Incubo compiti: "Troppi e inutili". Presidi Roma: "Le scuole si auto-regolino"

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26 luglio 2026

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Riassunti, esercizi, traduzioni, libri da leggere e chi più ne ha più ne metta. Quello dei compiti per le vacanze è quasi un incubo per migliaia di studenti alle prese, di frequente, con assegnazioni che arrivano all’improvviso, anche a lezioni concluse da giorni. Una pratica comparsa da quando si usa il registro elettronico ma su cui anche tanti "prof" nutrono perplessità, visto che l’effetto è quello di scombinare l’organizzazione dei ragazzi (quelli che i compiti li fanno) e spesso anche delle loro famiglie.

Un sondaggio di «Skuola.net», il principale sito web dedicato al mondo della scuola, ha rivelato che «solo il 40% del campione intervistato (circa mille alunni, ndr) ha ricevuto tutte le assegnazioni entro l’ultimo giorno di scuola. Per il restante 35% qualche integrazione è stata diramata successivamente tramite il registro elettronico, mentre il 25% ha ricevuto con questa modalità addirittura la maggior parte dei compiti per le vacanze». Il dato è complessivo, ma la questione è sentita anche nella Capitale.

Sara (nome di fantasia), insegnante del liceo Cavour, rivela ad esempio che le lamentele delle famiglie sono arrivate anche durante l’anno scolastico: «Spesso - racconta - a porre il problema sono i genitori dei ragazzi che fanno sport, che spesso sono anche quelli con il rendimento scolastico migliore». Questo perché «alcuni docenti», spiega Sara, tendono a inserire i compiti nel registro elettronico quando le lezioni sono finite: «Di sabato pomeriggio alle 14.30 viene aggiunto ad esempio un riassunto da fare. Così però gli studenti che nel week end fanno sport se ne accorgono solo la sera tardi».

Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, ha un’opinione netta al riguardo: «Inserire i compiti sul registro elettronico dopo la fine dell’anno scolastico o darli all’ultimo momento, cosa che purtroppo accade, non è un bel modo di rappresentare all’opinione pubblica la figura del docente. Si tratta naturalmente di minoranze - commenta Rusconi, che aggiunge - Da anni noi presidi invochiamo una sorta di codice deontologico per la professione del docente», ma nel frattempo, per ovviare al problema specifico «il collegio dei docenti può stabilire delle regole di comportamento, magari su stimolo del dirigente scolastico». Altra questione è la quantità di studio richiesto ai ragazzi in estate.

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Il 49% degli intervistati da Skuola.net considera il carico di lavoro «molto impegnativo ma fattibile», il 25% «eccessivo o infattibile». Solo il 21% ritiene che le assegnazioni siano equilibrate e appena il 5% considera i compiti «realmente leggeri». Su questo, il presidente romano dell’Anp segnala la scarsa utilità didattica del riempire di compiti gli studenti, visto che molti per evitare la fatica usano l’intelligenza artificiale (forse, ragiona Rusconi, potrebbe essere più utile «assegnare» esperienze, come visitare un museo).

A ridimensionare il problema ci pensa però la dirigente scolastica del liceo Virgilio, Isabella Palagi: «A me personalmente non sono arrivate lamentele, che spesso si limitano a girare nelle chat di classe - spiega la preside, secondo la quale - Opporsi tout court non è costruttivo, perché i compiti vanno nella direzione dell’approfondimento, non dell’appesantimento, e non farli non è una risposta. Se c’è l’esigenza di porre un problema di sovraccarico, il luogo principe in cui farlo è il consiglio di classe». Secondo Palagi tuttavia «i ragazzi devono imparare a gestire il loro tempo e mi lascia perplessa l’obiezione secondo cui il carico va a gravare sulle famiglie. I compiti, sia durante l’anno che alla fine dell’anno scolastico, sono e devono essere una responsabilità dell’alunno». Insomma, non devono occuparsene mamma e papà, «che nella maggior parte dei casi dovrebbero limitarsi a una vigilanza discreta. Il nostro obiettivo è quello di rendere i nostri studenti responsabili e autonomi». Anche in villeggiatura.