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- Il Meeting e quell’attesa per il Papa: “Ci farà capire che cosa è urgente”
Oggi al via la kermesse, parla Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. “Il cristianesimo si gioca dove la gente lavora e discute, non in un recinto chiuso”. Domani c’è Leone XIV

Il Pre-Meeting dei giorni scorsi, con i giovani impegnati ad allestire la kermesse

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Rimini, 21 agosto 2026 – Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, dopo 44 anni il Papa torna al Meeting: che significato occorre dare alla presenza di Leone XIV all’evento di CL?
“Il significato, per me, sta anzitutto nel luogo: il Papa entra in una fiera, un posto costruito da laici per parlare con chiunque passi di lì, credente o no. È il riconoscimento che il cristianesimo si gioca dove la gente lavora, studia, discute, e non in un recinto riservato. E poi c’è il nome della manifestazione, che suona oggi quasi come una provocazione: ’amicizia fra i popoli’”.

Davide Prosperi, presidente di Comunione e Liberazione
Molti la interpretano come il segno tangibile della ritrovata sintonia tra Comunione e Liberazione e il Vaticano, dopo le frizioni negli anni del pontificato di Bergoglio. È una chiave di lettura corretta?
“No, e lo dico senza polemica, perché quella lettura utilizza categorie politiche che non spiegano ciò che è accaduto. In questi anni la Chiesa, grazie anzitutto all’iniziativa di papa Francesco, ha chiesto a tutti i movimenti, non soltanto a noi, una revisione della modalità di governo e questo ha implicato una riflessione sulla trasmissione del carisma di fondazione. Non sempre tale iniziativa ci ha trovati disponibili come avremmo dovuto essere: mi sembra più onesto ammettere questo che parlare di riconciliazione. C’è un lavoro cominciato, che continua sotto un altro pontefice”.
Com’è cambiato il popolo di CL in questi 44 anni?
“Nel 1982 eravamo in larga parte italiani e giovani, cresciuti dentro uno scontro ideologico che segnava tutto. Oggi in fiera convivono tre generazioni e comunità sparse in quasi cento Paesi. I ragazzi che in questi giorni stanno montando le sale, per la maggior parte, non erano nati quando venne Giovanni Paolo II. E vivono in una società drasticamente mutata. Come all’inizio, chi decide di aderire al movimento compie una decisione personale, e che deve rifare di continuo. Tuttavia la compie in un contesto sociale molto meno favorevole a una scelta di appartenenza così totalizzante. Credo che sia certamente più faticoso, ma a maggior ragione altrettanto vero”.
Come si è evoluto invece il vostro movimento?

Il Pre-Meeting dei giorni scorsi, con i giovani impegnati ad allestire la kermesse
“Da sempre ci siamo concepiti come un soggetto chiamato a vivere la nostra fede dentro la società – scuola, lavoro, cultura, anche politica – e questo ha generato opere che stanno in piedi ancora oggi. Questo ha generato però anche una tentazione: misurare la vitalità della fede da quanto si incide, da quanto si conta. In questi anni ci siamo nuovamente domandati qual è il nostro compito per contribuire a costruire la Chiesa nel mondo. Non è stato un passaggio indolore, né lineare: ogni tappa ha comportato discussioni serie e qualche ferita. Ma siamo giunti a renderci conto che quello che è passato attraverso don Giussani non appartiene solo a noi ma a tutta la Chiesa e a chiunque. Quando lo dimentichiamo, finiamo per difendere il nostro recinto invece di servire Cristo”.
Dallo scorso anno CL ha un nuovo statuto, frutto anche del percorso fatto con Bergoglio. Quali cambiamenti in concreto?
“Non mi dilungo sugli aspetti canonistici, ma il senso delle nuove norme si potrebbe forse riassumere così: il carisma non è proprietà di nessuno, né del presidente né di un gruppo di persone, e chiunque lo riceva ne diventa responsabile insieme agli altri. In particolare, l’incarico di guidare la Fraternità ha una scadenza: è la condizione migliore per svolgere questo ruolo senza identificarsi con esso, ma come servizio”.
E lei, personalmente, come sta vivendo l’attesa di incontrare il Papa al Meeting?
“Attendo di conoscere cosa per lui è più urgente in questo momento: sarà la maggiore urgenza anche per noi”.
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