L'esito era quasi scontato, ma quando l'Aula della Camera - con 206 voti - nega alla Procura di Roma l'autorizzazione di accedere alle chat dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro scoppia la bagarre. Urla, proteste e accuse incrociate che rimbalzano da un lato all'altro dell'emiciclo di Montecitorio, causando la sospensione della seduta e suggellando un pomeriggio carico di tensioni.
Video Delmastro, negato l'uso delle chat: le proteste di Avs e M5s
Ad innalzare il livello dello scontro, già molto alto, è l'intervento del capogruppo di FdI Galeazzo Bignami che, nelle dichiarazioni di voto, tira in ballo l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, suscitando l'indignazione delle opposizioni. "Per noi fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica - le parole di Biagnami -. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41bis".
Il voto in Aula sul caso Delmastro arriva dopo il braccio di ferro sull'accessibilità negata alle chat inviate dai pm per i componenti della giunta per le autorizzazioni. Il relatore di maggioranza in giunta, Pietro Pittalis (FI), si fa portavoce delle ragioni del no all'acquisizione da parte della Procura. Nessuno "scudo per ostacolare il lavoro della magistratura", spiega, le opposizioni "abbiano la coerenza di proporre una legge di revisione costituzionale" se contestano l'articolo 68 della Costituzione sulle immunità. Vengono citati - per analogia - il caso Open che ha coinvolto Matteo Renzi, ma anche le conversazioni del senatore pentastellato Roberto Scarpinato con l'ex magistrato Gioacchino Natoli. Il centrosinistra non ci sta. "A differenza di Open, in questo caso la Procura di Roma ha seguito un percorso ineccepibile", spiega il renziano Mauro Del Barba.
E' "una barbarie impedire le indagini sulla mafia", punta il dito Elisabetta Piccolotti di Avs mentre i suoi colleghi rossoverdi inscenano una protesta con gli occhi bendati (a significare che gli alleati governo vorrebbero occultare la verità agli italiani). Matteo Richetti critica la posizione della maggioranza, ma al contempo deve smentire le ricostruzioni secondo le quali Azione, non partecipando al voto in giunta del regolamento, ha dato una mano al centrodestra su Delmastro: "Baggianate".
Il clima inizia a scaldarsi dall'intervento di Giuseppe Conte in poi. Il leader del M5s è protagonista di un botta e risposta in Aula con la presidente di turno Anna Ascani: lui segnala la totale assenza di esponenti del governo nei banchi dell'esecutivo, lei gli ricorda che trattandosi di una deliberazione interna alla Camera, "non è previsto che i banchi del governo siano occupati". Il pentastellato va oltre e accusa la maggioranza di aver "macchiato con disonore le istituzioni, lo scudo vi appartiene per mentalità". Parole a cui fa seguito la protesta contemporanea, a Montecitorio e a Palazzo Madama, dei parlamentari del Movimento che sollevano gli smartphone dietro lo slogan #fuorilechat. La leghista Laura Cavandoli cerca di spiegare il no alla livello tecnico: nella richiesta della procura "c'è una grave carenza motivazionale". Ma l'atmosfera ormai è da ring. "Non vogliamo mai più sentire nominare Paolo Borsellino", avverte la segretaria del Pd Elly Schlein chiamando in causa direttamente Giorgia Meloni: "Ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perché sta facendo il contrario?".
Il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami, interviene per ultimo: rispedisce le accuse al mittente e attacca a sua volta: "Fuori le chat sugli appalti delle mascherine", sfida Conte. Poi fa lo stesso con Schlein: cita proprio Borsellino e crea il parallelo con Scalfaro che "liberò 300 mafiosi al 41bis". "Parole indegne", secondo Pd, M5s e Avs che evocano il reato di "vilipendio". "Fatti", lo difendono da FdI. E, nelle stesse ore, il ministro della Giustizia Carlo Nordio propone di trovare una via alternativa per usare le intercettazioni nelle indagini. Dopo due ore dall'inizio della seduta, il voto è a scrutinio segreto (lo chiede a sorpresa l'opposizione) e finisce con 206 a 133 in favore della maggioranza. "Stavolta niente franchi tiratori", commenteranno poco dopo i parlamentari del centrodestra nei capannelli di Montecitorio. Tabulati alla mano, ci sono solo trenta non partecipanti al voto di cui 20 'non giustificati', soprattutto nella Lega.
Video Delmastro, la Camera nega alla Procura l'acquisizione delle chat
I deputati di Avs si bendano gli occhi per protesta in Aula
"Non si possono bendare gli occhi agli italiani". Mentre la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti interveniva così sul caso Delmastro i colleghi di partito si sono bendati gli occhi simbolicamente in Aula. Su richiesta della presidente di turno Anna Ascani poi le bende sono state rimosse.
"La nostra valutazione e il nostro voto non rispondono a una logica politica precostituita". Lo ha detto il deputato Mauro Del Barba di Italia viva in dichiarazione di voto, annunciando il no alla relazione della giunta delle autorizzazioni su Delmastro. La bussola di Italia viva è "la legalità costituzionale e un corretto bilanciamento tra i pareri. A differenza di casi passati, come Open, in cui non venne chiesta la necessaria autorizzazione preventiva alle Camere dalla Procura di Firenze, in questo caso la Procura di Roma ha seguito un percorso ineccepibile", ha sostenuto. Nel caso Delmastro "negare l'autorizzazione significherebbe trasformare l'articolo 68 in un privilegio personale, creando un aurea di opacità", ha aggiunto.
I deputati Avs si bendano gli occhi per protesta in Aula
Schlein: 'Non bisogna far saltare il processo per fatti connessi alla mafia'
"Due pesi e due misure", così "la maggioranza intende la legalità". "E' stato gravissimo aver negato ai membri della giunta per le autorizzazioni di prendere visione dei documenti inviati dalla procura alla Camera". "Nessuno sta chiedendo a quest'Aula di fare un processo, non è il nostro mestiere. Noi stiamo chiedendo solo di far fare ai magistrati il loro mestiere. La domanda dei pm è di acquisire le conversazione i tra soci di quella società", si tratta di "elementi specifici e delimitati". La questione è "non fare saltare un processo per fatti connessi alla mafia". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nell'Aula della Camera.
"Per quale ragione - ha continuato la leader dem - il Parlamento dovrebbe negare questa autorizzazione?". "No" allo "scudo", "se Delmastro ha detto che non ha nulla da nascondere perché nascondete voi? Meloni ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perchè sta facendo il contrario? La trasparenza chiude polemiche e restituisce fiducia ai cittadini". "Il governo si occupi dei problemi degli italiani non dei propri". Invece, "tutte le vostre energie sono per salvare voi stessi".
Vannacci: 'Delmastro divulghi lui spontaneamente le chat'
"Noi siamo contrari ai privilegi della Casta, ma questo é un'aspetto singolare, perché non c'é nessuno procedimento giudiziario in atto. Siamo per la tutela dell'ambito privato di un parlamentare, ma ci auguriamo che Delmastro renda pubbliche le sue conversazioni in modo volontario. Per questo voteremo contro l'autorizzazione all'accesso" Lo afferma il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, durante la conferenza stampa alla Camera dei deputati in cui ha illustrato la posizione del partito su immigrazione e crisi energetica.
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