La corsa allo spazio e l’incognita dei rifiuti

L’esperimento dell’Agenzia Spaziale Europea e di un’azienda danese, la filiera italiana e la prospettiva di uno "spazio a zero detriti" che non è uno slogan ambientalista ma condizione industriale per la continuità dei servizi e la credibilità degli investimenti

La corsa allo spazio è ormai un fenomeno consolidato ma tra le maggiori incognite che pesano sulla Space Economy in crescita è la prevenzione dei rifiuti spaziali

La corsa allo spazio è ormai un fenomeno consolidato ma tra le maggiori incognite che pesano sulla Space Economy in crescita è la prevenzione dei rifiuti spaziali

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MILANO, 20 OTTOBRE 2026 – C'è un paradosso nella nuova corsa allo spazio: mentre satelliti e costellazioni diventano indispensabili per comunicazioni, navigazione e osservazione della Terra, le orbite che li ospitano si fanno sempre più affollate. Il rischio è che l'infrastruttura più avanzata della nostra economia finisca per essere minacciata dai suoi stessi scarti. E che a frenare la Space Economy non sia la mancanza di nuove tecnologie, ma l'incapacità di gestire quelle già lanciate.

L’esperimento europeo 

Una notizia arrivata dall'Europa nei primi giorni di ottobre offre uno spunto significativo. Il 1° ottobre sorso l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha portato in orbita GOMX-5, un piccolo satellite sperimentale realizzato con l'azienda danese GomSpace. Tra gli obiettivi della missione c'è la verifica di un sistema di propulsione elettrica e di procedure automatizzate che consentano al satellite di essere pronto, in tempi molto rapidi, a effettuare manovre per evitare possibili collisioni.

Non si tratta, dunque, di raccogliere detriti già esistenti, ma di sperimentare come prevenirne di nuovi. È proprio questo il punto. La sostenibilità dello spazio non può essere affidata soltanto a norme e dichiarazioni di principio. Servono ricerca, investimenti, tecnologie verificabili, sistemi di controllo e satelliti progettati fin dall'inizio per operare in sicurezza e concludere responsabilmente la propria missione. La prospettiva di uno "spazio a zero detriti" non è uno slogan ambientalista: è una condizione industriale per la continuità dei servizi e la credibilità degli investimenti.

Il possibile ruolo dell’Italia 

L'Italia può contribuire a questa sfida attraverso le competenze della sua filiera scientifica e tecnologica. Il CIRA, che ha aderito alla Zero Debris Charter promossa dall'ESA, ne è un esempio: le sue attività sui sistemi spaziali, sulla propulsione e sulle tecnologie sperimentali indicano quanto il tema della sostenibilità debba entrare nel cuore della ricerca, non restare ai margini del dibattito. Non a caso, al recente BEX di Rimini, il Centro ha richiamato, attraverso il suo presidente Tommaso Edoardo Frosini, il rapporto inscindibile fra sicurezza delle orbite, regole condivise e innovazione. Per decenni il progresso spaziale è stato misurato soprattutto dalla capacità di raggiungere l'orbita. D'ora in avanti dovremo misurarlo anche dalla capacità di lasciarla utilizzabile a chi verrà dopo. Perché conquistare lo spazio è una grande impresa; imparare a non consumarlo è forse la sfida più matura.

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