L’estremismo agita i moderati di tutta Europa

Dalla Germania all’Italia, passando per la Francia. Il problema è in gran parte inedito per il Vecchio Continente

Ulrich Siegmund ha portato l'Afd alla vittoria nelle elezioni in Sassonia-Anhalt (Ansa)

Ulrich Siegmund ha portato l'Afd alla vittoria nelle elezioni in Sassonia-Anhalt (Ansa)

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Roma, 7 settembre 2026 – Europa chiama destra: sos, abbiamo un problema. Lo hanno in Germania, eccome, e a seguire, probabilmente, un po’ dappertutto. Un problema trasversale, esploso in Sassonia, che chiama in causa in particolare il centro del centrodestra, moderato, diciamo con Monti: costituzionale. Con chi stare? Che fare, quando per ogni destra moderata si apre la voragine di una estrema? Ognuno ha il suo Vannacci, insomma. Anzi, altrove molto di più. In Francia Marine Le Pen è di fatto in odore di Eliseo. In Germania la Sassonia è tinta del nero di Afd, più nero persino delle previsioni. Parliamo di una Regione, ma anche di un possibile anticipo delle prossime politiche, che andranno di pari passo con le presidenziali francesi e con le nostre elezioni. Il problema è serio e in gran parte inedito in Europa, dove l’argine fino alla caduta del Muro era in genere costruito per sbarrare la strada a sinistra, ai comunisti. E quando ci sono state Grandi Coalizioni, sempre in Germania, sono nate perché era mancata la stampella liberale alla Cdu. Adesso l’onda è scura, e l’argine è fragile, frammentato.

Il quadro che illustra Sofia Ventura su Parigi è da brividi: una decina di candidati tra centristi e simil socialisti a galleggio tra Le Pen e Mélenchon, la faccia "rossa" del problema. In Germania la diga all’affermazione di Afd è crollata a livello locale. Su scala nazionale si può affidare solo a un’alleanza di centro sinistra. Ma la sinistra di Linke è troppo sinistra per molti dc tedeschi. Come in Italia del resto, Vannacci è troppo destra per FI e per un ricentrato Fratelli d’Italia. Risultato? L’avvicinarsi delle urne esaspera i toni, ma la necessità di alleanze può sedare, arrotondare gli spigoli. Insomma, non diamo l’Europa "persa" prima che lo sia. La terapia? Risolvere i problemi: sicurezza, immigrazione, prima di tutto. Il tempo stringe. Ma qualcosa (di serio) si può ancora fare.

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