«In Nepal ho visto la devastazione, ecco come mi sono salvata», il racconto di Maria Carmela scampata alla tragedia

Sette ore a piedi per raggiungere un villaggio di montagna in Nepal. Sotto la pioggia incessante, calpestando pietre, sentieri sconnessi creati con coraggio dalla guida che cerca di tranquillizzare, mentre un minaccioso fiume in piena distrugge strade e vie di uscita. Solo uno zaino in spalla, niente viveri e la speranza di riuscire a raggiungere un riparo prima che sia troppo tardi. Intanto nel nord del Paese la devastazione si è abbattuta.

È salva e ora è in un hotel a Kathmandu dopo aver vissuto ore drammatiche. «Qui è mezzanotte, siamo stanche, ma finalmente al sicuro» dice Maria Carmela Emanuele, 57 anni, originaria di Tor San Lorenzo, che insieme all'amica Mariapaola da qualche giorno è in viaggio in Nepal, il Paese colpito dalla catastrofe.

Nella giungla

«Mi sento doppiamente fortunata - dice Maria Carmela, chimica alle Agenzie delle dogane e dei Monopoli di Roma - perché sono nel sud del Paese e perché poco dopo aver lasciato il distretto di Chitwan ho saputo che si è abbattuto un monsone, o forse qualcosa di più grave...». Quando al nord, interi villaggi venivano spazzati via lungo diverse vallate, Maria Carmela stava facendo un safari nella giungla nel sud del Nepal: «Siamo stati colpiti da tanta pioggia, in realtà non sapevamo cosa stesse accadendo dall'altra parte del Paese: sono stati i miei amici e la mia famiglia ad avvertirmi chiamandomi, erano terrorizzati per quello che era successo». Maria Carmela ha fatto di tutto per tranquillizzare la mamma, i fratelli, i nipoti. «Fortunatamente le linee telefoniche e la connessione a internet non hanno mai smesso di funzionare e dopo essere stata avvertita abbiamo iniziato a informarci» spiega. È arrivata il 20 agosto in Nepal.

E non dimenticherà mai il viaggio da Pokhara a Ghandruk per raggiungere la base dove doveva alloggiare. «Si era abbattuto un monsone, abbiamo visto la devastazione che ha provocato: abbiamo dovuto abbandonare il bus che doveva portarci al rifugio, le strade non c'erano più e per sette ore abbiamo camminato in condizioni davvero difficili». Accanto a Maria Carmela sei compagni di viaggio, il portatore e la guida Subas. «Ho visto le conseguenze del monsone, gli enormi danni che ha portato e come le persone del luogo sono riuscite ad arrangiarsi: la nostra guida ha praticamente creato un sentiero per evitare la furia del fiume in piena, in Nepal sono così, si adattano a ogni situazione. Le persone del posto erano più spaventate per noi che per loro, hanno sempre cercato di tranquillizzarci».

La paura

Ieri un altro momento di paura. «Dopo aver trascorso due giorni a Chitwan siamo partiti in bus per raggiungere Kathmandu, ma molte strade erano crollate: abbiamo dovuto viaggiare su sentieri di montagna. Ho avuto paura quando, all'ora di pranzo, ci hanno detto che non saremmo potuti tornare indietro, dovevamo per forza proseguire cercando di superare qualunque tipo di difficoltà avessimo incontrato. Non sappiamo ancora bene cosa sia accaduto a Chitwan, anche la guida era allarmata. E questo mi dispiace davvero molto».

L'altruismo

Dopo diverse ore di viaggio Maria Carmela è finalmente arrivata in hotel a Katmandu «con la gioia nel cuore...». Questa mattina è previsto il volo per Doha, poi partirà per Roma. «Non sappiamo se ci saranno ritardi, ma alle sette noi saremo comunque in aeroporto». Tanti pericoli «scampati», ma Maria Carmela non riesce proprio a sentirsi del tutto sollevata. «Sono davvero in pena per quello che è successo nel nord del Nepal, per i morti e per i dispersi, e ancora non sappiamo cosa sia accaduto a Chitwan... Il Nepal è un posto bellissimo, un luogo magico, mistico: amo viaggiare, amo l'avventura. E non dimenticherò mai la gentilezza, l'accoglienza e l'altruismo di questo popolo sempre disponibile. Nei loro sguardi c'è una grande serenità. Anche se non hanno nulla. E ora dovranno affrontare momenti davvero difficilissimi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA