Insegnanti, le storie: "Umiliati, senza futuro e in banca per il dentista"

Il futuro non si arma, si insegna – Le storie dei docenti in Italia: “Così umiliati da non avere la forza di reagire”. “Ho chiesto un prestito in banca per il dentista”

Restituire valore, dignità e centralità alla scuola e al corpo docente. Prosegue la campagna del Fatto Quotidiano “Il futuro non si arma, si insegna”, per reclamare stipendi adeguati alle medie europee per i docenti italiani (firma qui la petizione). La raccolta firme, lanciata il 9 ottobre dal palco della Festa del Fatto, chiede “al governo e al Parlamento di abbandonare la logica degli interventi minimi e temporanei e di affrontare finalmente il problema delle retribuzioni degli insegnanti con una strategia seria, strutturale e di lungo periodo”. E per rafforzare la campagna, stiamo raccogliendo le vostre storie: strutture fatiscenti? Laboratori mancanti? Continuità didattica assente? Libertà limitata e censura? Se sei un insegnante, uno studente o il genitore di un alunno raccontaci la tua scuola scrivendo a [email protected]. Perché investire nella scuola significa investire nelle persone, nella conoscenza e nelle future generazioni. E gli insegnanti hanno un ruolo decisivo nel costruire l’Italia di domani: è tempo di tornare a considerarli una priorità.

Sergio Marchetti – Vi scrivo dalle Marche (Tolentino), ho 51 anni, sono sposato e sono il papà di due ragazze di 11 e 12 anni. Sono laureato in Geologia e abilitato sia per Matematica e Scienze alle medie, sia per Scienze alle superiori. Insegno da dodici anni, anche se la mia carriera scolastica è di undici: un anno non sono riuscito a prendere nemmeno una supplenza. E anche quest’anno, come sempre, ho un contratto a termine. Ho sempre fatto questo lavoro con passione, dedizione e attaccamento ai ragazzi. Non ho aspettato la stabilità economica per costruirmi una famiglia. Sono andato avanti, come tantissimi precari della scuola. Vado a scuola sempre con il sorriso, non l’ho mai fatto per i soldi. Ma una cosa va detta chiaramente: essere pagati degnamente non è un lusso, è un diritto. E noi insegnanti siamo l’ultima linea di difesa della democrazia. Ogni giorno proviamo a mostrare ai ragazzi come si costruisce un futuro migliore, come si diventa persone e cittadini onesti e attenti, capaci di non farsi portare in giro dal politico di turno e di fare la propria parte nella società. Non è retorica: è quello che facciamo in tanti.