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- "Io, campione del mondo. Con le mie foto sulla natura. È l’uomo a fare il clima folle"
Maurizio Bonora ha conquistato dieci volte il titolo con scatti su animali e ambiente "Riscaldamento rapido e anomalo per la schiacciante attività di industrie e allevamenti".

Maurizio Bonora ha conquistato dieci volte il titolo con scatti su animali e ambiente "Riscaldamento rapido e anomalo per la schiacciante attività di industrie e allevamenti".

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"La terra ha sempre avuto dei cicli naturali. Però il riscaldamento rapido e anomalo degli ultimi anni è dovuto alla schiacciante attività umana (industrie, allevamenti intensivi, discariche). In pratica tutte le attività che producono i famigerati gas serra come vapore acqueo, metano, anidride carbonica, ozono", così la pensa Maurizio Bonora, dieci volte campione del mondo di fotografia naturalistica, quella natura che ama e riprende con il suo obiettivo. Il martin pescatore che si tuffa, il pesce agganciato al becco che si dibatte. Il ciclo della vita e della morte che il suo occhio racconta, da sempre, lui che faceva tutt’altra cosa. "Lavoravo in un’industria, un altro mondo"
Ferrara, l’anima segreta che lei racconta "Città d’arte e di storia, custodisce un tesoro che spesso sfugge a chi ne percorre distrattamente le strade. Un ecosistema vibrante che pulsa tra le nebbie delle valli e il silenzio delle campagne. È un mondo fatto di istanti fugaci, che solo la pazienza e l’occhio di un interprete attento possono cristallizzare prima che svaniscano", risponde Bonora che ha dedicato oltre quarant’anni a questa missione, trasformando la sua passione per gli animali in una narrazione visiva che va oltre lo scatto.
Piume e battiti d’ali "Attraverso il mio obiettivo la biodiversità della nostra terra, acqua e campagne, smette di essere un’ombra distante per diventare protagonista" Le sue immagini catturano scene di una quotidianità straordinaria, come quel martin pescatore "Emerge come un dardo dal canale"
Non c’è rosa senza spine "Non mancano i momenti di tensione che svelano la forza della natura, come il duello acrobatico delle lepri o i litigi tra aironi bianchi. Grazie a un approccio discreto, fermo anche momenti rarissimi, come uno sparviere che si concede il lusso di un bagno in una pozza d’acqua"
Che cos’è per le la fotografia? "Ogni scatto è appagamento, un modo per vivere il territorio in maniera ‘spirituale’"
Lei ha visto un mondo cambiare oltre la lente dell’obiettivo "Il territorio di Ferrara è iniziato a cambiare negli anni 70. In quarant’anni sono stato testimone dei profondi e dolorosi cambiamenti del paesaggio. L’agricoltura intensiva e la cementificazione delle sponde hanno ferito il territorio, impoverendo la biodiversità e mettendo a rischio i siti di nidificazione".
Eppure nelle sue foto brilla uno spiraglio di speranza "La sopravvivenza di boschetti, siepi e maceri conserva un mosaico di vita che resiste tenacemente. Il territorio ferrarese appare così come un abbraccio fragile tra terra e acqua. Un patrimonio inestimabile che, oggi più che mai, abbiamo il dovere di conoscere, proteggere e guardare con lo stesso rispetto con cui il fotografo accosta l’obiettivo alla natura".
Mario Bovenzi
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