Staff pronto per le cure post-intervento. Il chirurgo che ha operato il Pontefice: “Non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto”

Il Papa esce dal Policlinico (Ansa/Massimo Percossi)
Città del Vaticano, 17 ottobre 2026 – “Non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto”. Il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che martedì ha operato Prevost al polmone destro, considera possibile la trasferta pontificia in America Latina, prevista dal 6 al 17 novembre. Parole al miele per il Pontefice, impaziente di recarsi in Uruguay, Argentina e soprattutto Perù dove è stato missionario e vescovo.

Il Professor Stefano Margaritora (Ansa)
Le tempistiche per la ripresa post-intervento
Adesso ci vorranno dieci giorni per il ritorno alla piena operatività di Leone XIV. In Vaticano sono pronti a fornirgli tutto il supporto necessario. A guidare il team sanitario c’è il suo medico curante, Luigi Carbone. I cronisti ieri l’hanno visto lasciare il policlinico sulla stessa auto di Prevost dopo averlo dimesso, di concerto con Margaritora. Altra figura chiave è quella di Massimiliano Strappetti. Infermiere, cresciuto nella Rianimazione del Gemelli, è approdato in Vaticano servendo Giovanni Paolo II, Benedetto XV e Bergoglio che per lui nutriva un grande affetto (“Di te mi fido: mi sono informato, ho saputo che fai del bene a chiunque, non ti sei montato la testa”).
La Direzione Sanità e Igiene della Santa Sede dispone di una guardia medica e di un piccolo pronto soccorso. In teoria entro le mura leonine il Pontefice può essere sottoposto a quasi ogni trattamento. Si pensi all’intervento alla prostata praticato a Paolo VI nel 1967 in anestesia generale negli appartamenti pontifici. Quanto a Prevost, proseguirà la fisioterapia, ma al momento non sono necessari particolari presidi medici da allestire nel Palazzo apostolico. Fondamentale per capire il decorso oncologico sarà l’esito dell’esame istologico sul lobo inferiore del polmone destro, asportato durante l’intervento. Lo si attende a breve. “I medici non ci hanno citato i risultati dell’istologico definitivo”, assicura il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni. Quanto a chemio e radioterapia? “Non hanno mai parlato di terapie simili”.

Papa Leone in Piazza San Pietro (Ansa)
Il decorso oncologico
Circoscritto, in una fase iniziale e localizzato: così Prevost ha definito la lesione polmonare prima dell’operazione. Il tutto fa ben sperare. “Sono grato che abbia già potuto lasciare l’ospedale, ma devo confessare di essere anche un po’ preoccupato – confida il cardinale Pablo David, relatore al recente summit vaticano sulla famiglia –. Il Santo Padre è un essere umano, non Superman. Forse ciò di cui ha più bisogno in questo momento è qualche giorno di tranquillità”.
Stando alle linee guida sanitarie, se lo stadio tumorale è 1 (linfonodi negativi e senza metastasi), al Papa basterà sottoporsi a controlli periodici. In caso di stadio 2/3 servirà una chemioterapia adiuvante che può essere somministrata in Vaticano. Solo in uno scenario di stadio 4 (metastasi ad altri organi) potrebbe tornare utile il Gemelli. Ma nessuno si aspetta (né spera) una situazione simile.
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