Il gioco dell’oca

Sulla nuova discarica provinciale di Macerata – che ancora non c’è e chissà quando ci sarà – pendono già diciassette ricorsi al Tar, numero infausto ma da guinness. Quando si dice: nascere sotto i migliori auspici. Nel mirino c’è un po’ di tutto, dalla graduatoria ribaltata all’ultimo miglio con un colpo di mano sui criteri all’ennesimo ampliamento della vecchia (fosso Mabiglia, Cingoli) dovuto ai tempi biblici per scegliere il nuovo sito, sei anni, manco si dovesse trovare il punto esatto in cui scavare il traforo del monte Bianco o insediare la brutta copia del Cern di Ginevra. 

Diciamo che siamo ben oltre la soglia fisiologica della naturale resistenza delle comunità locali a insediamenti di questo tipo, che peraltro in Italia è già sopra la media, e probabilmente tutto questo fiorir di contenzioso è stato incoraggiato da una gestione ‘disinvolta’ della pratica, machiavellica all’inizio, fin troppo sbrigativa alla fine, quando ormai non c’era più tempo per perdere tempo.

Risultato: un mezzo pasticcio, con la prevedibile conseguenza che i tempi si allungheranno ancora a discapito delle sempiterne bollette della Tari, che discarica o no arrivano sempre con la puntualità di un treno giapponese. Lo scriviamo perché giusto la prossima settimana la Regione dovrebbe insediare con atto di giunta, dopo aver rimandato già un paio di volte, il gruppo di lavoro che si occuperà del primo termovalorizzatore da costruire da qualche parte nelle Marche, peraltro con uno spoiler sui possibili siti che ha già mandato in subbuglio sindaci, comitati e compagnia cantante, accendendo la miccia di proteste e polemiche.

Ecco, se le premesse sono queste, sarà probabilmente una sterminata fatica di Sisifo. L’importante è non avvitarsi nella spirale di rimandi e postille da gioco dell’oca, perché in quella giungla rischiano di perdersi anche le migliori intenzioni.    

© Riproduzione riservata