Duecento chilometri di confine condiviso con la Russia sopra il Circolo Polare Artico non fanno dormire sonni tranquilli al governo norvegese. E con la guerra in Ucraina che non accenna a frenare, tutt’altro, Oslo ha deciso di aumentare da 100 a 270 i milioni di dollari l’ordinativo agli Stati Uniti per comprare proiettili di artiglieria da 155 millimetri.
Ufficialmente, nei primi giorni di agosto il Dipartimento di Stato Usa ha approvato potenzialmente la vendita del munizionamento M795, adatto agli obici. L’ultima parola spetterà al Congresso. Assieme ai proiettili, la Norvegia ha sollecitato una serie di supporti tecnici e logistici rispetto all’ordine precedente. Con questa richiesta, l’esercito norvegese si mette in linea con le truppe della Nato per quel che riguarda le munizioni di artiglieria utilizzate dalle truppe americane sin dal 1988 e considerate ancora oggi efficaci sul campo di battaglia di una guerra convenzionale: ogni proiettile pesa poco meno di 45 chili ed è in grado di essere indirizzato verso obiettivi a 22-23 chilometri di distanza.
Il Dipartimento di Stato Usa ha ricordato nel suo assenso alla vendita la posizione geografica della Norvegia e il confine con la Russia nella regione del Finnmark. Sebbene rispetto ai Paesi Baltici la Norvegia sia considerata meno esposta a un pericolo proveniente dalla Russia, già il fatto di avere un confine di 200 chilometri da osservare la mette in prima linea tra le nazioni del Patto Atlantico rispetto alle possibili azioni del Cremlino. La richiesta della Norvegia è stata analizzata anche dal punto di vista delle scorte interne: secondo il Dipartimento, l’ordine non comprometterebbe la capacità dell’artiglieria americana. C’è da ricordare che la Norvegia si muove anche su un piano semi-autonomo, avendo firmato con l’Ucraina la scorsa primavera un accordo per una produzione di proiettili da 155 mm: un impegno dal costo di 1,5 miliardi di dollari.
Che il suo Paese abbia bisogno di tenere gli occhi ben aperti lo ha detto lo scorso febbraio il generale Eirik Kristoffersen, ipotizzando che la Russia potrebbe creare una zona di controllo all’interno di territorio norvegese per proteggere le sue strutture di armamenti nucleari che si trovano nell’estremo nord. Kristoffersen, se da un lato ha ribadito che la Norvegia rischia meno di Paesi che una volta facevano parte dell’Unione Sovietica, dall’altro ha ricordato che una buona fetta dell’arsenale nucleare russo si trova nella penisola di Kola, a breve distanza dal confine norvegese: si parla di missili, sommergibili e aerei capaci di portare armi di distruzione di massa. In un’intervista al britannico Guardian il generale ha dichiarato: “Non escludiamo questa possibilità perché per la Russia rimarrebbe un’opzione per garantire la protezione delle proprie capacità nucleari. È questo lo scenario che prevediamo per l’estremo Nord”. Di recente il ministro della Difesa Tory Sandvik ha espresso preoccupazioni per le mire del Cremlino sul Canale dell’Orsa Maggiore, un tratto di mare tra l’Isola degli Orsi (arcipelago delle Svalbard) e Capo Nord.