Bologna, 23 luglio 2026 – ”Abbiamo fatto tutto il possibile e del nostro meglio per evitare che questa persona si facesse male o che facesse male ad altri. Ora, oltre il carico enorme da portare durante tutto il tempo delle indagini e il processo, il nostro peso più grande, un peso enorme, è che una persona ha perso la vita davanti ai nostri occhi. E con questo dovremo sempre convivere”.
Gli agenti intervenuti al Pilastro: “Siamo sconvolti”
Sono le prime parole (riferite dal loro legale) dei due agenti, 23 e 28 anni, intervenuti al Pilastro, quartiere popolare bolognese. Si dicono “sconvolti per quanto accaduto”, l’ultima cosa al mondo che avrebbero voluto. Domenica mattina Abderrahim Fakir, 42 anni, ha smesso di respirare dopo un intervento di contenimento da parte dei due poliziotti, che erano accorsi su segnalazione dei cittadini. Quando, alle 12.15, arrivano in via Svevo, trovano Fakir steso a terra, sta urlando frasi sconnesse, sembra chiedere aiuto. Poi si alza e colpisce le serrande dei garage, dopo si stende a testa in giù su una scalinata. Qualcuno gli grida di calmarsi. Ma poco dopo, quando due uomini scendono da un’auto, Fakir colpisce il cofano con un pugno e scoppia una lite tra i tre.
Il poliziotto accende la bodycam e scatta l’intervento
È a quel punto che il poliziotto accende la bodycam e scatta l’intervento: da alcuni fotogrammi (il video è online da ieri sul nostro sito) si vede che i poliziotti ’separano’ Fakir dai due cittadini e lo buttano a terra. Poi, il contenimento, il successivo controllo dei sanitari, le manovre di rianimazione con cui si è tentato di salvargli la vita. “Quando viene alimentato da più parti un clima di sospetto e sfiducia verso le forze dell’ordine – le parole del loro avvocato, Gabriele Bordoni – dotarsi di mezzi per tutelarsi è una mossa senza dubbio intelligente. E questo ha fatto il nostro agente: non solo aveva con sé una bodycam, di sua proprietà, ma ha anche avuto la prontezza di accenderla quando c’è stato bisogno –. Più guardo le immagini e riascolto l’audio di quei momenti, più nutro la convinzione sincera che l’intervento dei poliziotti sia stato condotto in maniera ineccepibile”.
La ‘smentita‘ dell’Ausl sull’indisponibilità dell’automedica
Nel frattempo, circa la richiesta da parte di un’automedica da parte dei poliziotti, arriva la ’smentita’ dell’Ausl: “È stato riportato da organi di informazione che le forze dell’ordine avrebbero richiesto alla Centrale Operativa 118 l’invio di un’automedica e che la richiesta non avrebbe trovato riscontro per indisponibilità del mezzo. Gli elementi documentali attualmente in possesso dell’Azienda, comprese le registrazioni delle chiamate e la documentazione della Centrale Operativa, non confermano tale ricostruzione”, spiega l’Ausl.

I frame del video dove si vede Fakir negli attimi prima di morire
Scoppia il caso della perquisizione a casa di Fakir
E, intanto, scoppia anche il caso per la perquisizione a casa di Fakir. In quella circostanza è stato chiesto al cugino di Fakir (che viveva con lui) di andare con la polizia per essere sentito. Ma lui non voleva e così si sarebbe rifiutato. Ma la cosa non è passata inosservata. “Un fatto grave, ovviamente denunceremo”, dice Fabio Anselmo, avvocato della famiglia della vittima. Perché, se la perquisizione è stata “giustamente eseguita” invece il cugino “è stato prelevato e caricato sull’auto per portarlo in Questura, senza motivo apparente – sottolinea Anselmo –. Non solo. Abbiamo avute diverse segnalazioni di comportamenti incongrui. Torno a ripetere che le indagini (che sono della Squadra Mobile) devono essere affidate a un altro Corpo. Tutto questo è assurdo. E nulla giustifica la permanenza dei poliziotti su quel corpo. Qui si sta colpevolizzando quella che è la vittima in questa storia, la persona che è morta”.

Manifestazione e scontri in centro dopo morte di Abderrahim Fakir (foto Schicchi)
Anselmo si è anche è detto convinto che non ci sia stata alcuna colluttazione tra Fakir e altri prima che i poliziotti lo bloccassero.