Prima o poi ne avrete sentito parlare: esiste il rischio che l’Intelligenza Artificiale spazzi via migliaia di posti di lavoro, considerati ormai superflui in un mondo dove basta un clic per svolgere mansioni che un tempo richiedevano un intervento umano. Oggi però il dibattito sull’IA si sta spostando anche su un tema ancor più delicato, la nostra stessa incolumità: e se questo strumento tecnologico fosse destinato a far estinguere il genere umano?
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Non è una domanda ipotetica o uno scenario da film di fantascienza (su tutti: 2001 Odissea nello Spazio e Io, Robot), ma un rischio discusso da alcuni ricercatori del settore e che nelle scorse ore ha portato alle dimissioni uno dei più importanti esperti in materia.
L’allarme di Jacob Coxon di Anthropic: «Stanno giocando con le nostre vite»
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«Le persone che sviluppano l'IA credono che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Questo non è uno stratagemma pubblicitario. Casomai, molti dirigenti e ricercatori senior moderano il linguaggio a beneficio della stampa per sembrare ragionevoli - ma sento le stesse persone esprimere paura in privato. Nessun'altra attività umana comporta questo livello di pericolo», queste le parole che hanno accompagnato la lettera di dimissioni di Jacob Coxon, un ricercatore che ha lavorato allo sviluppo di modelli di IA presso OpenAI e Anthropic, tra le più importanti aziende di IA al mondo.
Ma cosa l’ha portato ad una conclusione così radicale? Per Coxon: «In OpenAI (l’azienda di ChatGPT, NdR), molti non hanno interiorizzato profondamente i rischi per la civiltà. In Anthropic, la posta in gioco è già ben chiara, ma sono bloccati in una corsa per arrivarci per primi: credono che nessun altro agirà responsabilmente, quindi devono farlo loro stessi, nonostante il rischio».
In realtà, Coxon non ha spiegato in che modo l’IA potrebbe condurre all’estinzione dell’umanità. Per il momento, dunque, si tratta dello scenario più pessimistico tra quelli legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La sua preoccupazione è stata però condivisa anche da Evan Hubinger, ricercatore di Anthropic a capo del team di Alignment. «Jacob ha ragione: crediamo che l’IA potrebbe uccidere tutti gli esseri umani», ha scritto Hubinger sui social, aggiungendo che Anthropic sta facendo del suo meglio, ma non ha ancora un piano per sviluppare in sicurezza i modelli più avanzati.
Ci sono però anche altri aspetti dell’IA dei quali sentiamo parlare ancora troppo poco, e che già stanno avendo un impatto enorme sulle nostre vite, anche se forse ancora non ve ne siete accorti.
L’IA sta cambiando il lavoro, ma a quale prezzo?
Questa tecnologia - che fa parte del nostro presente e che sicuramente può rivelarsi utilissima se usata in modo coscienzioso - presenta delle criticità.
Prima di tutto, perché i modelli di IA generativa si allenano soprattutto a partire da dati e informazioni pescate dal web, che vengono rielaborate per fornirci il risultato richiesto. Questo genera un enorme problema a livello di diritto d'autore, poiché in questo modo i contenuti creati da scrittori, artisti, analisti e chi più ne ha più ne metta vengono letteralmente rubati.
L’UE sta cercando di correre ai ripari. L’AI Act europeo impone ai fornitori di modelli di IA general-purpose di adottare una politica sul copyright e di pubblicare un riepilogo dei contenuti usati per l’addestramento. La questione dei compensi agli autori, però, resta ancora aperta e al centro di numerose controversie legali e politiche.
L’obiettivo è aumentare la trasparenza e permettere a chi crea contenuti originali di conoscere meglio l’uso delle proprie opere.
C'è poi un altro tema estremamente delicato, riferito alla sostituzione di migliaia di posti di lavoro. Con l'uso e l'abuso dell'IA molte aziende stanno facendo tagli dei propri dipendenti: un caso recente è quello di Uber, che negli USA ha annunciato il taglio di circa il 10% del personale nelle attività di assistenza clienti, spiegando che la riorganizzazione avrebbe permesso di integrare meglio l’IA nei processi.
Insomma, magari l'Intelligenza Artificiale non rischia di assassinarci come in un film di Hollywood, ma continua a toglierci le risorse economiche come possiamo sperare di poter vivere una vita migliore?
Il tema ambientale
Non dobbiamo poi dimenticarci dell'impatto ambientale di questa invenzione. Secondo una stima pubblicata nel 2023 dai ricercatori dellaUniversity of California, Riverside, ogni 20-50 richieste a ChatGPT può essere associato al consumo indiretto di circa mezzo litro d’acqua. Si tratta però di una cifra variabile, che dipende dal modello utilizzato, dal luogo in cui si trovano i server, dal sistema di raffreddamento dei data center e dalla complessità delle richieste.
Molti data center inoltre utilizzano torri di raffreddamento ad acqua per dissipare il calore generato dai server: l'acqua in questo caso viene vaporizzata e non torna nell'alveo locale. Un impianto di medie/grandi dimensioni può consumare tra 1,8 e 19 milioni di litri d'acqua al giorno (equivalente al consumo di una cittadina di 10.000–50.000 abitanti). Senza contare il loro impatto sulle comunità locali, che già hanno iniziato a lamentarsi con video su TikTok da migliaia di views.
Fare domande a ChatGPT e ottenere risposte in tempo reale è innegabilmente comodo e appagante. Tuttavia, sarebbe il caso di chiedersi dove risiedano davvero le nostre priorità per il futuro. Con un pizzico di amara ironia: le risorse idriche da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza sono davvero un dettaglio secondario?