Non una passerella ma un premio. Fondazione Sozzani conferma un impegno costante verso le nuove generazioni ospitando la prima edizione del Sozzani Award, intitolata per il 2026 Women: Design & Craft. A riceverlo, negli spazi di via Bovisasca 87, a Milano, è stata Timisola Shasanya, designer britannico-nigeriana, destinataria della Veuve Clicquot Design & Craft Scholarship for Women, una borsa di studio da 15mila euro.
Il nuovo premio si propone di sostenere percorsi creativi che tengano insieme indipendenza, rigore e responsabilità, e ruoterà ogni anno su una delle tre discipline care alla Fondazione: fotografia, moda e design & craft. La partecipazione è gratuita e aperta ai giovani creativi di tutto il mondo.
Per il debutto la scelta è caduta sulle donne e sul loro ruolo nel definire nuovi linguaggi culturali. Una formula che la Fondazione riassume in un vero manifesto: la creatività è un atto di responsabilità, una scelta. Il lancio è arrivato in un settembre particolarmente denso per l’istituzione milanese, che ha contestualmente annunciato l’adesione alla Global Education Coalition, la piattaforma di partenariato promossa dall’UNESCO.

La vincitrice e le finaliste
Laureata alla Central Saint Martins e oggi studentessa all’Institut Français de la Mode di Parigi, Shasanya lavora tra moda, tessuti e oggetti, esplorando l’incontro tra sartoria maschile, artigianato nigeriano e il tema della migrazione. Tessitura e tintura tradizionali convivono nel suo lavoro con il taglio laser e il ricamo digitale, in una ricerca sul legame tra identità culturale e innovazione.

Alle due finaliste, la canadese Marie-Ève Lecavalier e la giapponese Mai Suzki, la Fondazione offrirà l’opportunità di esporre nei propri spazi nel corso del 2026/2027. Lecavalier, di base a Parigi, costruisce opere scultoree in pelle e tessuto indagando il rapporto tra corpo, materia e struttura, e reintroduce gli scarti in nuovi materiali mettendo in discussione le nozioni di valore e lusso.
Suzki, che vive a Londra, parte dalla tecnica kumiko, la tradizionale lavorazione giapponese del legno, e la ibrida con la modellazione 3D e lo studio dell’anatomia: ne nascono sculture per il corpo, installazioni e performance ispirate all’ideale estetico dell’iki (ideale di raffinatezza understated, sobria, spontanea e consapevole, lontana da ogni ostentazione).
A selezionarle, una giuria composta da Galib Gassanoff, Veronica Leoni, Fabrice Paineau, Kris Ruhs, Olivier Saillard, Carla Sozzani e Sara Sozzani Maino, chiamata a valutare qualità artistica, ricerca, impatto sociale e capacità di generare nuove narrazioni.

Una settimana di moda, tra Tazzoli e Bovisasca
Il premio è stato solo l’ultimo capitolo di una settimana che ha visto la Fondazione attiva su entrambe le sedi milanesi. Ad aprire la fashion week in via Tazzoli 3, è stata la seconda edizione di FASHIONPhilippines Milan, programma di mentorship ed esposizione realizzato con CITEM, il Philippine Textile Research Institute, il Consolato Generale delle Filippine a Milano, la Philippine Fashion Coalition e LIT Fashion Consultancy.

Dal 22 al 24 settembre sono state presentate le collezioni di Adam Pereyra, Bagasáo, Calli, Ched Studio, Idyllic Summers, Iñigo, Jun Escario, Orias, Palengke, Renz Reyes, Viña Romero e Ziv Rei Alexi. Protagoniste anche le fibre: i designer hanno lavorato con materiali come piña (fibra di ananas), abacà, bambù, banano e giacinto d’acqua, sotto il tema Reimagined Philippine Textiles, che mette in dialogo scienza, artigianato tradizionale e design contemporaneo.

Rispetto al debutto, l’edizione 2026 ha un taglio più commerciale: l’obiettivo dichiarato è fare della moda filippina un’industria competitiva a livello globale entro il 2035. I brand hanno seguito sessioni intensive di brand development con un panel di otto professionisti internazionali, guidato da Sara Sozzani Maino.
Da venerdì 25 il baricentro si è spostato in Bovisasca. Qui lo spagnolo Leandro Cano ha portato Un Chien Andalou, collezione couture già presentata nella sede parigina della Fondazione lo scorso 7 luglio: un’eredità andalusa invisibile, ricostruita con raso, cotone, crêpe di lana, pizzo, capelli naturali, ricamo a mano e tessuti spagnoli antichi. Accanto a lui, il francese Tidjane Tall con Resonance in the Room, una riflessione su identità, blackness ed eleganza dedicata al nonno Baïdy Tall, che negli anni Settanta fondò in Costa d’Avorio La Boule Noire, il cabaret più esclusivo dell’Africa occidentale.

Ha completato il programma Worldrobe di Vien, la collezione permanente di Vincenzo Palazzo, un guardaroba continuo che scavalca il calendario delle stagioni ispirandosi ai maestri della sartoria tradizionale. Sullo sfondo, un progetto che dà profondità a tutto il resto: La memoria della moda, il percorso permanente dedicato agli archivi della Fondazione.

Iniziata nel 1968, la collezione di Carla Sozzani conta oggi circa 9mila tra abiti e accessori dei grandi nomi del Novecento e del nuovo millennio, con nuclei importanti dedicati ad Azzedine Alaïa, Comme des Garçons e Martin Margiela. Memoria e nuove generazioni: un tema che attraversa la missione della Fondazione, lo stesso passaggio di testimone che il Sozzani Award ha scelto come manifesto.