Un aereo militare americano che atterra a Mosca, una colonna di auto diplomatiche che attraversa la capitale russa e, poche ore dopo, la scoperta che a bordo c'è uno degli uomini più importanti dell'amministrazione Trump: John Ratcliffe, direttore della Cia. Una missione lampo, durata circa otto ore, non annunciata né da Washington né dal Cremlino e il cui vero obiettivo continua a essere avvolto dal riserbo.
La visita del capo dell'intelligence americana del 25 agosto è stata successivamente confermata dal Cremlino. Dmitrij Peskov ha spiegato al Washington Post che si è trattato di “contatti tra i servizi di sicurezza”, senza fornire altri particolari. Il viaggio, tuttavia, arriva in uno dei momenti più delicati del conflitto ucraino. E alcuni elementi fanno pensare che non si sia trattato di una normale consultazione tra apparati di intelligence. In primis il fatto che sia stata la prima visita di un capo dell’intelligence americana nella capitale russa dall’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022. L'ultima volta, l'ex direttore William Burns tentò di dissuadere Putin dall'attaccare Kiev.
- Gli Stati Uniti potrebbero aver voluto sondare la disponibilità di Mosca a riaprire un negoziato sull'ipotesi di una zona economica franca nel Donbass
- La missione arriva mentre europei e ucraini cercano di rafforzare la cooperazione militare, attraverso esercitazioni militari congiunte e la produzione congiunta di droni e missili a medio-lungo raggio
- Ratcliffe avrebbe inoltre chiesto a Putin un aiuto per far uscire Trump dal pantano iraniano
L'aereo militare americano arrivato a Mosca
A svelare la missione segreta è stato il segnale del trasponder del C-17A Globemaster III utilizzato dagli americani tracciato dalle fonti Osint. Il velivolo di trasporto tattico era partito dalla base di Andrews, alle porte di Washington, facendo tappa a Riga prima di raggiungere l'aeroporto Vnukovo di Mosca poco dopo le 9 del mattino. L'aereo ha lasciato la capitale russa poco dopo le 17.30: tra l'arrivo e la partenza sono trascorse circa otto ore e mezza.

Prima del viaggio Washington aveva avvertito l'Ucraina dell'arrivo in Russia di un'alta delegazione statunitense, chiedendo a Kiev di evitare temporaneamente attacchi contro Mosca, San Pietroburgo e alcune regioni settentrionali russe. Una precauzione che conferma almeno l'importanza attribuita dagli Stati Uniti alla missione.
Cosa potrebbe aver detto Ratcliffe ai russi
Il contenuto dei colloqui resta ufficialmente segreto. Ma il Wall Street Journal ha inserito la visita in un contesto particolarmente preoccupante. Secondo il quotidiano finanziario americano, l'intelligence statunitense avrebbe raccolto informazioni sui primi preparativi della Russia per una possibile nuova mobilitazione militare e su piani destinati a "testare" la determinazione della Nato.
Non significa che Mosca abbia deciso un attacco contro un Paese dell'Alleanza. Né esistono conferme che Ratcliffe sia volato in Russia proprio per questo. La coincidenza temporale, tuttavia, spiega perché negli Stati Uniti la missione venga letta anche come un possibile avvertimento al Cremlino contro un'ulteriore escalation.
Il precedente del resto pesa. L'ultima visita conosciuta di un direttore della Cia a Mosca risaliva al novembre del 2021. Allora William Burns fu mandato dall'amministrazione Biden per comunicare direttamente a Vladimir Putin che Washington conosceva i preparativi militari russi e per avvertirlo delle conseguenze di un'invasione dell'Ucraina. Tre mesi dopo iniziò l'attacco su larga scala.
Proprio in questi giorni le autorità tedesche stanno chiudendo le indagini sul tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia, uno dei principali hub logistici europei ed è utilizzato anche dalla Nato e da Antonov Airlines per il trasporto di forniture militari. Lo scorso 4 agosto un drone, carico di esplosivo, era stato trovato vicino a un aereo cargo Antonov ucraino impiegato anche per trasporti militari. Un secondo velivolo senza pilota potrebbe invece essersi scontrato con un cargo Dhl poco dopo la chiusura temporanea dello scalo. Dieci giorni più tardi gli investigatori avrebbero individuato un terzo drone e circa 50 grammi di un potente esplosivo militare.
L'altro dossier: l'Iran
C'è poi un secondo fronte che potrebbe spiegare almeno in parte il viaggio: l'Iran. Russia e Repubblica islamica hanno costruito negli ultimi anni una stretta cooperazione militare, economica e diplomatica, mentre Washington sta tentando di aumentare la pressione su Teheran.
Proprio alla vigilia dell'arrivo di Ratcliffe a Mosca il Tesoro americano ha lanciato l'Operation economic outcast, una nuova campagna di sanzioni destinata a colpire l'economia iraniana e le società straniere che permettono a Teheran di aggirare le restrizioni americane.
Il dossier è particolarmente delicato anche per la crisi dello Stretto di Hormuz. Secondo alcune indiscrezioni Ratcliffe avrebbe chiesto direttamente alla Russia di convincere l'Iran a riaprire completamente lo Stretto minacciando, in caso contrario, sanzioni contro banche e società russe.
Putin e il decreto sulle aziende private
La missione arriva inoltre mentre gli attacchi ucraini in profondità stanno aumentando il costo economico della guerra per Mosca. Il 24 agosto Putin ha firmato un decreto che permette allo Stato di assumere la gestione temporanea delle infrastrutture considerate critiche qualora i proprietari non riescano a proteggerle adeguatamente dagli attacchi o a riparare rapidamente i danni.
La definizione comprende settori molto ampi: energia, industria, telecomunicazioni, trasporti e servizi essenziali. La formulazione estremamente estesa del decreto potrebbe creare le condizioni per una progressiva acquisizione da parte dello Stato di aziende e beni privati, anche allo scopo di aumentare le entrate pubbliche e scaricare sulle casse dello Stato meno costi di sostegno alle imprese danneggiate. Parallelamente il ministero delle Finanze russo sta studiando rinvii dei pagamenti fiscali e contributivi e altre forme di sostegno per le aziende che hanno subito perdite significative a causa degli attacchi ucraini.
A Mosca anche l'inviato di Papa Leone XIV
Nelle stesse ore un altro emissario occidentale era a Mosca: l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati e di fatto ministro degli Esteri vaticano, ha incontrato Sergey Lavrov.
💬 FM Sergey Lavrov to Archbishop Paul Richard Gallagher, the Holy See's Secretary for Relations with States:
Despite global upheavals, Russia & the Vatican have preserved a mutually respectful dialogue, enabling the search for workable solutions.https://t.co/YuTwS1rDBt pic.twitter.com/6GaQmnx5aN
— MFA Russia 🇷🇺 (@mfa_russia) August 25, 2026
A differenza di quella di Ratcliffe, la missione di Gallagher era stata annunciata in anticipo e proseguirà fino al 28 agosto:. Gallagher ha ribadito che la guerra “non può essere risolta con mezzi militari” e che occorre creare le condizioni per una soluzione politica e diplomatica. Il Vaticano, ha spiegato, continuerà a offrire sostegno diplomatico e umanitario e uno spazio per il dialogo.
Un piccolo segnale concreto potrebbe arrivare proprio dal fronte umanitario. Russia e Ucraina stanno preparando un nuovo scambio di prigionieri di dimensioni rilevanti. La commissaria russa per i diritti umani Yana Lantratova ha confermato che le liste sono in fase di definizione.
Mosca respinge il piano sul Donbass
Sul terreno politico, invece, le distanze restano enormi. Il Cremlino ha respinto la proposta sostenuta dagli Stati Uniti di creare nel Donbass una sorta di zona economica speciale amministrata da una parte terza nell'ambito di un eventuale accordo.
“Il Donbass è territorio della Federazione Russa” ha sostenuto Peskov, aggiungendo che sarebbe “improbabile” affidare a soggetti esterni l'amministrazione di quella che Mosca considera una propria regione. La Russia continua inoltre a giudicare inaccettabile la presenza di militari provenienti da Paesi Nato in Ucraina anche dopo un eventuale cessate il fuoco.