La nuova Serie A: più gol segnati, nessuno 0-0. Ma il Var non esiste più. L'analisi e i numeri

La nuova Serie A: più gol segnati, nessuno 0-0. Ma il Var non esiste più. L'analisi e i numeri

di ​Giuseppe ANDRIANI

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giovedì 10 settembre 2026, 10:31 - Ultimo aggiornamento: 14:26

Si gioca di più, si segna di più, ma è sparito il Var. E non è tutto oro quel che luccica. La nuova Serie A è più divertente, anche esteticamente più gradevole. Non ci si annoia: più giocate, rimonte da urlo (basti pensare a quella dell'Inter contro il Napoli), la rivincita degli attaccanti come Malen, il "ritorno" dei giochisti, con Gasperini e Fabregas ai piani altissimi. Tutto più bello ma la A si è persa il Var per strada. E tornano le polemiche. In Cagliari-Lecce di lunedì manca un rigore solare ai salentini: N'Dri viene sgambettato da Gagliardini in area di rigore, al 3' di recupero, e l'arbitro Sacchi non vede. Anche qui: Var silente, nemmeno una chiamata al monitor. Del resto nelle prime tre giornate di Serie A nessun direttore di gara è stato chiamato a rivedere qualcosa. Saranno gli effetti del nuovo corso Orsato, designatore della A da luglio. E delle linee guida date agli arbitri: meno Var, più gioco. Il rischio, però, è che si torni a una discrezionalità che farebbe esplodere nuovamente le polemiche. E l'episodio di Cagliari-Lecce è sintomatico di un uso errato della tecnologia: c'era un errore in campo, al 93', perché non chiamare Sacchi a rivedere? Nello scorso campionato in media in una partita su tre l'arbitro finiva al Var per riguardare qualcosa.

Il gioco, però, è più bello. Attenzione: il tempo effettivo è cresciuto, si perde meno tempo. Ma non è "merito" delle minori chiamate al Var, che comunque garantivano spesso recuperi ben più corposi. Si gioca di più perché le indicazioni dell'Aia, e prima ancora dell'Ifab durante i Mondiali, vanno in questa direzione: l'arbitro conta i secondi che impiega un portiere per rimettere il pallone in campo e se eccede, punisce l'infrazione. I cambi sono veloci perché se il subentrante non lo fa entro 10 secondi, deve aspettare che la palla esca di nuovo, lasciando per un'azione la squadra in 10. In media in queste prime tre giornate si è giocato per 57 minuti e 33 secondi a partita, l'anno scorso ci si fermava a 54 minuti. La A è diventata più divertente: l'anno scorso 24 partite erano finite per 0-0, tre dopo le prime tre giornate. In questo campionato neppure una. Ma il prezzo da pagare per una A finalmente più divertente non può essere l'uso della tecnologia, solo perché si rischiava di finire nell'abuso del monitor. Sarebbe un peccato mortale.
 

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