F1 | Antonelli racconta la rinascita: “L’anno scorso ho dubitato di me, Monza mi era rimasta in testa”

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Antonelli si apre sulle difficoltà superate nel 2025 e su quelle di essere leader di una squadra che sente come una famiglia

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Andrea Kimi Antonelli

Pubblicato il 4 Agosto 2026 ore 08:00

15 minuti

L’autorevolezza con cui Antonelli comanda la classifica mondiale fa quasi dimenticare la giovanissima età di un ragazzo alla sua sola seconda stagione in Formula 1. L’ascesa di Kimi è ancor più sorprendente se confrontata al periodo di crisi vissuto nell’anno dell’esordio, tale da portarlo a dubitare delle sue capacità. Oggi, invece, l’azzurro si sta giocando il mondiale contro una Ferrari con cui si spartisce il tifo del pubblico tricolore, come racconta nell’intervista esclusiva concessa a FormulaPassion.it.

Il momento più buio

Antonelli si è aperto Tra le mura amiche dell’hospitality Mercedes durante il weekend di Spa, là dove nel 2025 non aveva nascosto le lacrime al culmine di un periodo a dir poco difficile. Per me è stato il momento più buio dell’anno scorso”, racconta l’azzurro. “Ero già in una spirale negativa e Spa è stata la mazzata finale, perché era un weekend nel quale mi sentivo in difficoltà. Non avevo nemmeno iniziato malissimo, ma poi mi sono girato nella qualifica sprint e dopo, in quella normale, avevo zero fiducia. È stato un weekend molto difficile, anche perché ero davvero frustrato per il fatto che non riuscissi a esprimermi. In quel fine settimana non mi sono divertito per niente. Fortunatamente, dopo c’è stata la pausa estiva, ho fatto un reset e sono ripartito”.

Raramente un pilota ammette di aver dubitato delle proprie capacità, ma non Kimi, ancora turbato al tempo dall’incidente di Monza 2024 al debutto in una sessione di prove libere: “I miei dubbi li ho avuti. Avevo fatto tutti i test e mi sentivo bene, avevo la macchina in mano. L’incidente di Monza, però, mi ha segnato molto. È stato un momento che non sono mai riuscito a superare l’anno scorso. Il fatto di aver commesso un errore ed essere andato fuori mi era rimasto in testa e mi rallentava molto. Mi impediva di esprimermi, guidavo teso e non riuscivo neanche a godermi bene il tutto. L’anno scorso ho dubitato molto di me stesso”.

Antonelli a Monza
Photo by Clive Rose/Getty Images

Il punto di svolta

L’essere arrivato in Mercedes subito dopo la partenza di Hamilton non ha aiutato, avvertendo tutto il peso della responsabilità: “Sicuramente. Sono andato subito in Mercedes, un top team, quindi non ho fatto alcun percorso in una squadra minore. Sentivo delle responsabilità, perché in una scuderia di punta devi cercare di ottenere certi risultati.  L’anno scorso abbiamo lottato per il secondo posto tra i costruttori e quindi anche io dovevo ottenere più punti possibili e performare al meglio. Ho sentito delle responsabilità, soprattutto quando ho vissuto il momento difficile, perché comunque un po’ di pressione c’era. Sentivo il dovere di fare per forza bene, perché magari non stavo rispettando le aspettative”.

Toto Wolff ha sempre cercato di smorzare la pressione sul suo talento, ma non sono mancati i momenti in cui il Team Principal è stato più duro. Racconta Antonelli: “L’anno scorso ho fatto un bel reset mentale dopo Monza. La gara non era andata bene, avevo fatto un errore in partenza e poi tanti altri. Quello è stato il momento nel quale Toto è stato più severo con me”.

Andrea Kimi Antonelli
Foto: Federico Basile, FB-PhotoImages

I retropensieri e le insicurezze del 2025 sono ora solo un lontano ricordo, spazzati dal weekend speciale di Shanghai, teatro di un successo a cui ne sono seguiti tanti altri: “Da quando ho conquistato la prima vittoria, è andato via. Quando vinci per la prima volta ti togli un gran bel peso, perché uno ha meno cose da dimostrare. Ovviamente ne ho ancora molte, ma non più così tante. Ho ottenuto la mia prima pole, la mia prima vittoria, sono riuscito a reagire a momenti difficili, quindi devo dire che quel pensiero [di Monza] non c’è più. Se però devo essere sincero, non mi sento ancora libero al 100%. Quella è una cosa che arriverà col tempo”.

Imparando dai migliori

Eppure, le dimostrazioni di stima per Antonelli non sono mai mancate, in particolare da Hamilton e Verstappen, da cui l’italiano ha assorbito tanto: Una cosa che ho imparato da loro è non farsi condizionare troppo dalle opinioni esterne, da quello che pensano le persone che non sono vicine a te, che criticano e basta, nemmeno in modo costruttivo. Ho imparato a non farmi influenzare e a non avere paura di sbagliare. Guardando Lewis e Max, però, una cosa a cui vorrei arrivare è la consapevolezza che hanno quando vanno in macchina del loro potenziale e di quello che l’auto può dare loro in qualsiasi condizione. Credo sia una cosa molto bella e anche difficile da raggiungere”.

Hamilton (Ferrari) e Antonelli (Mercedes)
Photo by Bryn Lennon – Formula 1/Formula 1 via Getty Images

Quella di Hamilton e Verstappen è una sicurezza costruita anche a suon di titoli mondiali, a cui Kimi sta comunque cercando di arrivare: “Ogni anno si impara a conoscere meglio sé stessi, la macchina e il tutto. Avere quel tipo di consapevolezza fa la differenza, perché loro sono lì [a giocarsela] in ogni condizione. È qualcosa a cui vorrei arrivare anch’io.”

L’esempio del 2021

Antonelli ammira e studia Lewis e Max da anni, a partire dalla memorabile stagione 2021, che Kimi ha vissuto dall’interno dell’Academy Mercedes: “Da spettatore è stato un mondiale incredibile. Sicuramente il finale è stato molto doloroso per noi in Mercedes, ma alla fine, togliendo ciò che è successo all’ultima gara, credo che lo meritassero entrambi, perché tutti e due hanno fatto una stagione incredibile, facendo una differenza magistrale su tutti gli altri. Alla fine erano solo loro e vederli lottare è stato incredibile. Erano due piloti che andavano oltre il limite, soprattutto Max in certe occasioni. Guidavano come se fosse la loro ultima gara: tutto o niente, vita o morte. Da pilota, è una cosa quasi motivante da guardare”.

Il pilota italiano ha già dato prova di avere un carattere deciso nei confronti diretti in pista, tenendo comunque a mente di non poter strafare: Ci sono situazioni nelle quali devi essere consapevole e accettare un risultato diverso da quello che volevi, oppure ci sono condizioni che non ti permettono di fare certe cose. Sicuramente non si può guidare sempre così, o tutto o niente, ma ci sono delle volte in cui funziona ed è tanta roba”.

L’Italia e la convivenza con Ferrari

Cinque anni più tardi ed è Antonelli ad essere protagonista di una doppia lotta mondiale, quella interna con Russell e quella esterna con la Ferrari, entrambe probanti dal punto di vista psicologico: Se ti ritrovassi a competere solo contro il tuo compagno di squadra, sarebbe un po’ diverso. Vorrebbe dire che il team è talmente dominante che, se anche non lo batti finisci, comunque secondo e non hai problemi. Invece, quando ci sono più squadre in lotta, è più bello. È una sfida in più, ma allo stesso tempo hai meno margini di errore, perché sai che se commetti un piccolo errore in qualifica, invece di partire secondo magari parti quarto, perché a seconda del weekend possono mettersi in mezzo le Ferrari, le McLaren o le Red Bull”.

Antonelli, Hamilton e Leclerc (Mercedes e Ferrari)
Photo by Yves Herman / POOL / AFP via Getty Images

Le lotte con la Ferrari fanno sì che Kimi debba spartirsi il tifo italiano con i sostenitori del Cavallino, una situazione con cui ormai convive serenamente: “La Ferrari è gigantesca, è un marchio che è la storia della Formula 1. Lo capisco, ma io sono contento del supporto che ho in Italia. Sta crescendo sempre di più, è bello da vedere e da vivere. Non vedo l’ora di correre a Monza, perché credo che sarà un weekend davvero speciale. Secondo me ci sarà un clima bellissimo, perché comunque è un weekend nel quale c’è un sacco di passione”.

Il team come una famiglia

Uno dei segreti per il successo è avere la mente sgombra, godendosi i momenti in pista. In questo, il rapporto con la squadra aiuta molto: Per me la Mercedes è come una seconda famiglia. Sono cresciuto con loro e sarò sempre grato per le opportunità che mi hanno dato sin da piccolo e per quelle che ancora adesso mi stanno dando. È bello avere un bel rapporto con tutti i membri del team, soprattutto in pista, perché riesci a goderti meglio il weekend. Sono molto contento e non c’è posto migliore dove potrei essere”.

Antonelli (Mercedes)
Photo by Jakub Porzycki/NurPhoto via Getty Images

Vedere che c’è rispetto, ma anche che ci fidiamo a vicenda, è importantissimo”, prosegue Kimi. “Lì dentro tutti vogliono il meglio per il team e per il pilota, ma è importante anche che ci sia fiducia. Anche io con Bono a volte gli dico cosa sento dalla macchina e poi lui mi mostra le varie opzioni per l’assetto. A me piace capire su cosa agiscono le modifiche, cosa comportano sul bilanciamento, ma gli dico che l’esperto è lui. Il mio lavoro non è fare l’ingegnere, ma guidare il più velocemente possibile. Gli dico: ‘Guarda, io ti ho detto quello che voglio, mi fido di te. Fai quello che ti senti e dopo si vedrà’. È una cosa bella che apprezza anche lui.”

Leader oltre che pilota

Lentamente, Kimi sta imparando cosa voglia dire essere leader di una squadra: Non è assolutamente facile ed è una cosa su cui c’è ancora tanto da lavorare. Quando però si instaura una bella dinamica, riesci a dare i tuoi input e vedi che il team ti ascolta e lavora in quella direzione, è bello. Certe volte, comunque, essere un leader non è semplice. Bisogna capire come relazionarsi con i membri della squadra, anche quando magari devi spingerli verso una certa direzione o esprimere un disappunto. Quando vuoi che alcune cose siano diverse, bisogna sapersi esprimere nel modo giusto, così che il messaggio sia costruttivo e positivo, non una cosa per criticare o che porti negatività”.

Andrea Kimi Antonelli
Foto: Federico Basile, FB-PhotoImages

Uno dei confronti avuti con il team è stato quello sulle regole di ingaggio per i duelli con Russell, ma non è stato l’unico: Abbiamo avuto delle conversazioni con il team e con i tecnici su delle piccolezze che potrebbero migliorare la macchina ancora di più, soprattutto in vista del prossimo anno. È bello vedere questo interesse reciproco, ad esempio quando parli di una cosa che potrebbe aiutarti l’anno prossimo e magari loro arrivano un mese dopo con delle possibili soluzioni. Sicuramente è molto bello da vedere”.

Il sogno nel cassetto

Inutile dire quale sia il grande sogno, che Kimi è troppo scaramantico per pronunciare ad alta voce. Antonelli, però, ha anche altri desideri, tra cui quello di disputare una gara endurance, magari proprio con Verstappen: Ne abbiamo già parlato, ma Max mi ha detto di concentrarmi su quest’anno e poi si vedrà. Poi c’è anche mio padre. Fare una gara insieme in macchina è un sogno che abbiamo in comune, sarebbe bello”.

Chissà che un domani non possano esservi le condizioni anche per condividere un abitacolo con Valentino Rossi, da anni ormai impegnato nelle gare GT. Conclude Kimi: “Valentino mi segue molto, siamo in buoni rapporti. È bello vedere così tanto interesse anche da parte sua. Adesso è un po’ più difficile, ma mi piacerebbe tornare sui kart con lui, insieme a quelli dell’Academy. Devo dire che Vale è un grande e sono veramente contento di avere un bel rapporto di amicizia con lui”.