le porte dei successi seguenti.
Nove anni, dieci vittorie. Non male considerando che in mezzo ci sono stati anche due stagioni di stop per Covid. E se il Covid è stato il momento in cui, il volley rosa, ha preso coscienza della propria forza, la pandemia è stata quell’aspetto che ha frenato i cestisti, che, in quel periodo, avevano vinto tre titoli consecutivi, dal 2017 al 2019.
Ma chi sono i due artefici di questa stella? Il primo, in ordine (cronologico) di successi, è proprio Matteo Lolli. "Sono nato a Bologna il 30 luglio 1977 – racconta Matteo, che in questa stagione tornerà sulla panchina dei New Flying Balls di Ozzano in B interregionale – e ho cominciato ad allenare quando avevo 21-22 anni e facevo il vice per il San Mamolo".
Poi, appunto, il Cus Bologna, mescolato con i trionfi ottenuti al Playground dei Giardini Margherita. Matteo è diventato un uomo tutto Cus e canestri. "Lavoro al Cus Bologna – dice – mi occupo dello Store di Piazza Verdi, del Bar al centro Record e di impianti".
La folgorazione sulla via di Damasco nel 2012. "Mi chiamano per i campionati universitari che si disputano a Messina. Da quel momento, nove titoli italiani. E cinque Europei. L’Europeo più bello resta il primo, per le emozioni. Ma anche quello recente, nel quale non eravamo favoriti, non è male".
I preferiti, in casa Cus, sono Pippo Ricci, Valerio Cucci, Gherardo Sabatini e Stefan Nikolic. Tutti ragazzi che hanno giocato al top. "Ma se abbiamo vinto tanto, lo dobbiamo anche a elementi delle cosiddette minors. Penso a Gioacchino Chiappelli e Gabriele Fin. E ancora Savio, Folli, Tugnoli, Polverelli e Klyuchnyk".
Cus e canestri, si diceva. Ma non trascura l’aspetto umano. "Sto per diventare papà. Io e Francesca, la mia compagna, saremo genitori. Se lo scrivete sono contento". Accontentato, in attesa delle emozioni del lieto evento, atteso entro la prossima settimana.
Se Matteo è un 1977, Leonardo Palladino è un po’ più agé. Ma non per questo meno vincente. "Sono nato a Bologna il 24 agosto 1957 – attacca Leo –. Ho cominciato ad allenare a vent’anni, in serie C". Poi la A2 a San Lazzaro, l’incontro con Paolo Penazzi, il Cus Bologna, la Zinella e l’Idea Volley. Allenatore di sera e insegnante, a Scienze Motorie, di giorno. E’ andato in pensione Leo, ma dispensa sempre la sua saggezza alla facoltà dell’Alma Mater Studiorum.
Grazie alle sue capacità, il Cus Bologna ha creato un movimento pazzesco. "Ne parlai con Federico Panieri, il direttore generale – sottolinea –. La sua idea, dopo aver conquistato l’Europa con i canestri, era quella di creare un movimento analogo per il volley".
Detto – anche se non è stato semplice – e fatto. "Prima con la maschile, poi con la femminile. Ricordo ancora con piacere il primo titolo, conquistato contro le turche che nel girone di qualificazione ci avevano strapazzato. E l’ultimo. Ecco, in questi due titoli, ci ho messo qualcosa di mio. Nel senso che, per portare a casa i successi, bisognava anche contare su un allenatore. Nelle vittorie di mezzo, invece, avevamo costruito dei gruppi così competitivi, che avrei potuto rimanere seduto, senza parlare. A godere il gioco delle mie ragazze".
In totale cinque titoli europei e quattro tricolori. Anche Leo ha le sue preferite. Si parte da Serena Vece, che allenava dai tempi delle giovanili (e tra le protagoniste del primo successo con le turche) per passare ad Alessia Mazzon, oggi in A1 a Macerata "Straordinaria. Non ha mai fatto pesare nulla alle compagne".
Poi Giulia Visintini, la recente Alice Trampus e i liberi delle ultime stagioni mescolate alle palleggiatrici, Arianna Gambini, Andrea Sophie Blasi, Rebecca Laporta, Giulia Galletti, Francesca Venturelli e Ilaria Gaiani (la vice degli ultimi anni).
La rincorsa alla seconda stella è appena iniziata.
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