L’ultimo 14 luglio di Macron: celebrazioni all’insegna del riarmo (che non c’è)

Nella sua ultima parata per la presa della Bastiglia, il capo della Repubblica lancia un messaggio al suo Paese e all’Europa: aumentare le spese per la difesa è un passaggio necessario per l’indipendenza. Ma i risultati della Francia scarseggiano 

Nell’ultimo 14 luglio da presidente Emmanuel Macron indica la strada che avrebbe tanto voluto percorrere fino in fondo. È dal 2017, e per tutto il decennio trascorso all’Eliseo, che le prèsident batte il ferro su un aspetto: aumentare la spesa per la difesa per proteggersi dalle minacce esterne. Un concetto ribadito con ancor più vigore con la conquista del suo secondo mandato, pochi mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Come ogni momento spartiacque, la guerra ha cambiato ogni percezione. Macron ha perseguito con abnegazione l’obiettivo di incrementare le spese per sostenere Kiev e rilanciare la difesa comune. Con il “risveglio europeo”, tema della parata nazionale di quest’anno, il capo della Repubblica sintetizza il messaggio che ha cercato di trasmettere dentro e fuori la Francia. 

«L’Europa sta diventando una potenza», ha detto lunedì il presidente in occasione del vertice dei volenterosi per l’Ucraina. «Il messaggio che inviamo al mondo è il seguente: sì, la pace è il nostro obiettivo; sì, amiamo la libertà e il diritto; e sì, siamo pronti a combatterle per difenderle sempre, anche a costo del sangue se dovesse servire».

Va letta in questo senso la coalizione anti-missile lanciata proprio da Parigi. Nove paesi, Italia inclusa, si prodigheranno nella protezione dei cieli europei in quella che è forse la prima mossa verso una difesa comune. D’altronde, sottolinea Macron, «pensare che ciascun paese debba accumulare da solo le proprie capacità militari è un’assurdità. Dobbiamo costruire come europei». Ecco perché, scrive la Faz, dopo il fallimento del progetto congiunto sul jet da combattimento Francia e Germania ci stanno riprovando con altri piani in comune, come sui missili a lungo raggio.

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Prova di forza

Sull’Avenue des Champs-Elysées, sotto gli occhi di una trentina di capi di Stato, sfilano 6.700 militari francesi, 315 veicoli, 98 aerei e 31 elicotteri. Mai si era visto un dispiegamento simile per festeggiare la presa della Bastiglia. Ci sono anche 25 soldati ucraini e 500 uomini della coalizione dei volenterosi. «Un simbolo di fratellanza, coraggio e destino condiviso», scrive Macron. Per l’occasione si è presentato su una DS Automobiles n°7 completamente elettrica e nuova di zecca, visto che verrà messa sul mercato entro fine anno.

Quello inviato dalla Francia è un messaggio di forza. Esattamente il 13 luglio scorso, Macron annunciava un ulteriore incremento per la difesa di 6,5 miliardi di dollari per il bilancio del 2027. Il budget arrivava così a 64 miliardi (contro i 32 miliardi di nove anni fa), in netto anticipo sulla tabella di marcia. Parigi pensava di raggiungere quella cifra non prima del 2030, ma nella scorsa strategia nazionale veniva sottolineata la necessità di prepararsi a un conflitto con la Russia entro la fine del decennio. Va da sé che per essere pronti c’è bisogno dell’industria. Per questo Macron ha catechizzato le aziende francesi, spingendole a investire anche senza la certezza di un contratto pur di velocizzare i tempi.

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Muscoli flaccidi

Non tutte hanno ascoltato il consiglio. Molte società rimangono riluttanti a spendere senza la garanzia di futuri acquisti. Per il governo è una mancanza di coraggio. Il rimprovero di Macron è chiaro: troppi pochi ordini, e troppo lenti, mettono a rischio le capacità francesi. Comprese le scorte, finite sotto stress anche a causa della guerra in Medio Oriente. Per vedere esempi di vero riarmo bisogna guardare altrove. I circa 47 miliardi di euro messi sul piatto dalla Polonia per quest’anno hanno un peso maggiore dei 57 miliardi della Francia, visto i paesi paragonati. La Germania dovrebbe stanziare più di 82 miliardi e il prossimo anno dovrebbe sfiorare i 110 miliardi. Pensare che Berlino possa scalzare Parigi e diventare leader europea fa un certo effetto. Per Macron, sarebbe un dramma.

Il suo sogno di rendere la Francia il modello della difesa europea si scontra con la realtà. Con un debito pubblico di 3.500 miliardi, il paese può già alzare bandiera bianca sul mancato raggiungimento della soglia del 3,5% del Pil entro il 2030. La mancanza di fondi impedisce anche il dispiegamento di maggiori testate nucleari, con cui Macron voleva proteggere anche i cieli degli alleati. A fatica invece riuscirà a farlo con quelli francesi. «Il vertice ha chiarito che gli europei stanno investendo sempre di più e intraprendendo sempre più azioni per difendersi», ha affermato uscendo dall’incontro di Ankara con i membri della Nato. Con tanto di rivendicazione: «Personalmente, io lo sostengo da 9 anni», 

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Lorenzo Santucci

Lorenzo Santucci

Lorenzo Santucci

Nato a Roma nel 1995. È laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, scrive di Esteri. Collabora con Huffpost Italia, Formiche.net e Domani.