Milano, 12 settembre 2026 – L’accusa non è riuscita a dimostrare che ci sia stato un “accordo illecito” fra costruttori, funzionari e dirigenti comunali diretto ad ottenere l’assenso “all’intervento edilizio” e volto ad ottenere anche “i titoli abilitativi alla costruzione di Torre Milano”. In realtà, per la giudice, erano tutti in buona fede nell’applicare le normative e la giurispridenza in vigore in quel momento, sulla quale, fra l’altro, non c’erano nemmeno dubbi interpretativi, quindi non si può dire che sia stato “commesso un reato”.
Più specificamente si legge nelle 119 pagine depositate a motivare la prima sentenza di assoluzione sull’urbanistica milanese “i costruttori hanno pensato di operare in conformità del Pgt (piano di governo del territorio, ndr) e della legge regionale, in linea con la giurisprudenza amministrativa e i pareri dell’Avvocatura Comunale, essendo sorto solo dopo il 2023 il contrasto interpretativo tra le norme, mentre Torre Milano venne realizzata prima del 2022”.
Norme da interpretare
Questo, in sintesi, è il senso della motivazione con cui la giudice Paola Braggion sul caso del grattacielo di via Stresa, il 16 giugno, ha assolto tutti e otto gli imputati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva: costruttori, progettisti, ex dirigenti e funzionari del Comune, “perché il fatto non costituisce reato”. Un problema di interpretazione di norme, quindi, come hanno sempre sostenuto difese e Comune. L’assoluzione è stata decisa per mancanza dell’elemento soggettivo nei reati contestati, sia dal punto di vista del “dolo” che della “colpa” da parte degli imputati.
Le assoluzioni del 16 giugno
Il 16 giugno sono stati assolti Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in altri casi. E i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, oltre ad altri ex dirigenti e funzionari di Palazzo Marino e al progettista. Tra i difensori gli avvocati Brambilla Pisoni, Tizzoni, Diodà, Bencini, Moramarco, Limentani, Bono e Mangiarotti, mentre la pm Marina Petruzzella aveva chiesto 8 condanne fino a 2 anni e 4 mesi, parlando di “operazione impietosa di sfregio al territorio” e di “asservimento del Comune (mai parte civile in questi processi) agli interessi speculativi degli immobiliaristi”. Scontato il ricorso della Procura in appello, mentre ci sono altri tre processi in corso che derivano dai numerosi filoni di indagine sugli abusi edilizi.
Le altre costruzioni sotto la lente della Procura
Sotto la lente della Procura, già in udienza, un’operazione immobiliare in via Fauché, Park Towers e Bosconavigli, mentre il caso di piazza Aspromonte è in udienza preliminare e altre tranche arriveranno presto a citazione diretta a giudizio. “A tutto voler concedere - conclude la giudice, smontando in toto l’impianto accusatorio - il processo ha messo in luce, quantomeno, una situazione di grande incertezza interpretativa sulle varie questioni affrontate, ammessa sia dalla Cassazione, che ha voluto fare chiarezza sui temi della lottizzazione abusiva dando atto di interpretazioni difformi dalla giurisprudenza amministrativa, sia da parte del Tar Lombardia”.