Il parroco è malato, a Treville e Sant'Andrea la messa la celebrano i parrocchiani: «Niente omelia, ma Comunione sì»

CASTELFRANCO Il parroco non c'è e a guidare le celebrazioni feriali sono i laici. Succede in questi giorni non in qualche remoto e spopolato paese di montagna, ma nelle parrocchie di Treville e Sant'Andrea oltre il Muson a Castelfranco Veneto, terzo comune della Marca per popolazione. Le due comunità, che contano complessivamente oltre 5.100 abitanti per circa 2.050 famiglie, sono rimaste temporaneamente senza la presenza di don Andrea Guidone, alla guida delle due parrocchie dall'ottobre 2018, ricoverato all'ospedale di Treviso in attesa di un intervento chirurgico.

Data la sua assenza, che potrebbe prolungarsi per gran parte del mese di agosto, la Collaborazione pastorale castellana ha dovuto riorganizzare l'agenda: in assenza di altri sacerdoti disponibili, nei giorni feriali le Messe canoniche lasciano il posto alla "Liturgia della Parola", guidata da laici appositamente incaricati. Si tratta di funzioni che non prevedono la consacrazione dell'Eucaristia né l'omelia, anche se, grazie ai ministri straordinari, la Comunione viene comunque distribuita utilizzando le ostie già consacrate. Nel fine settimana, invece, le messe saranno regolarmente garantite grazie alla disponibilità dei sacerdoti della zona.

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La novità

Per molti fedeli vedere un uomo o una donna laici guidare la preghiera dall'altare rappresenta una novità assoluta. In realtà, dal punto di vista ecclesiastico, non c'è nulla di inedito: la possibilità è regolata dal Codice di Diritto Canonico ed è disciplinata dalla normativa liturgica della Chiesa da diversi decenni. Per i parroci, insomma, si tratta di “ordinaria amministrazione” di una possibilità liturgica codificata da quarant'anni e già ampiamente sperimentata, soprattutto in comunità remote, come quelle montane.

Ma il fatto che questa modalità avvenga a Castelfranco, nel cuore di un territorio tradizionalmente ben servito dal punto di vista pastorale, sposta la percezione e apre inevitabilmente una riflessione più ampia sul domani. «L'assenza di don Andrea era prevista per agosto e lui stesso aveva già preparato queste celebrazioni – spiega don Claudio Bosa, parroco abate del Duomo e coordinatore della Collaborazione pastorale di Castelfranco –. I fedeli erano pronti, perché nei mesi scorsi, quando il parroco mancava, erano già state proposte le liturgie della Parola. Il momento attuale è però particolare: siamo in estate, molti sacerdoti sono impegnati nei campi scuola e nelle attività con i giovani. Doveva essere proprio don Andrea a dare una mano nelle sostituzioni. Ci siamo confrontati tra parroci della Castellana per fare rete e garantire almeno i fine settimana».

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Le carenze

L'incastro estivo e la contingenza medica accelerano così un processo con cui la diocesi di Treviso si confronta ormai da tempo. Se nelle zone marginali la contrazione del clero è una realtà consolidata, l’applicazione di questo schema nella pianura trevigiana fotografa un mutamento strutturale. La Chiesa locale, attraverso la nascita delle "Collaborazioni Pastorali", ha cercato finora di rispondere alla carenza di preti ridistribuendo le messe sui territori.

Ma quando l'incastro delle situazioni o le emergenze improvvise lo impongono, la celebrazione della Liturgia della Parola al posto della messa feriale diventa, in alcuni casi, l'unica soluzione praticabile. Le celebrazioni della Parola rientrano proprio in questo percorso: non sostituiscono la messa, ma consentono alle comunità di continuare a ritrovarsi anche quando manca il parroco. La diocesi di Treviso sta investendo molto sulla formazione teologica e sull'istituzione stabile di lettori e accoliti laici. La vicenda di Treville e Sant'Andrea racconta proprio questo: oggi risponde a un’emergenza estiva e temporanea, ma domani potrebbe rappresentare la normalità strutturale di una Chiesa che, tra calo delle vocazioni e innalzamento dell’età media del clero, sta ridisegnando il proprio modo di essere presente sul territorio.