“Jelenic era in grado di intendere e di volere quando accoltellò a morte il capotreno Ambrosio”. Il movente resta un mistero

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L’esito della perizia psichiatrica. Il 36enne affronterà il giudizio in Corte d’Assise a suo carico, essendo stato reputato “in grado di partecipare al processo” dal perito incaricato dal giudice

Marin Jelenic accusato di aver ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio

Marin Jelenic accusato di aver ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio

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Bologna, 15 settembre 2026 - Marin Jelenic era in grado di intendere e volere il giorno in cui, quel maledetto 5 gennaio, accoltellò a morte il capotreno Alessandro Ambrosio. Ed è per questo che Jelenic affronterà il giudizio in Corte d’Assise a suo carico, essendo stato reputato “in grado di partecipare al processo” dal perito incaricato dal giudice.

È questo l’esito della perizia psichiatrica depositata ieri sera dallo psichiatra Domenico Berardi.

Una conclusione messa nero su bianco nel documento di 50 pagine recapitato ieri al presidente della Corte, Pasquale Liccardo, al pm Michele Martorelli e alle parti rappresentate dagli avvocati Marcuccio (difensore di Jelenic), Sabattini per i familiari di Ambrosio e Carastro per il Comune, costituitosi parte civile nel procedimento.

Marin Jelenic

Marin Jelenic

"Nessuna infermità o malattia, nel giorno dell’omicidio aggressività intensa”

Un documento in cui il perito della Corte ha concluso appunto che Jelenic, 36 anni, “non presentava al momento della commissione dei fatti alcuna infermità o malattia in grado di escludere o scemare grandemente la capacità di intendere e di volere”. Invece, il 5 gennaio Jelenic avrebbe agito a seguito di una “intensificazione nel giorno dell’omicidio di aggressività e violenza interpersonale”.

Da quel che traspare dalla perizia dello psichiatra Berardi, incaricato dal giudice lo scorso 17 giugno, Jelenic viene tratteggiato come una persona dalla condotta violenta ma non riconducibile ad una patologia psichiatrica.

Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso a Bologna

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Il rebus del movente

“Il salto dalle lesioni personali all’omicidio è immenso - scrive il perito nella relazione - ma al di là dell’abuso alcolico osservato anche in altri episodi di violenza, non vi è nulla che indichi una compromissione acuta dello stato mentale del periziando”, il quale viene definito anche “distaccato emotivamente dagli eventi” e “non emerge né rabbia né ansia né angoscia” da parte sua.

Inoltre, all’esito della relazione, a causa della “reticenza del periziando (…) non è stato possibile interrogarlo sui motivi di questa escalation” di violenza che ha portato all’omicidio di Ambrosio all’interno dell’area riservata ai dipendenti di un parcheggio della stazione di Bologna. Permane quindi il rebus legato al movente che ha mosso Jelenic a uccidere.

Il procedimento in Assise contro Jelenic riprenderà il prossimo 23 settembre, quando il perito del giudice relazionerà alla Corte nel merito la perizia e le parti potranno fare le proprie considerazioni. 

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