Donald Trump rappresenta la quintessenza del capitalismo e dell’imperialismo. Il suo governo è caratterizzato da aggressività bellica verso l’esterno, razzismo verso i migranti, negazionismo climatico, tendenza sempre più marcata al fascismo tout-court caratterizzato dalla brutale repressione del dissenso di qualsiasi natura, e innata repulsione contro ogni genere di vincolo normativo al potere. Pronto a tutto pur di fare soldi, anche a monetizzare l’esercizio del potere di grazia, Trump è espressione della chiara volontà delle élites finanziarie di gettare a mare l’umanità e il pianeta nell’illusione di salvare se stesse e i propri sempre più intollerabili privilegi.
Di un personaggio del genere occorre liberarsi al più presto e speriamo che ci riesca il popolo statunitense, mediante scheda elettorale. Ma ad ogni modo è del tutto evidente che il lungo (circa settant’anni) periodo del predominio degli Stati Uniti è giunto definitivamente al capolinea. Risulta infatti evidente anche ai servi più sciocchi (tranne forse che a Rutte e simili) la totale assenza di ogni progetto ispirato a una qualsivoglia visione lungimirante. Ciò provoca altrettanto evidenti pericolosi sconvolgimenti ed un vuoto di potere che va riempito al più presto.
Il candidato meglio piazzato per svolgere tale compito è oggi costituito dallo schieramento internazionale emergente che prende il nome di BRICS, dalle iniziali dei suoi cinque membri originari (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) cui se ne sono uniti successivamente altri sei (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, Iran), più dieci Paesi partner (Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan, Vietnam) e vari altri che vorrebbero entrare nel gruppo. Mi colpisce l’eterogeneità politica esistente fra di essi. Eppure l’elemento che li accomuna è costituito dall’essere tutti espressione del Sud del Mondo, a lungo emarginato dai circuiti decisionali, prettamente di stampo occidentale, che mostrano oggi chiaramente la corda.
Né gli Stati Uniti, intenti solo ad arraffare risorse puntando la pistola alla tempia delle vittime delle loro rapine, com’è avvenuto in Venezuela e, con successo decisamente minore in Iran, né tantomeno i loro stralunati vassalli europei appaiono oggi dotati di un progetto valido per il pianeta.
I BRICS invece cominciano lentamente a delinearne uno. Basti analizzare la Dichiarazione finale approvata nei giorni scorsi a Nuova Delhi. Ne emergono vari elementi importanti quali la richiesta di cessate il fuoco a Gaza e l’affermazione della soluzione dei due Stati per il problema palestinese. Su di un piano più generale la Dichiarazione, pur nella sua apparente genericità, è ispirata all’innegabile necessità di riequilibrare i rapporti di potere a livello internazionale dopo oltre cinque secoli di incontrastato predominio occidentale. Ciò sul piano istituzionale (Consiglio di Sicurezza e democratizzazione delle Nazioni Unite) ma anche su quello economico e finanziario-valutario (dedollarizzazione). Al tempo stesso essa pretende giustamente di rialzare la bandiera del diritto internazionale, procedendo a regolamentare settori, come quello dell’intelligenza artificiale, sugli esiti imprevedibili del cui rapido sviluppo si appuntano oggi le preoccupazioni dei settori più consapevoli e informati, a partire dagli stessi principali fautori di tale enorme innovazione.
Un importante riferimento alla necessità di promuovere “lo Stato di diritto internazionale” è del resto contenuto nel discorso del presidente cinese Xi Jin Ping, non l’unico ma certamente il principale promotore dei BRICS. Da questo punto di vista la Cina vanta peraltro un pedigree di tutto rispetto, costituendo lo Stato che con maggiore continuità e coerenza si è dedicato all’affermazione del diritto internazionale come criterio per la soluzione dei conflitti e dei problemi globali.
Da questo punto di vista l’altro tema di grande attualità evocato dalla discussione di Nuova Dehli è quello della salvsguardia di Cuba e della sua autodeterminazione, oggi assalite selvaggiamente dallo smodato imperialismo di Trump, Rubio & Co. che mediante il bloqueo vogliono negare il diritto alla vita dei Cubani fino a delineare un vero e proprio genocidio. Dalla reazione a questo e all’altro, conclamato e in via di accertamento giudiziario, genocidio della popolazione palestinese a Gaza, potremo giudicare nel vivo degli accadimenti storici la qualità dei BRICS.
Nonostante il solito approccio denigratorio dei lustrascarpe del capitale malamente travestiti da analisti geopolitici, i BRICS si stanno peraltro affermando come protagonisti di una progettualità globale dalle potenzialità tendenzialmente illimitate.
E per favore non si parli di campismo. Certamente i governi che afferiscono ai BRICS dovranno fare i conti col protagonismo dei popoli che chiedono pace, potere decisionale e sviluppo sostenibile. Ma ciò evidentemente non esime dal cogliere la novità rivoluzionaria costituita dal progressivo emergere di nuovi equilibri multilaterali in seno al pianeta e degli enormi spazi che tale situazione apre per le forze autenticamente democratiche e popolari.