La compagna di Conte getta la spugna. Senza un compratore l’hotel Plaza avrà un anno di vita

I conti non vanno e ora arriva il momento di coprire le perdite del Covid e soldi non ci sono. L’offerta di Zampolli sembra la sola via di uscita dai guai

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Olivia Paladino, compagna di Giuseppe Conte, sta per gettare la spugna: se non si chiuderà a breve una trattativa con un compratore, il suo Grand Hotel Plaza di Roma rischia seriamente la chiusura. Lo dice senza mezzi termini la manager di famiglia, Roberta Bichel, che firma il bilancio 2025 della Uneal (Unione esercizi alberghi di lusso Srl) che gestisce lo storico hotel di famiglia che nella prima Repubblica fece da casa a uno dei più importanti leader socialisti dell’epoca: Gianni De Michelis.

Il ko dei conti paventato dalla manager di famiglia

La sentenza della manager della famiglia Paladino è scritta al termine della relazione sulla gestione del bilancio 2025: «In merito al presupposto della continuità aziendale il sottoscritto amministratore ha maturato la significativa incertezza sulla capacità della società di continuare la propria operatività in un prevedibile arco di tempo futuro». Secondo la Bichel infatti anche il 2026 indica «il persistere di importanti difficoltà stanti i valori negativi di tutti gli indicatori di margine del conto economico e indici di produttività visti nel relativo paragrafo. In assenza di una inversione di tendenza la società va incontro a necessità importanti di ricapitalizzazione e riorganizzazione interna».

I nodi delle perdite sospese nel 2021 e 2022

Lo scetticismo della manager che solo nell’ultimo trimestre 2025 ha preso le redini della società fin lì amministrata da Cesare Paladino, suocero del leader M5s, sembra apparentemente in contrasto con il risultato di bilancio del 2025. Dopo quasi 6 anni di perdite infatti la Uneal ha chiuso i conti con un utile consistente di 8,888 milioni. Grazie a quel risultato ha potuto compensare la perdita 2020 che era stata rinviata a nuovo grazie a uno dei decreti Covid firmati proprio da Conte quell’anno (e che valevano naturalmente per tutte le società italiane). Quel rosso però andava coperto dopo l’approvazione del bilancio 2025, e l’utile ha permesso finalmente di farlo. Restano però le perdite 2021 e quelle 2022 che dovranno essere coperte l’anno prossimo e quello successivo. Condizione che impone che il Plaza guadagni davvero tanto sia quest’anno che il prossimo, oppure che i proprietari (Olivia Paladino e la sorella Cristiana fra cui il fondatore Cesare ha diviso l’impero) mettano mano al portafoglio per un aumento di capitale.

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I conti 2025 reali e quel macigno di 33,5 milioni di debiti col fisco

Il Plaza però non ha davanti a sé prospettive rosee e le sorelle Paladino non hanno risorse per ricapitalizzare la società. L’utile 2025 di 8,888 milioni di euro infatti viene tutto da plusvalenza su operazioni straordinarie non ripetibili. La semplice gestione dell’albergo nonostante i 10,4 milioni di ricavi tipici resta invece ancora negativa come spiega la stessa amministratrice della società. Ad avere cambiato il risultato sono state invece- spiega la Bichel – «componenti positive straordinarie di euro 5,764 milioni su cessione di opere d’arte e di euro 1,38 milioni per plusvalenze su cessione di marchi». La società che gestisce il Plaza, come quasi tutte quelle della famiglia Paladino, ha una situazione molto complicata con l’Agenzia delle Entrate per le numerose cartelle esattoriali emesse in questi anni. I debiti tributari non assistiti da garanzie reali ammontano a fine 2025 alla cifra non indifferente di 33,577 milioni di euro.

Le trattative per la vendita del Plaza a Zampolli e tutti i guai

Nei giorni scorsi Giacomo Amadori su Libero ha svelato le trattative per la vendita del Plaza all’inviato speciale di Donald Trump Paolo Zampolli o a un cliente per cui lui farebbe da intermediario. La cifra richiesta però, 325 milioni di euro, viene ritenuta da Zampolli troppo elevata e probabilmente il prezzo offerto potrebbe anche scendere ulteriormente scendere dopo una due diligence sulle società della famiglia Paladino, e la verifica del contenzioso complessivo con il fisco. La gestione del Plaza infatti è affidata alla Uneal, mentre le mura (quelle che valgono davvero) sono di proprietà di un’altra società, la immobiliare Roma Splendido. In cima all’impero Paladino c’è invece una società da tempo in liquidazione, la Agricola monastero Santo Stefano Vecchio, controllata pariteticamente dalla compagna di Conte e da sua sorella. Di questa società il bilancio 2025 non è ancora stato depositato, ma le cifre principali sono riportate nei conti della Uneal. La capogruppo l’anno scorso ha perso 3,984 milioni di euro, ha debiti per 25,296 milioni di euro e un patrimonio netto negativo da 16,068 milioni di euro che farebbe presagire una liquidazione giudiziale. Ma quasi tutte le società dell’impero Paladino sono in perdita più o meno grave. Perfino la Sorelle Fontana Alta moda Srl, acquisita dal famoso atelier romano che spopolava negli anni Cinquanta ha archiviato l’ennesimo bilancio in perdita per 145 mila euro. E anche qui i nodi sono arrivati al pettine: le perdite rinviate a nuovo negli anni ammontano a 4,877 milioni di euro e il patrimonio netto escluse le perdite in sospensione per leggi straordinarie (anche queste firmate Conte) è comunque negativo per 338 mila euro.