Il necrologio di Gagarin: la storia segreta dietro il suo volo nello spazio

Yuri Gagarin è stato il primo uomo a volare nello spazio e uno dei simboli della ricerca scientifica sovietica. Aviatore di professione, la sua missione Vostok 1 diede ufficialmente l'avvio all'era spaziale e cambiò per sempre la storia dell'umanità.

Per quanto il suo nome sia oggi legato all'esplorazione spaziale, paradossalmente Gagarin raggiunse lo spazio solo una volta, proprio con la missione Vostok 1, sebbene egli venne dichiarato in seguito cosmonauta di riserva nella missione Sojuz 1, che terminò tragicamente con un incidente che tolse la vita al suo collega e amico Komarov.

I dubbi sulla missione Vostok 1

Ai tempi della missione Vostok 1, tuttavia, neppure l'agenzia spaziale sovietica era convinta del suo successo. Per il famoso volo del 12 aprile 1961 erano stati infatti preparati tre comunicati ufficiali.

Uno era stato scritto con la speranza che Gagarin avesse successo. Uno era stato scritto per giustificare eventuali problemi durante il corso della missione e una terza dichiarazione stampa era stata preparata per comunicare il decesso del cosmonauta nello spazio. Un necrologio, in pratica.

Il trionfo non era considerato una certezza, ma solo uno degli esiti possibili, tanto che tra i testi quello che veniva considerato più importante era proprio l'ultimo, poiché allora si credeva che sì, Gagarin avrebbe raggiunto lo spazio, ma che c'erano poche speranze che tornasse a terra sano e salvo.

I rischi del programma spaziale sovietico

Per capire questa sfiducia da parte degli ingegneri dell'URSS dobbiamo comprendere meglio ciò che era avvenuto prima. Il programma spaziale sovietico era reduce da incidenti e fallimenti. Il razzo Vostok non disponeva di un sistema di salvataggio efficace nelle fasi iniziali del lancio e pochi mesi prima il disastro di Nedelin aveva dimostrato quanto costasse la corsa allo spazio in termini di vite umane.

Anche Gagarin era perfettamente consapevole dei rischi: due giorni prima della missione scrisse una lettera d'addio alla moglie, destinata a essere consegnata solo in caso di incidente. Rimase nascosta fino al 1968, quando venne recapitata dopo la sua scomparsa in un incidente aereo, a solo 34 anni.

Il volo e il rientro di Yuri Gagarin

Alla fine, la preoccupazione si rivelò giustificata. La missione iniziò con un problema tecnico ancora sulla rampa di lancio, dove i tecnici dovettero intervenire sul portello della capsula prima del decollo. Superato l'imprevisto, il Vostok 1 raggiunse l'orbita terrestre e completò un giro completo del pianeta. La fase più critica arrivò però durante il rientro: il modulo di servizio non si separò immediatamente dalla capsula, provocando violente rotazioni mentre il veicolo attraversava gli strati più densi dell'atmosfera.

Le fiamme visibili dai finestrini fecero credere per un momento a Gagarin che la navicella stesse bruciando, quando in realtà erano l'effetto del plasma generato dall'attrito.

Il rientro non terminò all'interno della capsula. Come previsto dal progetto, Gagarin si espulse a circa sette chilometri di quota e raggiunse il suolo con il paracadute, mentre il veicolo atterrò separatamente. L'intera missione durò 108 minuti e si concluse con il successo che cambiò la storia dell'esplorazione spaziale.

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