Integrazione a scuola. Tetto del 30% in classe: "Solo propaganda": "Misura indispensabile"

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Dopo il decreto legge del Governo nasce la polemica a livello locale ll nuovo limite per gli alunni provenienti dall’estero entrerà in vigore (salvo modifiche da parte del Parlamento) a partire dal prossimo anno.

Dopo il decreto legge del Governo nasce la polemica a livello locale ll nuovo limite per gli alunni provenienti dall’estero entrerà in vigore (salvo modifiche da parte del Parlamento) a partire dal prossimo anno.

Dopo il decreto legge del Governo nasce la polemica a livello locale ll nuovo limite per gli alunni provenienti dall’estero entrerà in vigore (salvo modifiche da parte del Parlamento) a partire dal prossimo anno.

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In un’epoca di trasformazione (così rapida ed evidente), con un’Italia che cambia a vista d’occhio, ecco che l’occhio del Governo è puntato sulla scuola. Tra le varie misure del decreto scuola c’è il ‘tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi’. ll nuovo limite del 30 per cento di alunni stranieri per classe (pena lo smistamento ad altra scuola) andrà in vigore (salvo modifiche da parte del Parlamento) a partire dall’anno scolastico 2027-28 e riguarderà le classi prime delle elementari, delle medie e delle superiori. Il tetto riguarda i bambini con cittadinanza non italiana e che non siano nati nel nostro paese, ed è puntato principalmente sul problema degli alunni che non parlano italiano.

Le reazioni del territorio sono molteplici. "L’inclusione non è uno slogan – è la voce di Cgil Forlì-Cesena e Flc Cgil Forlì-Cesena –. Diciamo ‘No’ al tetto per gli studenti stranieri, la scuola pubblica unisce e non crea ghetti".

In Emilia-Romagna le situazioni più significative si registrano a Piacenza, con 578 classi e sezioni in deroga, pari al 34% del totale, e Parma, con 817 e il 33,3%. Seguono Modena con 980 (23,1%), il valore assoluto più elevato della regione, Reggio Emilia con 623 (21,1%), Ravenna con 375 (18,3%), Ferrara con 328 (17,9%), Bologna con 880 (16,9%), Forlì-Cesena con 344 (14,5%) e Rimini con 159 (8,5%).

"Una percentuale non puo’ diventare una politica scolastica – spiegano di Cisl Scuola Emilia-Romagna – bisogna guardare le condizioni concrete dei singoli territori". "Di fronte al decreto – replicano dal movimento politico Popolari per Cesena – esprimiamo forte preoccupazione. È un approccio che rischia di rispondere a complessi fenomeni sociali con logiche di mera chiusura, lontane dallo spirito della nostra Costituzione e dai bisogni reali delle comunità locali".

"Il tetto agli studenti stranieri? Una misura razzista che distoglie l’attenzione dai veri problemi della scuola – sostiene Adl Cobas Emilia-Romagna –. Questa misura non affronta nessuno dei problemi strutturali della scuola pubblica e rischia di trasformare una questione complessa in propaganda segregazionista sulla pelle di chi dovrebbe poter godere del diritto all’istruzione".

Il limite del 30% era già stato introdotto nel 2010 con una circolare ministeriale dell’allora ministra Gelmini, durante il governo Berlusconi. "I ghetti li crea la sinistra – replicano in una nota Antonella Celletti e Enrico Sirotti Gaudenzi della Lega –. Chiunque sia dentro la materia sa che questo decreto legge è indispensabile. La scuola deve dotare chi la frequenta di pensiero critico e di una solida formazione culturale di base, accessibile a tutti per garantire un’effettiva parità e fungere da ascensore sociale".

"Dal Governo arrivano solo propaganda e fumo negli occhi – replica il Partito democratico di Cesena –. La scuola pubblica ha bisogno di risorse, libri gratis e tempo pieno, non di tetti ideologici. La presidente del Consiglio e il Governo continuano a spostare l’attenzione dai veri problemi del Paese, alimentando una propaganda sterile sulla pelle degli studenti".

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