Morbillo negli Usa, Kennedy Jr costretto ad ammettere l'efficacia del vaccino

Impennata di casi di morbillo negli Usa, il no vax Robert Kennedy Jr. costretto a dire in tv: “I genitori dovrebbero vaccinare i loro figli”

“I genitori dovrebbero vaccinare i loro figli contro il morbillo”. La dichiarazione è stata rilasciata dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. durante un’intervista concessa domenica a Dana Bash di Cnn. Con i casi di morbillo che continuano a crescere negli Stati Uniti – a fine luglio ne sono già stati registrati 2371, contro i 2289 complessivi del 2025 – a Kennedy non è rimasto altro che riconoscere, come gli ha chiesto Bash, che il vaccino contro il morbillo “è sicuro e aiuterà le famiglie a salvare le vite dei loro bambini”. Non si è trattato di un’ammissione facile per l’uomo che da anni diffonde informazione, spesso disinformazione, violentemente contraria ai vaccini per morbillo, parotite e rosolia. Anche da segretario alla Salute, Kennedy non ha smesso di seminare dubbi. In un’intervista a Fox News del marzo 2025, con i casi già in crescita, ribadì che il vaccino era una scelta personale e che la crescita dei casi dipendeva dal declino della cosiddetta “immunità di gregge”. “Quando eravamo bambini, prendevamo tutti il morbillo e questo ti dava una protezione a vita. Il vaccino non è lo stesso. Per alcuni è una copertura a vita. Per altri, invece, ha una scadenza”, sostenne Kennedy.

Gli risposero, contraddicendolo, le principali autorità sanitarie del Paese. “Se fosse come dice lui – affermò Paul Offitt, direttore del Vaccine Education Center at Children’s Hospital of Philadelphia – il morbillo non sarebbe stato ufficialmente dichiarato vinto negli Stati Uniti nel 2000”. Arrivati ad agosto 2026, non è però più il momento per le teorie scientifiche improvvisate. La situazione sta sfuggendo di mano. Una malattia infettiva altamente contagiosa, che era appunto stata dichiarata non più presente sul territorio statunitense nel 2000, è tornata a diffondersi con preoccupante velocità. Per trovare un numero così alto di casi di morbillo negli Usa bisogna tornare al 1991. L’epicentro iniziale delle infezioni è stato il Texas, dove il movimento anti-vax è particolarmente forte e dove la risposta delle autoritarie sanitarie è stata debole e tardiva. Dallo Stato del Sud l’epidemia si è poi diffusa nel resto del Paese, con punte in South Carolina, Utah, Arizona, altri Stati in cui il movimento anti-vax ha guadagnato in questi anni particolare consenso.

Già nel passato, di fronte alla crescita dei casi di morbillo, Kennedy aveva invitato le famiglie americane a far vaccinare i loro figli. Mai il suo appello era però stato così forte e convinto come nell’intervista di domenica a Cnn. Pur riconoscendo l’efficacia delle vaccinazioni, il segretario alla Salute ha però rigettato qualsiasi responsabilità nella diffusione delle infezioni. Quando Dana Bash gli ha chiesto se ritiene che il suo lavoro, e quello dell’amministrazione, abbiano contato nell’attuale crisi, Kennedy ha risposto: “Assolutamente no”. Con il procedere dell’intervista, pressato dalla giornalista su questo e altri aspetti della sua gestione politica e sanitaria, Kennedy è anzi apparso particolarmente combattivo, in certi momenti anche arrogante. Ha accusato Bah di essere “nervosetta”, di “dire delle
sciocchezze” e di “ripetere a pappagallo… affermazioni che non è in grado di sostenere”.

Le autorità mediche Usa sperano comunque che ora, di fronte all’aumento drammatico dei casi, molte famiglie americane decidano di far vaccinare i loro figli. Una soglia di circa il 95% di popolazione vaccinata è considerata necessaria per raggiungere l’“immunità di gregge”, e poter quindi proteggere coloro che non possono vaccinarsi o che non sviluppano una risposta immunitaria adeguata, inclusi neonati e pazienti oncologici. L’attuale diffusione di casi di morbillo è spiegata proprio con il fatto che la soglia del 95% non è stata rispettata, e con diverse parti degli Stati Uniti le famiglie hanno ascoltato teorie come quella del legame tra vaccini e autismi. Sembra aver contato anche l’idea, diffusa dopo l’epidemia del Covid-19 e spesso sostenuta dallo stesso Donald Trump, secondo cui gli americani sono sottoposti a un numero eccessivo di vaccini. Queste teorie hanno attecchito anche nelle aree più avanzate del Paese. In Delaware si è passati dal 98,5% dei bambini in età di asilo vaccinati nel 2016 contro morbillo, parotite e rosolia, all’attuale 94,1%. Gli ultimi sviluppi sembrano comunque aver già indotto a un cambio di attitudini. Proprio in Delaware il primo caso di morbillo è stato annunciato il 20 luglio. Il giorno successivo, le autorità sanitarie hanno registrato 60 vaccinazioni volontarie.