L'aeroporto Kansai di Osaka è il più costoso al mondo: l'isola artificiale, il terminal di Renzo Piano e il curioso record sulle valigie

Costruito su un'isola che non esisteva e perennemente condannato a sprofondare nel Pacifico, il Kansai International Airport di Osaka è l'aeroporto più costoso al mondo. Questo gigante d'acciaio, costruito su un’isola artificiale e inaugurato nel 1994, è firmato Renzo Piano e sorge a quasi 4 km dalla costa, nel bel mezzo della baia. Per realizzare l'isola furono movimentati 430 milioni di metri cubi di roccia, piantati oltre un milione di pali e installati 48mila tetrapodi frangiflutti. Un’opera senza precedenti, nata dalla necessità di liberare l’aeroporto di Osaka-Itami dai voli internazionali e dal traffico notturno, impossibile sulla terraferma a causa del rumore. Il prezzo per la sua costruzione fu vertiginoso, tra i 13 e 17 miliardi di euro, al punto da rendere il Kansai una delle infrastrutture civili più costose mai realizzate.

Una scommessa contro la natura

Il Kansai International Airport non è solo un aeroporto, ma è una scommessa folle contro la natura. Sopra l’isola che lentamente sprofonda, Renzo Piano progettò un terminal lungo 1,7 km, all’epoca il più lungo del mondo. Il tetto ondulato, studiato con l’ingegnere Peter Rice, accompagna i flussi d’aria senza bisogno di condotti a vista, mentre 42 gate si aprono lungo l’edificio come le ali di un aliante. La struttura fu pensata per adattarsi al movimento del terreno e circa 900 colonne telescopiche permettono di compensare i cedimenti dell’isola. Negli anni il Kansai ha dovuto affrontare prove estreme. Nel gennaio 1995 ha resistito al terremoto di Kobe di magnitudo 7, con l’epicentro a soli 20 chilometri di distanza, mentre nel 1998 ha affrontato un tifone con venti da 200 chilometri orari.

Il terminal ha resistito, mentre sotto di lui la terra ha continuato a sprofondare lentamente.

Record sul nastro bagagli

Il record più curioso del Kansai non riguarda né l’architettura né l’ingegneria, bensì le valigie. Secondo i dati diffusi dallo scalo, dal 1994 a oggi il sistema di gestione dei bagagli ha movimentato decine di milioni di valigie senza mai smarrirne nessuna. Un risultato sorprendente per un aeroporto che, al momento dell’apertura, chiedeva alle compagnie fino a 10mila dollari per far atterrare un Boeing 747, contro i 2.500 del JFK di New York e gli 8.500 di Narita. Oggi il Kansai International Airport è così un concentrato di estremi: il costo enorme, l’isola artificiale, l'architettura di Renzo Piano, la sfida continua contro il cedimento del terreno e la precisione che si misura sul nastro bagagli. 

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