Covid, Galeazzo Bignami: "Arcuri provò a fermarmi sul piano pandemico"

Sullo stesso argomento:

Intervista al capogruppo alla Camera di FdI: "Bologna? Il risultato di una sinistra estremista"

22 luglio 2026

  • a
  • a
  • a

Commissione Covid è stato il giorno dell’audizione del capogruppo alla Camera di FdI Galeazzo Bignami che ha ripercorso quei giorni concitati in cui chiese al Ministero di poter vedere il piano pandemico, tenuto fino a quel momento segreto, e i verbali della task force.

Le opposizioni hanno disertato la Commissione perché a loro avviso è diventata uno strumento politico di FdI. Boccia sostiene che era inutile audirla perché non ha avuto un ruolo nella gestione dell’emergenza pandemica. Cosa risponde?
«Chi ha ascoltato la mia audizione è libero di farsi una sua opinione».

Ha voluto farsi audire con la formula della testimonianza. È una sfida a Conte, un modo per rispondere a chi contesta le sue ricostruzioni o entrambe le cose?
«Entrambe le cose, aggiungo il fatto che secondo me se una Commissione di inchiesta ti convoca non devi avvalerti di forme di protezione come Conte intende fare».

Durante la seduta ha ricordato quando fece richiesta di accesso agli atti per poter vedere il piano pandemico «segreto». Come seppe dell’esistenza di quel piano e come andarono le cose.
«Dopo aver letto un articolo a firma di Monica Guerzoni sul Corriere della Sera in cui si parlava di un presunto piano pandemico segreto del Governo chiesi al Ministero competente di poterlo visionare».

E cosa le risposero?
«Che quel piano non esisteva. Così decisi di fare ricorso al Tar. Il procedimento si è concluso con la condanna del Ministero che a quel punto furono costretti a fornire il piano che magicamente apparve. Stessa cosa per i verbali della task force. Negavano esistessero poi una volta condannati li hanno dati».

Questa reticenza si spiega con il fatto che per la task force attivare quel piano pandemico, come ha ricordato lei, avrebbe voluto dire autodenunciarsi per non averlo aggiornato?
«Attivare quel piano, come ha sostenuto il senatore del Pd Andrea Crisanti in una consulenza per la Procura di Bergamo, sarebbe stato utile per contenere la diffusione. Invece il ministro Speranza diceva che era inutile, però nella task force sostenevano che bisognava aggiornalo e attivarlo».

Perché non lo fecero?
«Diversi soggetti che sedevano nella task force erano gli stessi che avrebbero dovuto aggiornarlo. Se avessero detto chiaramente che andava attivato e aggiornato, con un ritardo di 14 anni (quel piano era del 2006, ndr.) avrebbero ammesso di non aver fatto il loro lavoro. Tra l’altro l’aggiornamento del piano è obbligatorio ogni tre anni. Quindi gli stessi soggetti che erano tenuti ad aggiornarlo sedevano negli organi preposti alla tutela della salute pubblica. Per questo aggiungo una cosa».

Prego.
«C’è chi tra salvare vite e dichiarare che il piano non era aggiornato e il silenzio ha preferito tacere».

Per questo ha dichiarato che non fu una gestione all’insegna della trasparenza?
«Nel momento in cui sei costretto a fare due ricorsi al Tar perché ti dicono che i documenti che chiedi non esistono e poi il Tar ti dà ragione e ti producono i documenti non mi sembra un’opinione che non ci fosse trasparenza, mi sembra un fatto».

Arcuri le telefonò per chiederle di ritirare la richiesta di accesso agli atti, come le giustificò quella richiesta?
«Dicendomi che avrebbe messo tutti i documenti online e che quindi non era necessario».

Non la ritirò perché non era convinto che lo avrebbe fatto?
«Esattamente».

E poi sono stati messi online quei documenti?
«Dei documenti sono stati messi online. Il problema è che se non sai quanti ne avevano non puoi sapere se ne mancavano alcuni o meno. Ho appreso solo dopo che, per esempio, mancavano tutti i contratti delle mascherine cinesi; perché Arcuri non ne parlò in audizione e non mi risulta li abbia mai pubblicati».

La Cina torna spesso in questa vicenda. Che tipo di operazione politica stava cercando di mettere in piedi il M5S con Pechino?
«Secondo me non solo il Movimento 5 Stelle, ma tutta la maggioranza giallorossa. Anche nell’audizione ho fatto puntuali riferimenti a D’Alema, a Speranza che nei verbali della task force richiama esprime la premura di non mettere in difficoltà i rapporti Italia-Cina. C’è un fatto abbastanza emblemati co».

Quale?
«Il 23 gennaio 2020, lo stesso giorno in cui la Repubblica Popolare cinese chiude Wuhan, arrivano in Italia 202 passeggeri cinesi proprio da Wuhan. E la preoccupazione della task force è di non creare allarme intorno a vestiti e giocattoli provenienti dalla Cina. Quindi c’era un’attenzione particolare alla Cina e un doppio binario».

Cosa intende?
«Quei passeggeri cinesi di fatto non vennero tracciati, ma una settimana dopo quando arrivano degli italiani propongono di metterli in quarantena».

Non riguarda la sua audizione, ma non posso non chiederle cosa ne pensa della vicenda di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento della Polizia di Stato a Bologna.
«In una città normale, espresso il dovuto cordoglio per la morte di una persona, cosa che rappresenta sempre un fatto tragico e su cui è necessario che vengano condotti tutti gli accertamenti del caso, si sarebbe atteso l'esito di accertamenti. A Bologna, dove governa una sinistra ideologica ed estremista, invece si è deciso di evocare e convocare la piazza e questo ha inevitabilmente portato a ciò che oggi vediamo tutti».