Una volta scaricate le batterie servono ore e ore per rigenerarle e dunque il mezzo è inutilizzabile.

Al momento sono una ventina scarsa i mezzi elettrici, divisi tra i piccoli ‘Pollicino’ e le vetture più lunghe. della Otokar

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I bus elettrici sono importanti per la flotta di Conerobus, ma renderli operativi per l’intero servizio giornaliero è impossibile. La loro autonomia arriva fino al primo pomeriggio, poi devono essere ricaricati e l’inghippo starebbe proprio sui tempi biblici delle ricariche.
L’amministrazione comunale ha investito sui nuovi autobus da immettere sul Tpl di Ancona, ma ancora non abbastanza. Al momento sono una ventina scarsa i mezzi elettrici in uso nel capoluogo, divisi tra i piccoli ‘Pollicino’ e le vetture più lunghe (10-12 metri) della Otokar; come già accennato ne servirebbero di più per rispondere alle esigenze di servizio, magari da poter utilizzare con maggior frequenza in determinate tratte, vedi ad esempio le linee 93 e 94 per Portonovo, senza dimenticare ovviamente le navette che collegano i parcheggi a monte e la baia.
Oltre a non essere sufficienti per garantire un turn-over delle vetture, i bus elettrici in dotazione alla principale azienda del Trasporto pubblico locale delle Marche hanno un altro problema. Il limite riguarda il sistema di ricarica che ha tempi troppo lunghi e quindi una volta scaricate le batterie servono ore e ore per rigenerarle e consentire ai mezzi di tornare in strada. Morale della favola, il bus che esce al mattino con la ricarica al 100% si trova in allarme nel corso del primo pomeriggio e dopo le 16 è obbligato a tornare in deposito per essere messo sotto carica. Il tempo necessario per ricaricare le batterie è così lungo che quando la vettura potrebbe essere disponibile ormai è sera avanzata e quindi non serve più.
A proposito di autobus nuovi e super tecnologici, anche qui ci sono problemi. In particolare uno di quelli presentati alla stampa da Conerobus alcuni mesi fa. Si tratta di un autobus ‘intelligente’ che, tra le varie dotazioni, possiede un sistema di visione posteriore interna e dunque non è provvisto dei classici specchietti retrovisori, spesso protagonisti di incidenti visto che sporgono. Non riuscendo a sfruttare bene questa risorsa tecnologica, da diverso tempo quel mezzo così tecnologico è fermo ai box in attesa di sviluppi. Proprio sull’innovazione l’azienda del futuro dovrà investire per restare al pari con i sistemi moderni.
Pierfrancesco Curzi
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