(di Alessandra Magliaro)
L'immagine delle montagne russe si
accosta bene a Karla Sofia Gascon. L'attrice spagnola nel giro
di alcuni mesi nel 2024 è passata dalla standing ovation del
festival di Cannes per il narcomusical Emilia Perez di Jacques
Audiard, con annessa ubriacatura da successo, alla candidatura
agli Oscar come migliore attrice protagonista, per altro la
prima transgender della storia, e da favorita per la vittoria è
stata catapultata giù per una vicenda di pregressi tweet
razzisti che non le sono stati perdonati e anzi l'hanno
costretta a tornare nell'ombra.
Ora quel periodo, che l'ha fatta conoscere, è alle spalle: ha
girato con Carlo Verdone Scuola di seduzione in Italia, è la
pistolera cattiva del western al femminile Trinity (o Trinidad)
diretto da Laura Alvea e José Ortuño con Gabriela Andrada e Paz
Vega ancora inedito ed è appena tornata dal set in Argentina di
Las Malas, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di
Camila Sosa Villada con la regia del premio Oscar Armando Bó,
anche qui in un ruolo 'negativo'.
Gascon era un popolare attore di serie tv e commedie in
Spagna fino al cambio di sesso alcuni anni fa, l'etichetta di
attrice transgender la sente ancora? "Si, sono sempre sempre
etichettata, il che è negativo per un'attrice e positivo perché
sai di essere comunque un simbolo per le persone transgender e
LGBT e puoi influenzare, il cinema stesso può aiutare a cambiare
la cultura. Bisogna ricordarsi sempre che sono le persone
maggiormente discriminate al mondo, in tutti i sensi, dalle
religioni, dai governi, a quanto pare è la peggiore umanità,
quasi che non meriti di vivere", risponde in un'intervista
all'ANSA al Marateale 2026 in cui è stata premiata nell'ambito
del festival diretto da Nicola Timpone ed ha fatto parte della
giuria di Young Blood, tenendo anche una affollata masterclass
ai giovani talenti.
La scintilla per la recitazione quando è arrivata? "A me a 16
anni ma non c'è un'età, per me è una specie di chiamata, la
scelta di sperimentare di vivere altre vite dentro me. Io la
darei come materia scolastica obbligatoria, farebbe benissimo.
Recitare è lasciare entrare dentro di te una persona diversa.
Infatti quando termina un set, almeno per me, bisogna fare un
esorcismo: 'esci da questo corpo'. Ho cominciato facendo la
comparsa, ho fatto mille e mille film e ho imparato tantissimo,
imitare gli attori è stata la mia scuola".
Come ha mantenuto il suo centro in mezzo a quella tempesta
degli Oscar che avrebbero depresso chiunque? "Parto dal
presupposto che il lavoro viene giudicato sempre. Devi sapere
chi sei tu, qual è la verità e a quel punto nessuno ti muovere
dal tuo centro. Questa carriera è una maratona non una gara dei
100 metri".
I ruoli che le offrono sono spesso da 'villain' da
personaggio cattivo della storia, si è chiesta perché?
"Personaggi come Emilia Perez sono regali, ruoli complessi.
Ricevo molte proposte, spesso legate al mondo transgender, io le
valuto tutte, per me i ruoli devono avere anima, vita e verità a
prescindere da cosa raccontano. E poi provo a sceglierli
lontanissimi da me, perché più mi sono distanti più mi sento
libera, che è il motivo per cui faccio questo lavoro oltre che
per amore, altrimenti non può durare tutta la vita. Poi tornando
al villain mi vedono anche così, che poi io in verità sono
buonissima, la più buona del mondo, non a livello di Santa
Teresa di Calcutta ma comunque lo sono, ma certo al cinema sono
una noia, molto meglio divertirsi a fare la pistolera come in
Trinidad o la capa delle prostitute trans in Las Malas".
Qual è la parte che sogna arrivi? "Adorerei D'Artagnan e mi
piacerebbe tantissimo fare la cattivissima in un film di James
Bond. Spero di arrivarci".
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