Juventus, il pozzo senza fondo di Elkann: un miliardo per non vincere nulla

Giovanni Capuano

30 Settembre 2026 – Lettura: 4 minuti

Exor costretta a un nuovo aumento di capitale per far ripartire un club che, dopo l’era Agnelli, ha smarrito la via dei successi di campo e della stabilità.

Un miliardo e duecentoquarantotto milioni di euro spesi per non vincere nulla o quasi. Seguendo rigorosamente la linea del tempo bianconero, uno scudetto con Sarri, l’accoppiata Coppa Italia e Supercoppa italiana con Pirlo e poi la Coppa Italia della grande lite del maggio 2024 con Allegri in panchina. Solo che i primi tre trofei, anche se cronologicamente inseriti nel buco nero della Juventus, più prodotto dell’effetto trascinamento del decennio precedente che risultato costruito dal nuovo che avanza(va) e che avanza.

La Juventus è un pozzo senza fondo in cui John Elkann, fallimento sportivo dopo fallimento sportivo, sta gettando risorse enormi senza riuscire a tirare su nulla se non altri problemi. L’ultimo aumento di capitale fino a 250 milioni di euro annunciato per la fine del 2026, rivenduto dalla casa madre come stimolo per aprire un ciclo vincente e sostenere l’espansione dell’azienda, altro non è che il quinto della serie dal 2019 a oggi. Un totale di 1,248 miliardi di euro di cui la stragrande maggioranza sostenuta dall’azionista Exor che anche questa volta si è impegnato a fare la sua parte, coprire anche ciò che non verrà sottoscritto dagli altri azionisti e mettere subito un anticipo da 60 milioni perché il club ne ha bisogno per gestire i prossimi mesi.

Fa impressione perché quello al 30 giugno 2026 è stato il nono bilancio consecutivo chiuso in perdita: -66 milioni portando il totale a -1,056 miliardi di euro. I tempi della Juventus vincente e virtuosa, scudetti a raffica e utili tra il 2014 e il 2017 mentre il resto del calcio italiano annaspava, sono ormai un ricordo perso nel tempo. E se ai tifosi interessa soprattutto che la montagna di denaro gettata nel pozzo senza fondo della Continassa non abbia prodotto uno straccio di progetto sportivo vincente o almeno competitivo, le difficoltà della società più importante d’Italia con alle spalle la proprietà più longeva e solida (oltre che appassionata) possibile a trovare un equilibrio gestionale sono la vera notizia generazionale.

E’ vero, c’è stato in mezzo lo tsunami del Covid e poi la questione del processo plusvalenze che hanno zavorrato non poco i conti, oltre a decretare l’allontanamento di Andrea Agnelli che la Juventus aveva saputo farla funzionare sia in campo che fuori, almeno fino al 2019. Ma le emergenze non bastano a spiegare il piano inclinato da cui Elkann non riesce a far uscire uno dei gioielli di famiglia; anche l’altro, la Ferrari, sul piano sportivo non se la passa benissimo.

Negli anni in cui Exor ha messo mano al portafoglio per tenere in piedi la Juventus (300 milioni nel 2019, 400 nel 2021, 200 nel 2024, 98 nel 2025 e adesso gli ultimi 250), il club bianconero ha vissuto lo choc di vedere alternati ben sei assetti societari. Dalla coppia in dissoluzione Agnelli-Marotta a Carnevali coperto da un presidente che potrebbe non essere più Ferrero, passando per Agnelli-Paratici, Agnelli-Arrivabene-Paratici, Ferrero-Cherubini, Ferrero-Giuntoli e la breve parentesi di Comolli, transitato come una meteora non senza lasciare macerie da smaltire.

E poi il valzer delle panchine: Allegri fino al 2019, le toccate e fuga di Sarri e Pirlo, l’Allegri-bis per un triennio finito a carte bollate, l’innamoramento per Thiago Motta e la sua destituzione in corsa prendendo Tudor, confermato e poi cacciato per scegliere Spalletti il cui rinnovo praticamente al buio è stato voluto dallo stesso Elkann salvo poi dover sopravvivere al fallimento dell’obiettivo Champions League. Tutto tra lotte intestine, investimenti sbagliati, mercati falliti e risultati sportivi conseguenti.

Il fatto che Elkann metta mano a un nuovo aumento di capitale non è, come raccontato, il giorno zero di un nuovo Anno Zero ma la certificazione che gli ennesimi progetti industriale e sportivo sono falliti. L’unica buona notizia è che la Juventus continua ad avere le spalle coperte. Male, ma coperte. A questo si devono attaccare milioni di tifosi la cui pazienza è stata quasi interamente consumata, promessa non mantenuta dopo promessa mantenuta. La consolazione è che a loro non costa nulla e paga John quasi per tutti.