Roma, 1 settembre 2026 – Appena dietro la linea del fronte in Donbass la guerra disegna sul volto stravolto di un soldato ucraino due occhi arrossati dalla polvere del campo di battaglia, ancora spalancati sul nemico che colpisce dall’alto, furtivo, spietato. Hanno appena incrociato la furia di un drone, l’armamento vanto di un conflitto nuovo, pulito fino a quando non riduce a brandelli i corpi infilzati nel mirino. Sono due pupille, che non hanno fame di cibo, quello non manca ai militari in prima linea, ma di parole di conforto dopo aver portato a casa ancora una volta la pelle e dato la morte. Don Oleh Ladnyuk, cappellano militare cattolico, dispiegato nella regione contesa fra russi e ucraini, ogni giorno si sforza di cercare dentro di sé le parole giuste per aiutare i soldati bisognosi di un sostegno spirituale.
Qual è il morale della truppa?
“Incontro soldati stanchi dopo oltre quattro anni di guerra, uomini spaventati dai robot impiegati nei combattimenti. Quando un corpo resta intero, una volta che viene colpito da un drone, c’è da tirare un sospiro di sollievo... L’altro giorno tre civili sono stati uccisi, li hanno seppelliti in una fossa comune, perché era impossibile identificarli. I militari lo sanno e convivono con questo incubo”.
A combattere ci sono sempre più soldati anziani?
“Sì, poi dipende dalle brigate, ma il problema del reclutamento ce l’hanno anche i russi. Per fortuna noi abbiamo dei combattenti stranieri che ci danno una mano, anche a costo della loro vita. Di recente è successo ad un giovane polacco, prima a un colombiano”.
Che cosa le confidano i soldati?
“Devono fare i conti con un inferno psicologico difficile da scalfire. Parlano delle loro famiglie, del dolore per non riuscire a crescere i figli: c’è chi è partito da casa, lasciando un bambino piccolo e se lo ritrova già ometto. Sono uomini che hanno visto morire dei commilitoni, che hanno ucciso dei coetanei russi”.

Dipendenti di McDonald's si riparano in un sottopassaggio durante un allarme aereo a Kiev il 1° settembre 2026 (foto Roman PILIPEY / AFP)
Lei ascolta e poi che cosa dice?
“Dico loro di pregare per tutte le anime, la loro e quella dei nemici. In guerra ogni persona si trasforma un po’ in un animale, ma bisogna sforzarsi di restare umani. Se uno deve difendersi, è un conto, altrimenti, quando il nemico non vuole combattere, va risparmiato”.
Come vive la popolazione in Donbass?
“È allo stremo, ci sono paesi in cui metà della popolazione è morta o scappata. Sono rimasti solo donne e anziani. Non sono loro che danno i viveri ai soldati, spesso sono quest’ultimi a portare cibo per sfamarli”.