Il colpo è durato due minuti, tre al massimo. Ripreso dalle telecamere di sicurezza, che inquadravano i ladri vestiti di nero mentre sfondavano la teca, e con l'allarme in funzione. Eppure nessuno dei quattro custodi presenti è intervenuto: non hanno controllato la sala monitor e addirittura hanno spento l'antifurto pensando a un cortocircuito. Ora i dipendenti in turno la sera di Ferragosto al Museo regionale, che senza muovere un passo hanno permesso alla banda di entrare e uscire dalla struttura con quattro preziose tavolette di Antonello da Messina sotto il braccio, sono stati trasferiti. Due saranno destinati a strutture della zona orientale della provincia e gli altri in siti dell'area tirrenica.
Procedimento disciplinare
I quattro, due impiegate regionali e due Asu, per ora sono in ferie ma non rientreranno a lavoro nel museo della città siciliana. Nei loro confronti sarà aperto un procedimento disciplinare, che può portare al licenziamento, non appena il dipartimento per i Beni culturali della Regione riceverà la relazione della direttrice della struttura, Marisa Mercurio. La Procura, guidata da Antonio D'Amato, ha aperto un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di furto pluriaggravato di opere d'arte, le indagini si concentrano sulla presenza di un basista e seguono più piste.
Una possibilità è che le opere, qualora il commando sia formato da uomini esperti, possano essere immesse sul mercato clandestino internazionale. Si cercano quindi eventuali contatti, richieste o trattative che possano emergere dai circuiti illegali dell'arte. Se invece si è trattato di un errore di sopravvalutazione dei ladri, convinti di poter piazzare tavolette in realtà invendibili, il raggio d'azione si restringe. Ma non viene trascurata neppure l'ipotesi che dietro il blitz possa esserci un'organizzazione radicata sul territorio. «Dietro questo furto milionario potrebbe celarsi il coinvolgimento della criminalità di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d'arte», afferma il procuratore capo D'Amato. Le telecamere del museo e quelle nelle zone limitrofe vengono esaminate dagli investigatori per mappare la via di fuga, gli esperti della Scientifica stanno analizzando le diverse tracce lasciate dai malviventi.
In possesso di opere di immenso valore non solo impossibili da rivendere, ma anche con una impronta che consentirebbe di riconoscerne l'autenticità nel caso venissero ritrovate, come spiega il Cnr. Nel 2018 infatti le opere trafugate al MuMe sono state oggetto di una campagna di documentazione diagnostica completa che ha fornito una documentazione scientifica identificativa. La caccia alle tavolette e ai ladri è aperta. «Credo che la committenza straniera sia una leggenda metropolitana - afferma Pompeo Micheli del comando dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale - L'unica speranza è che non siano coinvolte bande dei Paesi dell'est. Con i gruppi italiani si potrebbe sperare in un pentimento».
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